Eutanasia o accanimento terapeutico?

Corato - venerdì 02 giugno 2006
Eutanasia o accanimento terapeutico?
Eutanasia o accanimento terapeutico? © n.c.
Sarebbe bello poter non parlare di questo tema se Madre Natura fosse così tanto clemente da lasciare che ognuno di noi e di loro si abbandoni all’eternità durante il sonno... ma di certo non è così per tutti.

A me non è toccata la grande decisione e ringrazio la vita per avermi risparmiata. Ma se avessi dovuto scegliere tra la vita (o meglio la non più vita) e la morte per il mio cane?

Queste mie riflessioni le dedico a due amiche, Daniela ed Ars, che adesso non c’è più.

Ars ha vissuto sedici anni con chi l’amava davvero e che l’ha accompagnata durante tutto il suo percorso di vita. Ars era un incrocio di taglia grande per cui le prospettive di vita non vanno molto altre i tredici anni ma lei ha superato bene questa età.

Quando l’ho conosciuta camminava lentamente ma in compenso la sua coda scodinzolava veloce e a tratti intimidiva il suo sguardo serio e la sua aria distaccata.

Negli ultimi tempi le sue condizioni di salute peggioravano di giorno in giorno (masse tumorali, blocco articolazioni, incontinenza, mancanza di equilibrio) e si accavallavano diversi acciacchi fino al punto da non essere più autosufficiente. Nel suo caso nessun intervento farmaceutico o chirurgico sarebbe potuto essere risolutivo ed anzi era sconsigliato.

Sono trascorsi almeno due mesi tra bassi e... bassissimi. Ars soffriva e coloro che l’amavano continuavamo a starle vicino ed a darle tutto ciò che potevano: affetto, amore, coccole, pulizia, cure mediche, accertamenti... l’unica cosa che non potevano era farla guarire o almeno non farla soffrire.

Sono state insieme fino all’ultimo respiro di Ars assistito e deciso dal medico veterinario.

Io sono per la vita e per la lotta per la vita e credo che bisogna sempre cercare i risvolti positivi anche nelle situazioni brutte e difficili, che vanno affrontate e vissute fino in fondo perché alla base ci deve essere una forte e giusta motivazione.

Non serve però percorrere un labirinto di sofferenze sapendo già nel momento in cui lo intraprendiamo che porterà soltanto altra sofferenza. Le lotte si intraprendono quando si crede di poter vincere e non quando non c’è speranza di vittoria altrimenti sono come degli eroici suicidi: l’accanimento terapeutico mi da proprio di questo di un inutile perpetuarsi della sofferenza a danno di chi la prova sulla sua pelle ma voluta dagli altri che si rivestono della facoltà di decidere.

Solo nei casi in cui non sono più autosufficienti, non danno risposte positive ai trattamenti farmacologici, non si può intervenire chirurgicamente, non hanno prospettive di vita e stanno soffrendo penso che per i nostri animali l’ultimo gesto d’amore possa essere l’eutanasia assistita.