Progresso compatibile e sostenibile: il Comune può intervenire

Lo Stato si muove. E le Regioni? E i Comuni?

Giuseppe Quercia e Benny Piarulli Libertà è partecipazione
Corato - venerdì 11 gennaio 2008
Progresso compatibile e sostenibile: il Comune può intervenire
Progresso compatibile e sostenibile: il Comune può intervenire © n.c.

E’ il primo di una serie di interventi di questa rubrica che tratterà di come l’azione dei cittadini debba essere in sintonia con l’ambiente e la cultura del luogo. E, sempre in questo ambito, come si inserisce il lavoro delle Istituzioni.

Le sempre più frequenti notizie sull’aumento del prezzo del petrolio e dell’energia, le immagini della crisi di Napoli per via dei rifiuti, i danni dovuti a dissesti idrogeologici hanno almeno un comune denominatore: il comportamento e l’azione dell’uomo non compatibili con l’ambiente.

L’uso indiscriminato di energia per comportamenti spesso errati o comunque non necessari, l’abitudine a “disfarsi velocemente” dei rifiuti dei nostri consumi, il voler costruire a tutti i costi una villetta lì dove sappiamo passare “la piena dell’acqua” quando piove, sono degli esempi banali ma rappresentativi dei nostri comportamenti non compatibili e non sostenibili. Non compatibili con l’ambiente che ci circonda, non sostenibili dalle future generazioni.

Iniziamo col parlare dell’energia.

Per mantenere il nostro regime di benessere o per migliorarlo ulteriormente non possiamo prescindere da un uso massiccio di elettricità e carburanti.

Alcuni giornalisti di Repubblica hanno fatto un esperimento: provare a vivere una settimana rispettando delle ferree regole di risparmio energetico: si son ritrovati a fare i conti con una sensazione di freddo, di sporco e di impossibilità di lavorare.

Abbiamo parlato di “sensazione” in quanto il benessere è tale ed è fortemente relativo alle abitudini di ognuno, al proprio ceto, ecc. Probabilmente la condizione in cui si sono trovati i giornalisti sarebbe risultata molto confortevole ad abitanti di qualche decennio fa. Acqua bollente inesistente, ma solo tiepida e razionata nel tempo, luce bassa, bicicletta anche in caso di intemperie e per tragitti anche lunghi.

I parametri che dovevano rispettare erano effettivamente rigidi, difficilmente proponibili ad una società moderna delle nostre latitudini. Ma il cittadino cosciente della difficoltà del momento ed il politico responsabile non possono prescindere dal cercare di inculcare un uso più razionale e meno sprecone dell’energia.

Ed effettivamente le istituzioni, chi più chi meno e sotto svariate forme di intervento, si sono mosse. Il Conto Energia, partito all’inizio in sordina, conta ora migliaia e migliaia di richieste: tantissimi cittadini ed imprenditori hanno trovato vantaggiosa la possibilità di produrre energia posizionando sul proprio tetto dei pannelli fotovoltaici, venderla al gestore e ricavare uno sconto sulla propria bolletta.

Dopo un periodo di circa nove anni si inizia addirittura a guadagnare in quanto si è ammortizzato il costo dell’impianto. Il Conto Energia è uno dei primi esempi di spinta legislativa alla produzione di energia compatibile e sostenibile. Tutti gli interventi istituzionali degli scorsi decenni miravano invece –giustamente comunque – al risparmio ed all’uso oculato.

Altro caso lampante è l’incentivo per la rottamazione e all’acquisto di auto che inquinino meno e sfruttino al meglio i carburanti o fonti alternative di energia; oppure le agevolazioni fiscali – presenti nella Finanziaria 2008 – per le aziende che sostituiscono i vecchi impianti con nuovi più parsimoniosi, per chi ristruttura gli edifici usando materiali coibentanti e climatizzatori o caldaie a risparmio energetico, ecc.

Insomma, lo Stato si muove. E le Regioni? E i Comuni?

La Regione Puglia è tra le più attive nel campo della produzione di energie alternative, con un picco nell’eolico ed un trend positivo nel solare. Inoltre siamo una delle regioni che hanno dato la disponibilità per l’impianto pilota progettato dal Premio Nobel per la Fisica, Rubbia.

A dire il vero ci saremmo aspettati un’azione più incisiva dal nostro Comune in appoggio a talune direttive che arrivano dagli enti istituzionali più alti: oltre ad essre una delle città più popolose e con un mercato edilizio sempre in fermento, siamo tra quelle che usano più energia per produzione industriale.

Ebbene pensiamo che il Comune avrebbe fatto cosa gradita ai cittadini e dato un ottimo esempio se avesse fatto installare impianti ad energia alternativa sulle strutture ad uso pubblico di recente costruzione (o affitto o destinazione d’uso),o sulle scuole.

Un passo in più sarebbe stata l’approvazione di incentivi o tagli alle tasse comunali in caso di installazione da parte di privati di impianti di produzione di energia alternativa. Passo ancora più auspicabile (ma su questo punto alcuni consiglieri comunali di centrodestra hanno già motivato il loro parere contrario) sarebbe stata l’imposizione, per le nuove lottizzazioni approvate, di usare fonti energetiche rinnovabili almeno per l’energia ad uso condominiale.

La nostra speranza e quindi la nostra proposta è quella di andare verso questa direzione.