Piano strategico e identità locale

Capiamo cos'è, a cosa serve e come può rilanciare il nostro territorio.

Giuseppe Quercia e Benny Piarulli Libertà è partecipazione
Corato - venerdì 16 novembre 2007
Piano strategico e identità locale
Piano strategico e identità locale © n.c.

Abbiamo appreso da questa testata che lo scorso 29 ottobre il comune di Corato ha aderito al Piano Strategico “Metropoli Terra di Bari” promosso dalla Città e dalla Provincia di Bari col marchio “BA2015”.

Ma cos’è un Piano Strategico, a cosa serve?

Il Piano Strategico è innanzitutto uno strumento di governo del territorio innovativo, che mette insieme attori e politiche, seleziona obiettivi, avvia processi concertati di trasformazione territoriale e mobilita investitori economici.

La stessa Unione Europea ha dichiarato la sua disponibilità futura a sostenere finanziariamente soltanto quelle città che siano state capaci di dotarsi di un Piano Strategico.

Ma, soprattutto, il Piano individua una visione futura e condivisa di sviluppo della città, una visione di lungo periodo e di area vasta, capace di esprimere un’identità locale forte che possa essere esportata in un quadro di competitività globale.

Curzio Maltese nel capitolo dedicato a Bari del suo ultimo libro “I Signori delle Città”, prolude raccontando una città che prima di Carofiglio non si vendeva neanche a livello letterario, di cui si conoscevano nel resto d’Italia: “il mostro di Punta Perotti, la "saracinesca sul lungomare", il rogo del Petruzzelli, lo sbarco dei ventimila albanesi del Vlora, gli scippi e gli spari a Bari vecchia”.

Una Città (qui potremmo estendere e dire una Terra) di cui l’autore descrive i rilevanti cambiamenti intervenuti nel frattempo, ma che ancora rimane per tanti versi incompiuta e che perciò più di altre ha bisogno di costruire un’identità locale condivisa. Ed è proprio rispetto a questa visione condivisa dello sviluppo futuro, allargata all’intera area metropolitana, che il Piano dovrebbe individuare strategie e azioni in modo integrato e multidisciplinare.

Nell’esperienza dei Piani, infatti, ogni linea strategica ha ricadute trasversali che riguardano vari settori di intervento. Torino, ormai esempio di scuola in Italia sul tema, è riuscita a rilanciarsi come città della cultura, del turismo, del commercio e dello sport anche attraverso l’organizzazione di una serie di eventi rientranti nel Piano Strategico che hanno avuto una grande eco su scala internazionale e ricadute notevoli su scala territoriale (ad es. le olimpiadi invernali dello scorso anno).

Sotto il profilo del metodo il Piano costruisce reti e patti tra tutti coloro (soggetti pubblici e privati, associazioni, imprese ecc.) che hanno delle responsabilità nel territorio e promuove alleanze tra città secondo un modello che gli studiosi hanno definito “reticolare”.

Tale metodo ha il grande vantaggio di indurre, attraverso la raccolta delle istanze dal basso (approccio c.d. bottom up), a rapporti di tipo cooperativo e competitivo che viceversa, seguendo l’approccio dall’alto (top down) tipico degli ormai superati strumenti di programmazione tradizionali, sarebbe più difficile ottenere. In questo senso si può dire che il Piano.Strategico è il luogo dove si negoziano le diverse idee di sviluppo di cui i singoli attori sociali ed economici sono portatori, per giungere ad una sintesi condivisa; affrontando e anticipando quell’inevitabile conflitto tra le visioni che potrebbe scoppiare successivamente, compromettendo la fase di realizzazione.

La forza vincolante del Piano, infatti, non è prevista dalla legge (in quanto da esso non discendono obblighi giuridici) e la stessa sua realizzazione dipende dalla solidità dei rapporti che si creano tra gli attori territoriali coinvolti. Per questo motivo un Piano Strategico, dopo essere stato concertato, viene firmato congiuntamente da chi lo condivide in un patto che impegna pubblicamente coloro che lo sottoscrivono all’adempimento degli obblighi che da esso derivano e in cui si riconoscono .

La natura informale e il metodo partecipato, infatti, sono elementi ricorrenti che rendono il Piano uno strumento funzionale e coerente con l’evoluzione che l’intero sistema ha conosciuto in questi ultimi tre lustri: dalle politiche di intervento pubblico (si pensi agli strumenti della programmazione negoziata,), alle riforme istituzionali (il decentramento, l’elezione diretta del sindaco, gli istituti di partecipazione etc.), ai nuovi strumenti urbanistici (PUG, DRAG) con i quali fatalmente il Piano si troverà a dover interagire.

Dopo questo primo intervento, che voleva solo essere esplicativo, torneremo ad occuparci del Piano Strategico “BA2015” cercando di approfondire, nel corso della sua definizione, gli aspetti che maggiormente coinvolgono Corato nell’ambito dello sviluppo di un’area metropolitana così vasta ed articolata.

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