L’acqua è un diritto, non una merce

L’Amministrazione di Corato aderisca all’appello

Giuseppe Quercia e Benny Piarulli Libertà è partecipazione
Corato - venerdì 11 maggio 2007
L’acqua è un diritto, non una merce
L’acqua è un diritto, non una merce © n.c.

Si sa, quando i diritti sono affermati da tempo non ci si fa più caso e non si pensa ai sacrifici fatti per ottenerli. Stesso discorso si può fare per le risorse naturali: se sono disponibili non le si nota nemmeno.

Crisi energetica, 1973: circolava voce che il petrolio stesse finendo. Ci fu una bellissima corsa al risparmio. Finita l’emergenza, tutti di nuovo a sprecare energia e benzina. Oggi, per via dell’inquinamento e dell’effetto serra, stiamo ritrovando la forza di “pensare ecosostenibile”.

I tempi sono ciclici, sostengono alcuni, e gli eventi si ripresentano, più o meno drammatici.

Crisi dell’acqua: viviamo in una regione e in una città che ha vissuto e vive tutt’ora una carenza idrica spaventosa, anche se non ce ne rendiamo conto. Ma chi ha la fortuna di parlare con i nonni potrà ascoltare di tempi in cui l’acqua veniva distribuita col contagocce e costava cara.

Non che oggi la si paghi a basso prezzo, ma certamente quando apriamo il rubinetto per lavare la macchina non ci facciamo molti scrupoli. La nostra salvezza è stata l’Acquedotto Pugliese, maestosa opera di livello europeo grazie alla quale nella nostra regione, priva di risorse idriche naturali, arriva acqua dalla Basilicata e dalla Campania. Ma basta una rottura o una stagione di secca per mettere tutti in allarme.

Oppure basterebbe che qualcuno mettesse le mani sull’acqua.

In prossimità di fiumi sono sorte le più grandi civiltà e città del mondo, per l’acqua scoppiano le più spaventose guerre, vicino all’acqua nascono le più grandi industrie, per l’acqua la Regione Puglia ha dovuto fare un duro lavoro di mediazione politica con la Basilicata ed il Molise.

La Lombardia, storicamente innaffiata da piogge ed attraversata da decine di corsi d’acqua, sta vivendo in questi anni uno sconosciuto allarme: la siccità. Sarà colpa dell’effetto serra che ha destabilizzato i regimi delle piogge, sarà anche colpa della gestione errata delle risorse, di fatto i cittadini milanesi che fino a dieci anni fa ricevevano una boilletta ridicola per l’acqua, ora iniziano a rendersi conto che la risorsa è importante, costosa e pure limitata.

A queste emergenze potrebbe aggiungersi, come accennavo, un controllo privato delle risorse idriche che porterebbe ad un acuirsi dei problemi: un mercato dell’acqua, per quanto regolamentato e corretto, non permetterebbe a tutti i cittadini di accedere al bene primario.

Pensate se qualche “furbetto del quartierino” avesse pensato di comprarsi una diga o un bacino artificiale usato per l’acqua potabile o l’irrigazione: sarebbe stato libero di rivenedre l’acqua ad un prezzo “di mercato” più che ad uno dettato semplicemente dalle spese sostenute.

O pensate alla situazione pugliese: se ad un certo punto i canali dell’Acquedotto dovessero prosciugarsi, mentre il Molise vivesse un periodo di dighe piene, come si metterebbe la questione? Saremmo liberi di accedere a quella risorsa o dovremmo pagarla? Ma perchè pagare una caratteristica della natura (o un impianto costruito in quella zona con soldi pubblici statali) solo perchè si trova al di là dei confini regionali?

Queste questioni sono poco regolate in Italia e ultimamente, con la corsa alle privatizzazioni anche di beni e servizi di prima necessità, il rischio di far scoppiare una guerra tra poveri (assetati) cresce velocemente.

Per dar risposta a queste ed altre interessanti osservazioni sono sorti dei comitati che hanno proposto una Legge “per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque”. Una proposta di Legge a cui stanno aderendo decine di amministrazioni pubbliche dal Nord al Sud Italia e a cui, da questo spazio offertomi, chiedo al Comune di Corato di aderire in maniera celere.

Il testo della Legge, semplice e pragmatico, è raggiungibile dal sito internet ufficiale dei comitati promotori, www.acquabenecomune.org ed alcune associazioni coratine stanno già raccogliendo le firme che, come al solito, servono per instradare l’iter parlamentare.