Storie di precariato vissuto

Giuseppe D’Introno Politica al giovanile
Corato - venerdì 09 giugno 2006
Storie di precariato vissuto
Storie di precariato vissuto © n.c.
Sarà per il periodo post – elettorale un po' moscio, sarà per la calma apparente della politica locale, sarà che il referendum non mi convince: questa settimana ritengo più interessante parlare di libri e di storie dei nostri tempi.

Non c'è niente di meglio per capire la condizione giovanile odierna…che leggere le opere narrative contemporanee.

Così qualche giorno fa, girando per una delle librerie coratine mi sono fatto affascinare dal titolo di un romanzo” Vita precaria e amore eterno” di uno scrittore under 30, Mario Desiati.

Quello che pensavo un libro leggero si è rivelato un'opera interessante e capace di guardare a questi anni con occhi lucidi e disincantati.

Un racconto troppo vero per essere solo un romanzo.

I ricordi del protagonista del libro sono i nostri stessi ricordi: sono quelli degli anni '80, della fine della contrapposizione forte e ideologica, degli anni ruggenti del craxismo, dell'edonismo reganiano e della caduta del Muro di Berlino, della guerra del Golfo, del conflitto della ex Jugoslavia fino all'intervento in Iraq e del fenomeno delle bandiere della pace.

Martin come tanti nostri coetanei, appartenenti ad una gioventù fatta di poche passioni, trova un impiego molto di moda ai tempi nostri: lavora in un call center. E' fondamentalmente un qualunquista e un disimpegnato, ma che non ha però intenzione di farsi inglobare dalla retorica sindacale che vuole trasformare questi lavoratori in una sorta di nuovo proletariato.

E' la storia di un ragazzo che appartiene di diritto alla generazione sempre più estesa dei contratti a tempo determinato, dei co.co.co che sono diventati co.pro.co., dei tanti ragazzi laureati che continuano a frequentare stage non pagati ma altamente formativi, che si rivolgono speranzosi alle agenzie interinali dove non possono neanche dire di no al lavoro precario offerto altrimenti non vengono più chiamati.

Un vero disincantato del nuovo millennio. E', infatti, convinto che “non verrà nessuno a darti una mano…nessuno sciopererà per te”. Sul suo status di “precario” non è disponibile a farsi strumentalizzare dai sindacati rossi e a farsi trasformare in un inutile idiota. Anche perché le cose gli sono chiare “ Pochi mesi prima che iniziassi a lavorare - dice il protagonista del romanzo - l'ex PCI Massimo D'Alema aveva tenuto un discorso alla Bocconi di Milano. Dentro l'università che formava la classe manageriale del Paese, l'allora capo del governo parlò dell'importanza del lavoro flessibile: fu a causa di questo che i giornalisti il giorno dopo iniziarono a parlare di ‘generazione flessibile', ossia di noi”.

Con una madre fervente cattolica e un padre comunista, ex movimentista e antiamericanista, si considera un figlio deluso degli anni novanta “che ci avevano ingannato e illuso, quei 90 che avevano millantato onore e gloria”. E giù con il riferimento a quell'aria ottimista vissuta con la comparsa dei telefonini cellulari, e poi via via on la pay per view, le linee telefoniche 144 e 166, il videotelefono e tanta gente con lauree paurose e impiegati come magazzinieri.

E' uno che avverte con un certo fastidio l'immigrazione della porta accanto e non si entusiasma per la retorica della sinistra arcobaleno. Così davanti al conformismo pacifista, troppo facile da gridare e a senso unico, preferisce di essere un non- conformista e non si allinea alla massa senza cervello.

Come reazione d'orgoglio a questa condizione di appiattimento dilagante, decide di partecipare ad una manifestazione giovanile di destra dove può finalmente abbandonarsi con un braccio teso ad un grido liberatorio contro questa società fatta di tante contraddizione e falsi amici dei lavoratori.

Se qualcuno di voi leggerà questo libro, si accorgerà di quanto sia vero tutto quello che si racconta e di quanto la precarietà ormai non sia solo una questione di natura socioeconomica, ma purtroppo una malattia sociale che sta terrorizzando le nuove generazioni….e che mai nessuna parte politica riuscirà a risolvere.