Vieni avanti, Prodino

Giuseppe D’Introno Politica al giovanile
Corato - venerdì 21 aprile 2006
Vieni avanti, Prodino
Vieni avanti, Prodino © n.c.
A proposito di futuro governo del Paese è necessario fare alcune considerazione sul pantano dell’ingovernabilità in cui è finita l’Italia.

Al di là dei toni da ricevitoria Snai degli ultimi giorni, al di là di grottesche e scaramantiche preparazioni per feste che non si sono poi consumate, e al di là di una euforia ingiustificata a Piazza Santi Apostoli il risultato delle elezioni ha fornito all’effetto pratico notevoli difficoltà per il futuro.

Se governo ci sarà si baserà purtroppo su inciuci e tecnicismi ovviamente sfavorevoli alla ripresa di un Paese, ormai, in stato confusionale.

Il primo dato che emerge dal dopo elezioni è la fine dell’età del berlusconismo (...ma non di Berlusconi ); il secondo dato è invece relativo alle difficoltà di mettere in piedi un timido governo Prodi (quasi un Prodino) e tal riguardo a fagiolo cade l’espressione tutta nostrana: ”E’ nata morta la creatura!”. Insomma: nessuno sarà in grado di assicurare un domani certo alla Nazione.

L’ultimo dato, ancora più sconfortante, conferma l’arretratezza di un popolo che pur non avendo nulla di meglio, decide di scannarsi fino all’ultimo voto sul meno peggio, risultando profondamente diviso e ingovernabile.

L’alta affluenza alle urne e la precisa divisione a metà dei voti (al di là di premi di maggioranza e tecnicismi in grado di assegnare più o meno senatori) conferma il fatto che di fronte a due “piatti riscaldati”, gli italiani non provano a rifiutarli e magari a dare un segnale deciso alla cucina, ma si avventano, come poveracci, su quello che gli viene miseramente offerto.

Di fronte a questo spettacolo il centrodestra non ride, ma dovrebbe. Con un Senato del genere forse è meglio aver perso. Anche perché il centrosinistra ha un grosso problema: il motore riformista dell'Unione s'è bloccato. Ds e margherita sono uscite con le ossa spezzate, au contraire Verdi e Comunisti Italiani insieme, sfondano il 4%. Il grande balzo in avanti però è quello di Bertinotti, che con un 7,4% al Senato, detterà l’agenda al nuovo governo. Insomma, è il massimalismo a rafforzarsi nel centrosinistra, evento che lascia prefigurare certo più un incremento che decremento delle tensioni intestine alla coalizione di Prodi, con conseguente ricaduta sulla governabilità.

Ma ora che prospettive si aprono per il centrodestra?

Questa è la domanda che ci si pone di meno in questi giorni nella coalizione moderata. Che è riuscita, contro tutte le previsioni della vigilia, almeno quelle ufficiali, a conquistare un pareggio onorevolissimo dopo cinque anni di governo e congiunturesfavorevoli.

A destra tutta l’attenzione è stata fino a ieri rivolta alla questione dei voti contestati, all’ipotesi che il risultato potesse essere rovesciato dalla sentenza della Cassazione, a capire quanto ogni singolo partito della Cdl abbia vinto o perso in quei termini percentuali che il ritorno al proporzionale ha reso di nuovo attuali.

Tutte cose inevitabili e molto umane, se non fosse che le priorità per un intesa politica che vuole trasformarsi in soggetto unitario e presentarsi agli italiani con questa fisionomia dovrebbero essere altre.

La prima dovrebbe infatti essere quella di sviluppare quella fase costituente del Partito del Popolo che i leader del centrodestra in campagna elettorale hanno detto essere all’ordine del giorno. Priorità che per essere affrontata in termini seri dovrebbe far immaginare agli attori del centrodestra una politica culturale che richiede più sensibilità, attenzione e appunto cultura politica che è qualcosa di diverso e di più sottile rispetto a quella cultura del fare che ha caratterizzato i cinque anni di governo Berlusconi e che dell’esecutivo del Cavaliere è stata la croce e la delizia.

La seconda priorità è un’analisi e una lettura del voto che dovrebbe indurre il centrodestra a capire che questa che gli si presenta – un ruolo di opposizione forte e una maggioranza di sinistra a orologeria – è un’occasione storica per dare rappresentanza e corpo politico al messaggio che viene dalle urne.

A quell’Italia composita che da un lato ha scelto il centrodestra per fidelizzazione verso i suoi valori e diffidenza verso la sinistra e dall’altro, ha scelto il cartello di Prodi per diffidenza verso le eccessive semplificazioni della destra però premiando quelle forze della moderazione che hanno in mente la modernizzazione.

Nel frattempo: vieni avanti, Prodino!