Riflessioni di una campagna elettorale

Giuseppe D’Introno Politica al giovanile
Corato - venerdì 07 aprile 2006
Riflessioni di una campagna elettorale
Riflessioni di una campagna elettorale © n.c.
La campagna elettorale che si chiude è stata la più brutta che io ricordi. Davvero penosa!

Lo scontro politico si è incentrato sul dileggio dell’avversario politico e troppe volte le urla sono salite di volume man mano che i due principali contendenti si sono trovati in affanno di argomentazioni.

E’ scontato quanto naturale che, nel corso del periodo elettorale, una parte sostenga che con la propria vittoria il Paese diventerà ricco e civile, mentre con la vittoria degli avversari sarà triste e in miseria. Non è affatto naturale, invece, che le elezioni si prospettino come l’alternativa tra l’essere governati da una banda di banditi o da un mucchio di nemici della libertà.

Amici miei, ma che in Paese siamo finiti?

In passati non si erano mai visti spettacoli deprimenti di tale portata né si potevano immaginare scenari di tifo da curva nord. Tutto questo è successo perché da anni ci si trascina dietro una lunga e strisciante inciviltà di base, alimentata da ultras politici il cui tasso d’intelligenza tende tranquillamente verso meno infinito.

Se questo è avvenuto, lo si deve principalmente alla mancanza di una scuola politica o come direbbero i più vecchi per la mancanza di militanza all’interno dei partiti.

La gente, ormai, si riconosce in un idea politica grazie a quello che ascolta attraverso quella maledettissima scatola scema di nome televisione e parteggia per l’una o l’altra parte solo per simpatia maxillo-facciale del politico di turno.

I toni esasperati utilizzati dai nostri tele-leaders sono stati presi ad esempio dalla gente che oramai è irrimediabilmente divisa in due fazioni. Molte manifestazioni elettorali sono degenerate in violenza e troppe sono stati gli atti di vandalismo nei confronti della controparte politica. Qualche esempio: l’ 11 marzo, centinaia di giovani dei centri sociali hanno impedito un corteo di Fiamma Tricolore.

Avevano zaini pieni di bulloni, pietre, coltelli a serramanico e bombe carta. Hanno dato alle fiamme una sede elettorale di An, un fast food e diversi negozi, oltre a motorini, auto e cassonetti, scontrandosi con la polizia.

Molte delle persone comuni in quel momento in strada hanno reagito prendendo a pugni i manifestanti, e paradossalmente la stessa polizia ha dovuto difendere i giovani dei centri sociali dalla folla inferocita.Entrambi gli schieramenti politici hanno condannato gli scontri con l’eccezione di Francesco Caruso, leader dei No Global e oggi candidato da Rifondazione comunista alla Camera.

Alla fiaccolata di risposta organizzata il 16 marzo dalla Confcommercio di Milano, hanno partecipato i leader del centrodestra ma non Prodi e Fassino che hanno disertato “per evitare tensioni” e critiche di coalizione. Cinque giorni più tardi, a Genova, alcune centinaia di giovani, dei centri sociali, hanno atteso all’ingresso del Teatro Carlo Felice il presidente del Consiglio per lanciargli bottiglie e sacchi di farina, cercando di forzare il cordone di polizia.

Ma secondo voi é normale dover essere scortati da agenti in tenuta antisommossa per assistere a una manifestazione politica?

E’ normale una campagna elettorale che, non può svolgersi liberamente, con i comizi e le manifestazioni perché impediti da gente senza numero di porta? Che tipo di democrazia è questa?

Responsabile di tali gesti di violenza è sicuramente chi li compie, ma è legittimo, anche, ammettere che ad influenzare e legittimare certi atteggiamenti sono stati i vari capopopolo che utilizzando ad arte la piazza hanno dipinto la contrapposizione tra “Paese Reale”, le centinaia di persone che manifestano, e “Paese Legale”, i milioni che hanno votato il governo.

Di fronte a questo stato di cose, il problema non è più vincere le elezioni, ma essere in grado di governare un Paese politicamente diviso. A tal riguardo, arduo e difficile sarà il ruolo che avrà il prossimo Presidente del Consiglio insieme al suo Governo. Infatti, la prima cosa da dover risolvere da martedì 12 aprile non sarà il debito pubblico, la legge Biagi o i diritti alle coppie gay, ma far accettare alla gente il “bipolarismo” basato sulla legittimazione dell’avversario e non certo sulla sua demonizzazione. Alla parte elettorale sconfitta dovrà essere riconosciuta l’onore delle armi; un atto di cavalleresca memoria per iniziare a ricucire le divisioni quasi insanabili esistente.

Mi auguro che chiunque vinca in Italia non succederà nulla d’irrimediabile, chiunque sia all’opposizione potrà continuare a farla, se solo ne avrà la voglia e la forza. Spetterà alla coalizione che avrà la maggioranza dei voti iniziare la legislatura offrendo la sede e la modalità per rompere l’inutile belligeranza. Nessuno si potrà permettere la politica della ostilità (..come qualcuno ha tentato di fare dopo la vittoria di Vendola alla Regione!) e guai a coloro che inneggeranno a frasi impronunciabili tipo “ dieci, cento, mille Piazzale Loreto”.

La civiltà di una Nazione si misura dal rispetto dell’avversario sconfitto... ( per non sbagliare più dopo quel 28 agosto del ’45!)
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