Giovani politici da “Far Web”

Giuseppe D’Introno Politica al giovanile
Corato - venerdì 24 febbraio 2006
Giovani politici da “Far Web”
Giovani politici da “Far Web” © n.c.
La parola “giovani” è una categoria demografica sempre, sociologica spesso, economica abbastanza, politica…solo in vista delle elezioni. Può anche far sorridere la definizione che ho appena usato, ma rappresenta la situazione in cui – soprattutto per colpa nostra – il sistema dei partiti ci ha saputi spingere e relegare.

La gran parte degli spazi di discussione ufficiali sono impraticabili e le opinioni dei più giovani vengono purtroppo messe da parte perché non coincidenti con “gli interessi” di qualcuno.

Così quei pochi pazzi (fra cui il sottoscritto!) che si ostinano a fare politica scelgono strade alternative e difficilmente percorribili da chi ventenne o trentenne non lo è più da molto tempo.

Chi vuol farsi conoscere e far conoscere le proprie idee crea i propri spazi di discussione altrove: su internet, sui giornali di opinione e nelle radio, cioè dove le vecchie generazioni hanno difficoltà ad entrare. Secondo molte ricerche proprio la giovane “e-democracy” viene seguita da un giovane su quattro fra i 17 e 24 anni, mentre già transitando nella fascia di età fra i 35 ai 55 anni questa attenzione cala notevolmente.

Le difficoltà tecniche della navigazione legate all’età anagrafica e la minore attrazione culturale a utilizzare la rete come sistema interattivo rappresentano il vero discriminante che impedisce all’odierna classe politica il dialogo e il confronto con quella che diventerà la società di domani. Le nuove vie di comunicazione hanno tempi di reazione più rapida di quelli dei media tradizionali che ormai sono considerati meno aggiornati, attendibili e divertenti nei confronti del web.

Senza spostarci molto lontano è interessante proporre come primo esempio di questa discussione quello dei nostri siti di informazione on line ( coratolive.it e vivicorato.it) che nel giro di un paio di anni hanno trasformato la comunicazione locale, scardinando quel sistema mediatico che resisteva, pressoché inalterato, da vari decenni.

Quella che poteva sembrare una “notizia” perché letta sulla Gazzetta, oggi è il più delle volte già un informazione conosciuta e datata perché già trovata sul web.

Fattore importante che ha determinato l’evoluzione di questa nuova comunicazione è quello dell’aggiornamento continuo delle notizie grazie a giovani micro-redazioni che ormai si sono specializzate a far conoscere fatti e avvenimenti quasi in tempo reale. Alla base di questo successo c’è anche la vertiginosa diminuzione dei costi di collegamento ad internet e delle comunicazioni elettroniche che ha permesso a nuovi soggetti di entrare facilmente nel mercato editoriale e crearsi una fascia di lettori on line in poco tempo. Ma il grande fenomeno che timidamente si sta sviluppando e di qui a pochi anni avrà un impatto deflagrante nella nostra vita sociale e politica sarà certamente quello dei blog.

Un blog non è altro che è un diario personale on line dove si può scrivere e fornire in totale libertà un contributo ad una discussione generale. Fino all’anno scorso pochi pensavano che internet avrebbe cambiato la politica. Ora, con l’esperienza americana alle spalle, sappiamo che quelle non erano chiacchiere al bar e ci siamo resi davvero conto che internet ha modificato alcuni importanti aspetti della politica. Resta da capire se il cambiamento sia stato in meglio o in peggio. La risposta non è, come potrebbe apparire, scontata. Durante le ultime presidenziali americane molte sono state le personalità politiche e dell’informazione che hanno visto la loro carriera gravemente compromessa e sono state abbattute ( virtualmente, per carità) da un blog swarm, cioè “sciame di blog”. Un blog swarm è un indicatore iniziale, un massiccio movimento di opinione pubblica che, quando esplode, è in grado di alterare profondamente la percezione collettiva di una persona, un partito politico o un fenomeno.

La vecchia classe dirigente è stato così lapidato sulla pubblica piazza digitale e costretto al pensionamento anticipato. L’esempio più eclatante quello di Franken che è stato travolto da un blog swarm quando si è scoperto che Air America, il network radiofonico della campagna elettorale dei democratici, era stato finanziato con denaro sottratto ad anziani e bambini poveri del Bronx.

In tutti questi casi, senza l’intervento massiccio e spontaneo dei blog, quelle storie non avrebbero mai sfondato la cortina di ferro dell’informazione tradizionale per vari motivazioni: distrazione, interesse politico, mancanza di professionalità e soprattutto bavaglio imposto ai media . Ogni blog, infatti, ha un pubblico di lettori stabile che tende sempre ad aumentare e che rappresenta un sintomo di quella rivoluzione silenziosa che inizia a spaventare “ i padroni del vapore”.

I blogger entrano facilmente in contatto tra loro e interagiscono, si scambiano commenti e mail, si linkano e si citano a vicenda, fino a costituire delle comunità virtuali i cui singoli terminali sono disseminati ovunque. Sono aggregazioni di tipo nuovo, basate su interessi comuni, una lotta, una causa, un’iniziativa, o semplicemente su un orientamento culturale condiviso. Si dipana così, dai blog, un potenziale di informazioni, relazioni, interscambi, persino di azione e mobilitazione comuni che stanno delineando i contorni di quella che sta diventando la nuova partecipazione politica.

Chi decide di intraprendere la via del blog deve essere cosciente che tale forma di comunicazione non ha un ritorno in termini di voti perché non è uno strumento elettorale, ma è il luogo deputato all’ascolto e al rapporto con i cittadini soprattutto quando non si è in campagna elettorale. Alla politica di oggi manca purtroppo la volontà di ascoltare la gente.

Ascoltare significa imparare a scoprire i propri errori, riconoscerli pubblicamente, fare autocritica e apportare delle correzioni. Proprio questo è la chiave di volta che i giovani politici devono capire e comprendere per poter interpretare la società di domani. Sono convinto che anche grazie alla rete di qui a pochi tempo si riuscirà ad ampliare il territorio delle discussioni tra la gente, moltiplicando le relazioni personali e dando la possibilità a tutti di partecipare.

Questo tipo di democrazia emergente e partecipata porterà ad un netto miglioramento del dibattito sulle questioni importanti e più nessuna decisione potrà essere presa nel segreto della stanza dei bottoni.