Giovani disinnamorati della politica:perché?

Giuseppe D’Introno Politica al giovanile
Corato - venerdì 10 febbraio 2006
Giovani disinnamorati della politica:perché?
Giovani disinnamorati della politica:perché? © n.c.
Parafrasando Eliot ci si potrebbe chiedere: è la politica che ha abbandonato i giovani o i giovani che hanno abbandonato la politica? A giudicare dai numeri siamo sempre più convinti che la colpa sembra essere proprio della politica.

Mentre l’Europa vede emergere giovani promesse come Nicolas Sarkozy in Francia, Zapatero in Spagna e David Cameron nel Regno Unito , la nostra politica è ancora ferma a 12 anni fa quando nell’agone elettorale facevano il loro ingresso un telegenico imprenditore milanese e un professore bolognese famoso per le sue sedute spiritiche.

Eccoli lì, Silvio Berlusconi e Romano Prodi, rispettivamente 69 e 66 anni ( 135 anni in due) contendersi per l’ennesima volta la poltrona di Presidente del Consiglio.

Insomma, in Italia, la politica sembra essere, a tutti gli effetti, una cosa da terza età.

Scendendo nel quotidiano le cose purtroppo non migliorano.

Nel nostro Consiglio comunale non ci sono giovani sotto i 30 anni e le deleghe assessorili specifiche quali politiche giovanili, sport e cultura restano nelle mani del sindaco che a giro le demanda al primo consigliere di turno senza che nessuno ha possibilità si seguirle con attenzione e dedizione.

Fra gli scranni consiliari molta gente siede ininterrottamente dalla fine degli anni settanta e sono sempre loro a candidarsi al comune, alla provincia e alla regione, mentre tutta la città resta inerme e nessuno grida allo scandalo.

Anche a livello di segreterie politiche l’Ancien Règime resiste in maniera politicamente trasversale facendo in modo che nessun giovane – anche se meritorio - possa emergere.

Per tarpare le ali ai pochi ragazzi e ragazze che si ostinano a fare politica ci si inventa di tutto, fino ad attribuire incarichi a qualcuno solamente perché “figlio di…” e non per meriti elettorali o di militanza. Il medioevo è finito da tempo, ma a Corato vige ancora la legge dei diritti ereditari e del blasone di famiglia.

Poche settimane fa si è toccato definitivamente il fondo di fronte al ritorno in SPE (servizio permanente effettivo) di un pensionato a dirigere un partito politico cittadino. Non c’erano giovani capaci di farlo?!?

Se la situazione continuerà ad andare avanti così, le sezioni assomiglieranno più a reparti di geriatria acuta che a luoghi di discussioni e progettazione del futuro.

Un tempo i partiti erano luoghi dove si discuteva, si formavano le Idee, si cresceva, si selezionavano i dirigenti del futuro. Da D'Alema a Fini, molti degli attuali leaders politici nazionali si sono formati in quegli anni nelle organizzazioni giovanili di partito.

Oggi purtroppo i partiti – se non in rari casi - non suscitano più alcuna passione e provocano insofferenza per la condizione in cui sono caduti.

Gli ambienti politici sono diventati - ahimè - zone desertiche dove il cielo è sempre più grigio e malinconico. Luoghi atipici in cui ci si sfida a suon di tessere e di poteri precostituiti, in cui la rivalità e l'odio sfiorano quello fra israeliani e coloni palestinesi e dove vige la legge della giungla: vince il più forte e potente.

Poi non c’è da meravigliarsi se ad ogni elezione aumenta il numero degli astenuti e la distanza tra giovani e politica continua a crescere inesorabilmente.

In questa maniera la politica tende a caricarsi di insipide funzioni amministrative e ancillari, cedendo il passo al calcolo per difendere senza alcuno scrupolo i propri interessi di bottega.

Nessuno è capace di pensare alla progettazione sociale e alla politica futura, non si ha più la propensione a interpretare un epoca ma si vive alla giornata.

Tutto questo non va bene e non aiuta a costruire il mondo di domani. Senza giovani idee e senza freschezza mentale il nostro territorio è destinato lentamente a morire.

La politica – soprattutto quella giovanile – deve tornare ad essere avanguardia culturale, deve portare a pensare e ad elaborare tesi e progetti.

I giovani devono riprendersi il loro ruolo senza accontentarsi di sopravvivere, ma ritornando a vivere la politica in maniera coraggiosa, ragionata e matura.

Solo così si potrà avere il cambiamento, solo in questo modo si potrà pensare il domani.

Chiudo con le parole che furono di Paolo Di Nella, ultima giovane vittima degli anni di piombo:

Noi siamo soltanto dei giovani che cercano di essere uomini, uomini e donne che vivono uno stile di vita autentico; ma per essere degli uomini nuovi non basta credere in determinati Valori, è necessario viverli e temprarli nell'agire, quotidianamente: questa è in parte l'importanza di fare politica. Rivoluzione non è qualcosa di astratto, che sa di miracolo : è qualcosa che si costruisce giorno per giorno, pezzo per pezzo, sbagliando e riprovando, anche col sacrificio personale, anche riuscendo a superare tanti problemi contingenti che si presentano e che spesso, anche se sembrano tanto grandi ed insormontabili, se solo li si prova a guardare con un'ottica diversa, risultano delle inezie."