Quale giardino?

Iniziamo con questa uscita un ciclo di articoli dedicati alla progettazione del verde.

Simona Musio La casa e l'albero
Corato - venerdì 16 febbraio 2007
Quale giardino?
Quale giardino? © n.c.

Iniziamo con questa uscita un ciclo di articoli dedicati alla progettazione del verde.

Se “La casa e l’albero” lascia presagire una particolare attenzione per questo tema, tuttavia la sfida non consiste in un ritorno alla natura bensì nel risolvere il nodo città / benessere.

Vedremo come, assieme all’aspetto di pura piacevolezza, la previsione di vegetazione in stretta connessione con l’edificio possa risolvere importanti problematiche di vivibilità: coibentazione, inerzia termica, ombreggiamento, regolazione del microclima.

Premetto che, come ogni accorgimento progettuale volto alla qualità, anche i benefici del verde implicano dei costi iniziali, successivamente compensati da vantaggi, anche economici.

In questo caso il costo iniziale prevalente è il costo del suolo, pubblico o privato, poiché un suolo edificabile è più immediatamente redditizio rispetto a uno spazio a verde.

Perciò in questo è fondamentale che le politiche urbanistiche si accompagnino alla reale richiesta di questi spazi e alla disponibilità a corrispondere un prezzo per i benefici che prospettano.

Nella nostra specifica realtà culturale il gusto del giardino non sembra molto radicato, pur essendo la tradizione locale così vicina alla coltura dell’orto.

Per generazioni la vegetazione è stata associata più all’idea del lavoro che a quella del diletto: un fatto naturalmente legato alle radici agricole e alla natura ostica di questo territorio.

Con queste premesse si rischia di intendere il verde come luogo privilegiato e confinato piuttosto che come modo complessivo di risolvere il benessere dell’abitare, e si rischia di sviluppare un gusto esotico per tipologie estranee alle nostre latitudini climatiche, come il giardino tropicale e per altri versi quello inglese e del nord Europa.

Il modello esotico si rivela estraneo ai caratteri del nostro paesaggio, estetici, climatici, geografici e si accompagna a una serie di difficoltà di adattamento con elevati costi di manutenzione.

Ai nostri climi, una delle voci principali nei costi di manutenzione è l’irrigazione.

Se c’è un suggerimento che potremmo mutuare dalla cultura nordeuropea con una traduzione non letterale è l’approccio globale, la presenza diffusa del verde sia pubblico che privato nel tessuto urbano. Non avrebbe senso cercare faticosamente di “importare” il prato inglese, che ai nostri climi prevede un dispendio di risorse idriche ingiustificato e fuori luogo.

Un altro fattore di costo nella manutenzione è dovuto alla rimozione dei parassiti infestanti, che si sviluppano soprattutto in presenza di essenze alloctone.

Sarebbe interessante trasformare la nostra tradizione in un punto di forza apprezzando un tipo di giardino mediterraneo, arricchito dal gusto per la coltura dell’orto.

Nei prossimi appuntamenti della rubrica approfondiremo alcune tematiche di interesse su questo tema.

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