Corato che c’è

Rispondo a un giovane lettore in merito al precedente articolo “Pronti per il PUG".

Simona Musio La casa e l'albero
Corato - venerdì 19 gennaio 2007
Corato che c’è
Corato che c’è © n.c.
Rispondo a un giovane lettore che, in merito al precedente articolo “Pronti per il PUG”, osserva: “se il nuovo PUG si limitasse a definire la Corato dei prossimi 20 anni - come scrivi nella rubrica - cadrebbe nell’errore che hanno commesso altre città: pianificare e rendere vivibili i quartieri che nasceranno lasciando nel dimenticatoio quelli che già esistono”.

Questa e-mail mi offre l’occasione di fare chiarezza su un aspetto fondamentale della questione.

Il Piano Urbanistico Generale, come ogni piano e progetto, non riguarda necessariamente qualcosa da costruire ex novo.
Al contrario, le tematiche più urgenti della progettazione e pianificazione, dal singolo edificio fino a interi quartieri e città, riguardano proprio la riqualificazione e il riuso dell’esistente.

Si tratta di una differenza storica rispetto alla pianificazione urbanistica degli anni ’70-’80, quando i PRG rispondevano all’esigenza di fornire le città di quartieri residenziali e zone produttive.

Oggi ci sono troppe questioni insolute che riguardano il tessuto esistente. In generale intervenire sull’esistente è una operazione delicata: implica una serie di vincoli e nel contempo richiede capacità di innovazione.

Questo da un lato rende più complesso il compito dei redattori del piano, e dall’altro dovrebbe responsabilizzare i cittadini, in quanto direttamente interessati ad una città che già abitano. E’ necessario analizzare le condizioni delle città e ripensarne la vivibilità in termini di qualità dei servizi e delle infrastrutture, e di riequilibrio delle risorse.

Con questi obiettivi i vecchi modelli delle analisi settoriali e delle proiezioni di crescita si rivelano inadeguati, mentre il progetto si nutre del confronto con il luogo e con i suoi destinatari al fine di realizzare una soluzione utile per la realtà specifica nella sua complessità.

In alcuni casi il reale coinvolgimento dei cittadini difficilmente può essere programmato, ma spetta all’interesse e alla maturità di una cittadinanza attiva e al superamento del pregiudizio “niente può cambiare”.

Chi mi ha scritto mostrando attenzione a questi argomenti sono i cittadini più giovani: potrebbe essere un segnale positivo.
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