Pronti per il PUG ?

Sul fil rouge del tema della città, riporto alcune considerazioni dalla e-mail di Vincenzo, 27 anni...

Simona Musio La casa e l'albero
Corato - venerdì 15 dicembre 2006
Pronti per il PUG ?
Pronti per il PUG ? © n.c.
Sul fil rouge del tema della città, riporto alcune considerazioni dalla e-mail di Vincenzo, 27 anni: «… il titolo dell’articolo Orme sull’asfalto mi è piaciuto un sacco: l'asfalto (asciutto) è un materiale durissimo ed è impossibile lasciarvi delle orme, quindi la frase è quasi un paradosso.

Una visione più estesa porta a pensare che l'unione fa la forza: tanti passi di tante persone che calcano sempre lo stesso asfalto nello stesso punto per decenni o forse secoli potrebbero lasciare delle orme. E poi mi fa pensare a una realtà grande e duratura che viene segnata da un’azione piccola e istantanea, ad esempio un errore o al contrario una buona idea possono essere determinanti in una vita o in un progetto…».

Con l’immagine delle “orme sull’asfalto” volevo visualizzare la città come sintesi complessa sul confine tra naturale e artificiale. Vincenzo ha tradotto alcuni aspetti tra i più interessanti di questa complessità: uno dei fattori fondamentali del fenomeno urbano sta proprio nella sinergia di azioni.

Per questo era nato, la scorsa estate nell’ambito di questa rubrica, l’invito rivolto ai lettori a visualizzare una propria idea di città. Una sollecitazione “estiva” a riflettere sulla possibilità di ciascuno di partecipare alla definizione della città, cominciando col porsi il problema.

Un cambiamento di prospettiva né facile né immediato e di cui tuttavia si avverte sempre più l’esigenza man mano che l’urbanizzazione diventa un fenomeno più maturo.

Sin dagli anni ’90 si è messo gioco forza in atto un lento processo di revisione di criteri pianificatori ormai datati, la cui impostazione risale al secondo dopoguerra.

Dopo la ricostruzione e il boom edilizio, intorno agli anni ’80 si ebbe un periodo di relativo benessere. Quel quindicennio si rivelò il tempo massimo necessario e sufficiente a percepire le conseguenze negative di una serie di previsioni ottimistiche e imprudenti: circa la durabilità di pratiche edilizie approssimative, circa la disponibilità di risorse materiali ed energetiche, circa l’uso stesso del territorio e circa il soddisfacimento dei bisogni collettivi attraverso il criterio puramente quantitativo degli standard (metri quadri per abitante) destinati a servizi (sociali, sanitari, istruzione, parcheggi, verde urbano).

Le difficoltà di applicazione di un rigido criterio numerico aveva portato a cercare espedienti poi rivelatisi disastrosi per molte città, come Corato. La legge stabiliva e stabilisce l’obbligo di cessione da parte degli investitori, in fase di attuazione di un intervento edificatorio, di una quota parte di area a servizio.

Si tratta di un passaggio fondamentale su cui si basa la possibilità di una città di non essere un rudimentale “dormitorio”.

Durante il periodo di attuazione del Piano Regolatore ancora vigente, si affermò la prassi di monetizzare questi oneri, in sostituzione dell’intervento immediato e diretto, attraverso il pagamento di diritti che avrebbero dovuto poi essere impiegati dall’ente comunale per un piano organico di servizi opportunamente dislocati.

Questo criterio si è dimostrato inefficace laddove non c’era a monte la previsione della dislocazione di quei servizi. In definitiva ci si è ritrovati, dati alla mano relativi alla nostra città, con una dotazione residenziale sovrabbondante rispetto al fabbisogno, se si contano le case sfitte e il patrimonio edilizio da recuperare. Di contro a Corato la dotazione di aree a servizi è di nemmeno un quarto di quelle previste.

Questi dati vengono normalmente presi in esame durante le indagini preliminari alla redazione della strumentazione urbanistica, di cui Corato si accinge a dotarsi nei prossimi mesi nella nuova forma del PUG: Piano Urbanistico Generale.

La normativa nazionale e regionale che regola il PUG introduce il concetto di perequazione, che intende regolamentare proprio i criteri di monetizzazione dello standard e di trasferimento dei diritti edificatori.

In base al nuovo approccio, la pianificazione dei servizi al cittadino può avvenire attraverso forme di contrattazione a livello locale tra tutti i soggetti coinvolti compresi i privati. Questo, come ben chiarisce al paragrafo 6 la Circolare 1/2005 della Regione Puglia, purché vi sia già la previsione della dislocazione dei servizi previsti, in un “trasparente progetto di città”. In caso contrario si rischierebbe di privatizzare le scelte pianificatorie e non i singoli interventi.

In sostanza si tende a spostare l’attenzione dalla impostazione basata su indici prestabiliti ad un approccio calibrato sulla reale conoscenza del territorio attraverso procedure di valutazione e partecipazione, e questo comporta una responsabilizzazione del cittadino, ritenuto “maturo” per questa evoluzione.

E’ chiaro che nel caso non sia così i nuovi criteri non potranno che rivelarsi un’arma a doppio taglio, ad ulteriore discapito della qualità urbana.

Perciò il gioco delle proporzioni ci riguarda da vicino, riguarda la città che si farà davvero, la Corato dei prossimi 20 anni e oltre. Alla cui definizione stiamo già partecipando.
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