Dal lego al poroton: ricchezza tecnologica del mattone

Simona Musio La casa e l'albero
Corato - venerdì 05 maggio 2006
Dal lego al poroton: ricchezza tecnologica del mattone
Dal lego al poroton: ricchezza tecnologica del mattone © n.c.
Chi ha giocato con i mattoncini lego ne ha apprezzato una caratteristica preponderante che ne è al tempo stesso forza e limite: la modularità. Le casette vengono su in modo semplice e rapido, con un discreto margine di creatività. Diverso è ad esempio realizzare un castello in sabbia, che possiamo plasmare come vogliamo, impastandola con la giusta dose di acqua, e verificandone consistenza e tenuta.

Il mattone ha in sé un contenuto tecnologico impressogli a monte, in fase di produzione, che consente di ottenere un vantaggio operativo in fase di assemblaggio.

La cottura dell’argilla, materia prima disponibile in abbondanza presso le valli dei fiumi, ha una storia che risale almeno al 4000 a.C. nell’area mesopotamica. Veniva lavorata a mano, pressata in apposite forme, lasciata essiccare al sole e cotta in forni a legna.

I Romani ne diffusero l’uso in tutta l’attuale Europa Occidentale e ne affinarono la tecnologia producendo elementi pieni quadrati di dimensioni modulari (bessales, bipedales, sesquipedales) che venivano tagliati in sottomultipli e utilizzati nelle varie parti dell’edificio: paramenti murari, ghiere degli archi, pilastri.

Analogamente alla pietra, il mattone è un materiale che resiste prevalentemente a sollecitazioni di compressione, e pertanto il suo impiego strutturale ben si coniuga con il sistema costruttivo spingente dell’arco e della volta. questa tecnologia raggiunse risultati applicativi di grande portata nell’architettura Romana, e poi in quella Romanica e Gotica. Un esempio è quello dei grandi acquedotti romani, realizzati in pietra o in mattoni.

In alcune zone geografiche italiane, come la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Toscana, l’argilla appartiene ad una tradizione radicata e il laterizio caratterizza fortemente l’ambiente costruito. Si pensi a città come Ferrara, Siena, ma anche ai piccoli centri e alle case coloniche sparse sul territorio di queste regioni.

Una tradizione che rende attuale l’uso del mattone negli interventi di recupero di questi edifici.

In epoca moderna l’evoluzione dei forni e la lavorazione a macchina hanno consentito grandi capacità produttive e varietà di forme degli elementi in cotto. Inoltre i sistemi di trafilatura a macchina hanno reso possibile la produzione di mattoni con una percentuale di foratura che conferisce prestazioni di leggerezza e isolamento termico. La ricerca in questo senso si è evoluta ulteriormente con la tecnica della porizzazione o alveolatura: l’argilla viene impastata e cotta con granuli di materiale combustibile che rendono il prodotto finito microporoso, migliorandone la resistenza termica.

Questo tipo di laterizi forati, dalle buone caratteristiche termo-igrometriche, vengono usati con funzione di tamponamento, associati ad una struttura portante in mattoni pieni o in cemento armato.

Di fatto, per la prevalente resistenza a compressione, la progettazione di edifici in muratura portante richiede il rispetto di criteri che riducono la libertà compositiva a forme simmetriche e regolari, perseguendo il comportamento scatolare della struttura. Pertanto le ricerche nell’edilizia e nell’architettura moderne si sono rivolte alla integrazione con materiali resistenti a trazione come l’acciaio, ad esempio nelle murature armate e nei solai in laterocemento.

D’altro canto sono state indagate le potenzialità formali del mattone faccia a vista nelle sue proprietà cromatiche e di modularità, sperimentando al tempo stesso la possibilità di coniugarne l’uso con quello di altri materiali.

La forma modulare può, come ogni tipo di vincolo, fornire interessanti spunti creativi.

Ne è un esempio la soluzione di facciata della nuova ala inserita nel progetto di recupero della biblioteca comunale di Nembro (Bg): elementi modulari in cotto smaltato ruotano su una struttura d’acciaio a protezione della retrostante parete in vetro, consentendo di filtrare o schermare la luce naturale. Si tratta di un intervento particolare di una certa importanza in cui è stato possibile stabilire una interazione tra progettazione e produzione.
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