Terra cruda tra tradizione e attualità

Simona Musio La casa e l'albero
Corato - venerdì 21 aprile 2006
Terra cruda tra tradizione e attualità
Terra cruda tra tradizione e attualità © n.c.
Le materie prime disponibili in natura vengono impiegate nelle costruzioni in seguito a procedimenti di trasformazione più o meno complessi.

Il legno, come si è visto, richiede coltivazione, taglio, stagionatura e lavorazione dei tronchi nelle forme più idonee all’utilizzo, sfruttando la resistenza a flessione delle fibre longitudinali e la possibilità di assemblare più strati di tavole (legno multistrato, masslam, lamellare).

Altrettanto breve è il ciclo di trasformazione della pietra da taglio, che prevede estrazione dalla cava e finitura della superficie.

Gran parte dei materiali da costruzione derivano invece dalla trasformazione dei principali componenti inorganici della crosta terrestre, i minerali, grazie all’impiego di energia termica. Pensiamo alla cottura della pietra calcarea per ottenere la calce, dell’argilla per ottenere il laterizio, o ai processi di fusione che sono alla base della produzione dei metalli. Avremo modo di approfondire questi aspetti nelle prossime settimane.

Questa volta trattiamo invece, dopo il legno e la pietra, di un’ altra materia prima direttamente disponibile in natura: la terra cruda.

Esiste una tradizione antica della terra cruda in particolare nelle regioni dove la pietra era meno facilmente reperibile, come nell’area anatolico – mesopotamica o nel Perù incaico, ma anche in diverse regioni dell’Italia settentrionale, centrale ( si pensi al “maso” abruzzese), e meridionale (Campania, Sicilia, Sardegna, Basilicata).

In Puglia la tradizione della terra cruda è legata soprattutto alla preparazione di malte e intonaci, in cui la componente argillosa funziona da legante, ovvero conferisce lavorabilità e compattezza, mentre quella sabbiosa funge da inerte stabilizzante, regolando il fenomeno del ritiro. Buone caratteristiche di elasticità, leggerezza e una certa impermeabilità, si ottengono con l’aggiunta di fibre di paglia o di juta.

Raro è l’impiego della terra battuta con funzione strutturale, che implica un lungo procedimento di casseratura, e battitura, nonché di asciugatura dopo la rimozione dei casseri.

Più agevole è la preparazione di mattoni (adobe), compattati con l’ausilio di apposite forme e fatti essiccare al sole, e prevalentemente usati con funzione di tamponamento, affidando la funzione strutturale al mattone cotto, alla pietra o al legno.

Di fondamentale importanza è la protezione dall’umidità in copertura e nella parte basamentale, da realizzarsi in mattoni cotti o in pietra. La tecnica costruttiva della terra cruda, tradizionalmente legata ad economie povere, è stata recentemente rivalutata in interventi a carattere sperimentale che ne evidenziano interessanti potenzialità. In particolare se ne riconoscono le buone proprietà termo – igrometriche, oltre al caratteristico aspetto estetico dalle tonalità cromatiche calde e dalla tessitura morbida.

Queste proprietà ne rendono attuale l’uso soprattutto per pavimenti o pareti artistiche, oppure per pareti di accumulo di camini o stufe, o ancora per pannelli contenenti elementi radianti di riscaldamento o raffrescamento.

I principali accorgimenti da rispettare per questo tipo di interventi sono il controllo della composizione dell’impasto e la compatibilità dell’eventuale supporto, che deve essere sufficientemente ruvido e poroso.