Chiuso per demolizione

Simona Musio La casa e l'albero
Corato - venerdì 07 aprile 2006
Chiuso per demolizione
Chiuso per demolizione © n.c.
Mi è impossibile scrivere questa settimana per la rubrica senza far riferimento all’immagine del lavoro e dell’investimento economico fatti esplodere deliberatamente.

Un fatto così paradossale che ha assunto le sembianze di un evento mediatico e spettacolare.Parlo della demolizione implosiva di parte del colosso di Punta Perotti.

Mi vengono in mente alcuni amici toscani che raccontavano, nel loro personale ricordo di Bari, di quella volta che si erano trovati a passare, in attesa del traghetto per la Grecia, e il loro unico intento era di riuscire a imbarcarsi il prima possibile e con la carrozzeria intatta, non certo quello di guardare il panorama.

Torno a chiedermi quale sia il senso dell’implosione di domenica scorsa.

Un gesto fortemente simbolico, perpetrato con l’intento di trarre maggior vantaggio dalla demolizione piuttosto che dalla vendita di quegli appartamenti.

Evidentemente sta cambiando, in modo tutt’altro che indolore, la percezione dell’economia.

Il senso di questo temine, deformato sull’onda del boom economico, farebbe pensare alla corsa lineare al profitto. E’ sorprendente riscoprirne la dimenticata radice etimologica e scientifica: un bene ha tanto più valore quanto più limitata è la sua disponibilità.

Dobbiamo dedurre che per qualche ragione oggi il cielo e il mare di Bari visti dalla passeggiata hanno più valore dello stesso cielo e dello stesso mare visti in via esclusiva dalla finestra di un appartamento.

La ragione è che l’aria, il sole sono bisogni talmente basilari che quando comincia ad essercene penuria hanno, anche economicamente, più valore di un tetto.

La preoccupazione più grave è che la nuvola di polvere di domenica scorsa possa depositarsi troppo rapidamente nella memoria, e che il prezzo che i cittadini dovranno inevitabilmente pagare per correggere un “errore” sia alto ma appaia indolore una volta trasformato nel sovraccosto di un biglietto del tram o dello stadio.

Questo accadrebbe se quella polvere, che ci è stata raccontata come inoffensiva per placare forme apocalittiche di panico, dovesse stratificarsi sul suolo e nella storia di Bari senza restare come segnale concreto per evitare in partenza altri errori, altri abusi.

La direzione in cui va l’economia è quella della “leggerezza”, della rapidità di comunicazione, del valore aggiunto che deriva dallo scambio di peculiarità culturali e territoriali.

Questa direzione ci viene indicata da segnali apparentemente timidi, in realtà incisivi, di cui sta a noi cogliere l’occasione e il senso.
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