1807, l’elezione del Sindaco di Corato

Pasquale Tandoi Accadde a Corato
Corato - venerdì 19 marzo 2010
1807, l’elezione del Sindaco di Corato
1807, l’elezione del Sindaco di Corato © n.c.

Con l’avvento nel 1806 sul trono di Napoli del fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte, prima e Gioacchino Murat dopo, il potere nelle vecchie “Università”, ormai definite Comuni, fu affidato a cittadini la cui eleggibilità alle cariche pubbliche era basata non più su un titolo nobiliare o su un prestigio legato al rango, bensì sul possesso di una adeguata rendita.

Le amministrazioni locali divennero “censitarie” e furono sottoposte ad uno stringente controllo da parte degli Intendenti che ne sceglievano sindaco e decurioni. Dismesse le antiche giurisdizioni, l’istituzione rappresentativa dei Comuni fu chiamata Decurionato. La classe dirigente delle varie città veniva reclutata, per sorteggio, all’interno di “liste di eleggibili” o, come dizione più frequente allora, di “eligibili”, nelle quali erano elencati tutti coloro che possedevano una rendita il cui minimo variava di città in città. Se nella storia di Bari dell’800 troviamo che per il capoluogo essa doveva essere pari o superiore a 96 ducati, per Corato abbiamo riscontrato una somma di gran lunga inferiore.

Il primo sindaco di Corato, sotto la monarchia di Giuseppe Napoleone e dopo la riforma amministrativa dello Stato, era stato Michele Lops, ma della sua elezione così come di quella del secondo, Vincenzo la Picciarella, non abbiamo riscontrato tracce nel 1806.

Risale al 16 febbraio 1807 il più antico documento che descrive l’elezione di un Sindaco a Corato. La scelta avvenne all’interno del Decurionato

Erano presenti il Sindaco dimissionario, Vincenzo la Picciarella, e 21 Decurioni su 30.

Prima di dare inizio alle votazioni, il Sindaco uscente lesse le istruzioni sulle modalità della elezione, quindi – si legge nel verbale - “ha fatto fare dal sigretario ventiuno schedole di carta bianca, eguali e piegate tutte ad un modo: atte queste a potervisi in ognuna notare il nome della persona eligibile. A ciascuno dei Decurioni è stata consegnata una di queste schedole bianche, e si è fatto lor capire che ognuno annotasse dentro il nome della persona eligibile, dovendo però questa avere gli attributi prescritti dalle leggi per poter occupare la carica di Sindaco.

Tutti i Decurioni scribenti hanno scritto in luogo segreto i nomi nelle schedole che han tenute presso di loro. I Decurioni non scribenti si hanno fatto segretamente annotare il nome dal sigretario ed hanno anche conservate le schedole presso di loro. Finita tal operazione, il signor presidente ha fatto mettere su della tavola un cassettino ed ha fatto chiamare i Decurioni presenti un dopo l’altro, cosicché ogni Decurione, subbito chiamato, è andato a deporre la sua schedola nel cassettino.

Si è fatto lo scrutinio con avere il presidente aperte e lette le schedole una dopo l’altra a voce alta ed intelligibile; ed il sigretario ne ha registrati i voti di tutti li nominati. I nominati sono stati quattro e sono: sig. Pasquale d’Ambrosia, sig. Filippo Cianciaruso, sig. Nicola Lamonica e sig. Raffaele de Luca. Il quantitativo dei voti è stato il seguente: D’Ambrosia 7, Cianciaruso 12, Lamonica 1, de Luca 1. Il Collegio quindi decreta che il sig. Cianciaruso deve occupare la carica di Sindaco“.

Dal 1806 agli inizi del 1807 si succedettero tre sindaci rimanendo in carica pochi mesi ciascuno. Infatti il sindaco Cianciaruso, che abbiamo appena visto eletto, si dimise. Il 4 maggio si assiste ad una nuova elezione nell’ambito del Consiglio Decurionale per il nuovo sindaco e per “il primo e secondo eletto”, ovvero gli assessori. Questa volta non si riscontra la solita procedura, ma Nicolò Maria Azzariti come sindaco e Nicola La Monica e Vito Paolo Sassi come “assessori”, vennero eletti per “acclamazione e di comun consenso”.

(Tratto dal libro, di prossima pubblicazione, dello stesso autore della rubrica: Corato – Dalle Societa’ Segrete All’unita’ D’Italia (1799-1876))