I "poteri" delle associazioni di protezione ambientale a tutela del valore ambiente

Pasquale Laterza Tutela del territorio e dell’ambiente
Corato - venerdì 03 febbraio 2006
I "poteri" delle associazioni di protezione ambientale a tutela del valore ambiente
I "poteri" delle associazioni di protezione ambientale a tutela del valore ambiente © n.c.
Le frodi ed i reati ambientali, stanno aumentando sia in volume che in ampiezza e il degrado ambientale sta assumendo vaste proporzioni. Attualmente i sodalizi criminosi più evoluti tendono a riconvertire i loro obiettivi verso attività illecite, ugualmente redditizie, ma ritenute "meno rischiose" come l'inquinamento nelle sue molteplici forme, l'abusivismo edilizio, lo smaltimento illegale dei rifiuti e l'alterazione degli alimenti.

Il "minor rischio" rappresentato per queste attività illecite è da intendersi riferito alla mancanza di un assetto legislativo compiuto, all'assenza di pene severe e di certa applicazione, alle oggettive difficoltà di accertamento e di controllo dell'azione investigativa.

E noto che i risultati operativi e le caratteristiche della moderna criminalità organizzata, mafiosa e non, sono la diretta conseguenza della globalizzazione dei mercati, legali e clandestini, dell'abbattimento delle frontiere dello sviluppo dell'informatica, e della mobilità geografica dei soggetti delinquenziali.

La situazione oramai si presenta invero allarmante: occorre quindi rispondere con strumenti e forze adeguate, tali da rivestire carattere di trasnazionalità e di pronta ed efficace attuazione al fine di controllare, prevenire e contrastare pienamente il fenomeno dell'inquinamento e dei reati ambientali.

Non solo, i gravi temporali e le alluvioni, che hanno sconvolto il territorio, sono da considerarsi un'ulteriore prova che è già in atto il riscaldamento a opera dell'uomo con conseguente alterazione dell'intero ecosistema.

Per sua natura il mercato tende ad essere il più possibile redditizio e per questo deve sfruttare al massimo le risorse naturali e l'ambiente. Se con urgenza non vi è un cambio di rotta, il disastro ecologico sarà completo ed inevitabile.La lotta agli illeciti ambientali e l'adozione di un freno al disastro ecologico, entrambi possono essere validamente impostati solo favorendo una efficace strategia di controllo.

È necessario che le istanze promosse da tutti i portatori di interessi fondamentali, come quello di vivere in un ambiente integro, abbiano una effettiva tutela nei confronti degli scempi e dei reati.

La grande fioritura di forme ed esperienze organizzative, riconducibili ai comitati, alle associazioni e ai gruppi di volontariato, rappresenta la forte esigenza di garantire la tutela dell'ambiente considerato e sentito in modo cosciente come un valore, un bene, un attributo fondamentale di ogni persona umana.

Più in generale, per la tutela del diritto all'ambiente, ci si può riferire all'articolo 2 della nostra Costituzione che, a fronte del riconoscimento e garanzia dei diritti inviolabili dell'uomo, richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

È importante ricordare l'esercizio, da parte delle forme associazionistiche di alcuni diritti, quali la libertà di accesso alle informazioni in possesso della Pubblica Amministrazione, necessario corollario del principio di trasparenza ed inoltre al potere ad esse attribuito dalla legge n. 349/86 di denunciare i fatti lesivi di beni ambientali; intervenire nei giudizi per danno ambientale; ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l'annullamento di atti illegittimi.

Il quadro normativo di riferimento ed in particolare la legge n. 349/1986 tende a riconoscere a favore delle associazioni di tutela ambientale una forma di risarcimento per danno indiretto con finalità riconosciute meritevoli di tutela dall'ordinamento giuridico. Dalla nozione di danno ambientale, desunta dall'art. 18 della legge 8 luglio 1986 n. 349, si ricava che il bene "ambiente" deve intendersi costituito anche da componenti non strettamente naturali, rilevanti in termini storici, archeologici ed urbanistici e prevede il risarcimento per equivalente, ove il ripristino sia impossibile.

La legge 3 agosto 1999 n. 265 inoltre consente alle associazioni di protezione ambientale, di cui all'art. 13 della legge 8 luglio 1986 n. 349, di proporre azioni risarcitorie di competenza del Giudice Ordinario che spettino al Comune e alla Provincia, conseguenti a danno ambientale.

Tale disposizione rappresenta un potenziamento del ruolo delle associazioni ambientaliste nei confronti dei reati ambientali rispetto a quanto previsto dall'art. 18 L. 349/1986 prevedendo la possibilità di un superamento dell'inerzia degli enti locali mediante un'azione definita surrogatoria. L'attribuzione di tale potere conferisce alle associazioni ambientaliste una legittimazione ad agire non solo nei giudizi civili o nei processi amministrativi, ma anche all'intervento, in qualità di parte civile, nel processo penale, riconoscendo pertanto alle associazioni stesse un interesse pubblicistico alla protezione dell'intero ecosistema.

Alle associazioni ambientaliste è pertanto confermato il ruolo fondamentale di "sentinelle del territorio", assumendone il controllo attraverso l'esercizio di varie forme di potere quali: il potere di denuncia di violazioni di natura ambientale (un discorso a parte meritano le Guardie) anche mediante l'esercizio provvisorio di una azione cautelare; il potere di intervento ad adiuvandum nei giudizi di danno ambientale sia in sede civile che penale quando ci si costituisce parte civile per la tutela di interessi ambientali, ed infine il potere di ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l'annullamento di atti illegittimi.