La corsa all'abete rischia di fare male all'ambiente

Pasquale Laterza Tutela del territorio e dell’ambiente
Corato - giovedì 15 dicembre 2005
La corsa all'abete rischia di fare male all'ambiente
La corsa all'abete rischia di fare male all'ambiente © n.c.
Per i ritardatari dell'albero di Natale, ecco alcune regole d'oro per l'addobbo ecologico contro disboscamenti e danneggiamenti delle foreste. L’abete da salotto è un’usanza per la verità importata dal nord e dai paesi anglosassoni, ma ormai da tanti anni si è inserito benissimo nel clima natalizio italiano, insieme al presepe, agli addobbi, ai panettoni e torroni. Spesso è anche un segno del calore familiare e un posto insostituibile per i bambini sotto cui trovare gli amati regali.

Al di là delle considerazioni sulle vere radici cristiane del Natale, suggeriamo però un po’ di attenzione. L’albero è bello, ma spesso si rischia di fare danni all’ambiente. La corsa all’abete deve sottostare ad alcune regole pratiche, che possono evitare il disboscamento e il danneggiamento delle nostre foreste. Ecco allora alcuni pratici consigli per l’acquisto, la conservazione e l’eventuale recupero della pianta. Poche ma assolutamente indispensabili le regole da seguire per la cura dei nostri alberi di Natale. Gli alberi che andranno ad abbellire le nostre case dovranno avere il certificato di provenienza dal vivaio autorizzato.

Ma se la presenza del certificato di provenienza consente di lasciare intatte le piante selvatiche delle nostre foreste, non riesce a salvaguardarle completamente. Infatti durante le feste vengono appesantite dagli addobbi natalizi e sottoposte allo stress di temperature elevate, terricci inadatti e aria secca da termosifoni. Anche in questo caso è consigliabile evitare per gli addobbi sostanze che intaccano la superficie dei rami e delle foglie come la neve artificiale e le bombolette d’oro e d’argento, le radici della pianta devono essere costantemente umide durante il periodo di permanenza in casa.

Per il dopo Natale facciamo attenzione a ripiantare questi alberi nei nostri giardini. Il consiglio è di controllare la specie della pianta visto che molti abeti, soprattutto i più economici, vengono importati dal nord e dall’est dell’Europa. Ma anche se sono di ottima qualità ripiantarli a feste concluse è un’operazione a rischio di fallimento. Il 90 per cento degli alberi di Natale infatti non riesce a sopravvivere dopo le feste a causa di condizioni climatiche inappropriate per la specie. Gli abeti hanno bisogno di una determinata altitudine, oltre i 1000 metri e di zone fitoclimatiche particolari: piantarli nel giardino di casa o sul terrazzo potrebbe provocare un’inutile sofferenza a queste piante già stressate dal caldo, dagli addobbi e dalla mancanza di luce.

Inoltre l’improbabile operazione di recupero dell’abete potrebbe provocare una sorta di inquinamento genetico danneggiando nel lungo periodo le specie autoctone. Per questo non vanno assolutamente reimpiantate in zone del Parco nazionale dell’Alta Murgia e in quelle denominate pSIC e ZPS. Allora, per ripiantarle quindi, sarà meglio chiedere consiglio al Corpo Forestale dello Stato. Si ricorda, infine, che in molti comuni (non nel nostro purtroppo), dopo le feste si organizza il recupero delle piante. L’effettivo recupero è molto difficile, in quanto le piante già stressate dalla permanenza nelle case e con apparati radicali molto ridotti, molto spesso sono praticamente morte. Difficile anche l’individuazione delle aree idonee per la forestazione. Degli alberi ormai morti viene utilizzato il legno, mentre le piante sopravvissute vengono trasportate in luoghi idonei al loro attecchimento.

(in collaborazione con il C.F.S. Corato)