Morte apparente

Francesco Stolfa Il Cor(ro)sivo
Corato - venerdì 27 febbraio 2009
Morte apparente
Morte apparente © n.c.

Anche a Corato un caso di morte cerebrale sta dividendo l’opinione pubblica.

Da noi, però, le parti sembrano essersi incredibilmente invertite: non ci crederete, infatti, ma sono quelli del centro-destra che vorrebbero staccare subito le macchine che tengono in vita il moribondo e, pensate un po’, così la pensano anche la maggior parte dei parroci coratini; mentre, quelli del centro-sinistra sono nettamente contrari e insistono affinchè i trattamenti terapeutici nonché l’alimentazione e l’idratazione forzata vengano continuati indefinitamente.

Del paziente, per ragioni di ovvio riserbo, daremo solo le iniziali, P.D., anche se, della sua situazione, sono al corrente un po’ tutti.

Il poveretto stava abbastanza bene fino a qualche mese fa quando venne colpito dalla sindrome dello “zoccolo duro”, tipica del bovino adulto (di sesso femminile), che lo lasciò profondamente debilitato.

Subito dopo, mentre era ancora molto debole, è stato poi investito da un tornado di enorme potenza, denominato “topolino” (come si sa, accade spesso che ai tornados più devastanti vengano affibbiati nomignoli e vezzeggiativi).

L’impatto è stato terribile, da record; si parla di una potenza d’urto del 75% che ha lasciato il poveretto in coma profondo, con encelofalogramma praticamente piatto.

Ultimamente si sperava in un principio di risveglio a causa di alcune reazioni apparenti agli stimoli esterni delle funzioni vitali dette primarie, che si pensava avrebbero rivelato una ripresa dell’attività cerebrale; ma poi ci si è accorti che si trattava solo di movimenti meccanici privi di ogni consapevolezza, tipici ancora una volta della sindrome bovina dello “zoccolo duro”, i quali, lungi dal preannunciare un risveglio, hanno confermato, anzi, in pieno, lo stato comatoso.

Le due opposte fazioni, come al solito, si stracciano le vesti senza ritegno al capezzale del malato terminale e si scambiano accuse veementi: “Assassini” - si sente urlare da sinistra - “perché volete recidere una vita?”. “Disgraziati, il vostro accanimento terapeutico è disumano!”, si ribatte da destra.

Cosa direbbe il povero P.D. se potesse parlare? Questo è il vero dilemma. Vorrebbe continuare in questo stato vegetativo? Sicuramente preferirebbe guarire ma per lui c’è solo una possibilità: che il suo sistema immunitario riesca a liberarsi della sindrome del bovino in modo che il suo organismo possa esprimere nuova vitalità.

Si tatta, comunque, di un’ipotesi remota, molto improbabile; solo un pallido barlume di speranza. Tant’è che si pensa anche agli interventi più radicali: non sono pochi quelli che ipotizzano addirittura un trapianto della … testa.

Il tempo stringe, però, perché fra pochi mesi l’intera questione sarà sottoposta al giudice provinciale, con una giuria composta da migliaia di cittadini, e sarà un giudizio senza appello, di vita o di morte.

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