Uomo del mio tempo

Fabrizio Ventura Tempi moderni
Corato - venerdì 16 gennaio 2009
Uomo del mio tempo
Uomo del mio tempo © n.c.
Sono frastornato.

Sono spaventato.

E rasento la disperazione.

Per due motivi. Lontani anni luce tra loro eppur vicini, poiché denotano spaventosamente quanto l’uomo del mio tempo non possegga memoria.

Non è casuale che parli di “uomo del mio tempo”. Di recente ho riletto Quasimodo e, nonostante conosca questa poesia a memoria, ho ancora la pelle d’oca.

Ci torno su Quasimodo. Per il momento però, voglio puntare la penna e il cervello sul primo motivo che agita i miei pensieri.

Si tratta del caso Kakà. Lascia il Milan? O si accasa a Manchester, sponda city? Non lo so. E probabilmente non mi interessa. Ma mi scatena un putiferio interiore ciò che una sua eventuale cessione potrebbe scatenare.

C’è chi non vuole ed è pronto a scatenare la sua rabbia addirittura in piazza e c’è chi dice sì e già conta i milioni che verranno. 125 per l’esattezza. Come se finissero nelle loro tasche…

Rischio di fare retorica o dietrologia o populismo.

Accetto il rischio. Perché mi lascia esterrefatto la possibilità che oggi si possano spendere così tanti soldi per un paio di piedi. Per carità, piedi di velluto, ma pur sempre piedi.

Ma mi chiedo: perché nel mondo c’è chi per lavorare usa, oltre ai piedi, testa, mani, braccia, magari tutto il corpo e spesso non arriva a fine mese?

Questo non è business. E’ esasperazione. E’ offesa al senso del pudore. E’ una vergogna verso chi non può mangiare. Nude, pure e crude.

E non c’è nessuna giustificazione che tenga. E la memoria umana, la memoria del limite nella fattispecie, va a farsi benedire. Anzi no, diciamolo pure: va a farsi fottere.
Secondo motivo.

L’uomo del mio tempo che ha perso la memoria del sangue versato, la memoria di uomini che hanno ammazzato altri uomini, la memoria di guerre che radono al suolo le speranze di innocenti che non saranno più in grado nemmeno di sognare.

A Gaza sta succedendo l’inferno. Come anche in tante altre parti del mondo.

Non mi metto a capire chi possa aver ragione e chi torto. Non mi interessa. Se si arriva alla guerra han tutti torto e si perde tutti. Mi fa pure ribrezzo pensare di aderire a certi movimenti che prima della pace, pongono la condizione dell’annientamento dell’avversario mascherandola con qualche stupido pretesto.

Non ho mai sentito parlare in questi giorni di pace incondizionata. Utopia? Io credo sia l’unica strada percorribile.

Ma chi viaggia in questa direzione? Forse solo le organizzazioni umanitarie. Ecco perché penso che l’uomo del mio tempo abbia perso la memoria.

Penso che, ora sì, sono disperato e mi piacerebbe che tutte le guerre si fermassero.

Penso che la pace sarà sempre un obiettivo irraggiungibile se tutti non saremo disposti a fare anche solo un passo indietro.

Penso che tutto quello che sto dicendo non servirà a nulla ma lo voglio dire lo stesso.

Penso di essere distante anni luce dall’uomo del mio tempo. Spero di non essere il solo...