L'Italia è una repubblica fondata su quale lavoro?

Dura accusa all'odierno mondo del lavoro.

Fabrizio Ventura Tempi moderni
Corato - venerdì 07 marzo 2008
L'Italia è una repubblica fondata su quale lavoro?
L'Italia è una repubblica fondata su quale lavoro? © n.c.

L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, recita l’articolo 1 della costituzione Italiana. A leggerlo ora, e non perché ci ritroviamo per l’ennesima volta a piangere altre cinque vite umane, sa di presa in giro.

Leggere oggi l’articolo 1 della nostra Costituzione apre la mente a scenari remoti che tanto remoti, a dir la verità, non sembrano. Leggerlo oggi, nonostante il calendario segni 07 marzo 2008, l’articolo 1 sembra quanto meno monco. Risulterebbe più completo se recitasse:

“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Nero, precario, sottopagato, sottostimato, sottovalutato.” E chiuderei: “In Italia si muore di lavoro.”

Già, siamo al 07 marzo 2008. Duemilaotto. Eppur si muore.
Eppure si muore di lavoro.
Ma il lavoro non è una malattia.
Ma il lavoro non è guidare la macchina ubriachi.
Ma il lavoro non è una guerra.
Il lavoro è Vita.

Eppure in Italia si muore di lavoro. Si continua a morire di lavoro.
Mi mordo la lingua a sentire certe sterili polemiche sollevate da certi organi. Preferisco star zitto.

All’inizio parlavo di scenari remoti. Già, perché sembra di essere tornati indietro di un secolo quando i nostri avi partivano per cercar lavoro e in alcuni casi perivano al buio di pseudo fabbriche e miniere che sembravano anticamere dell’inferno. Oggi sicuramente l’estetica di fabbriche e miniere s’è addolcito, ma si continua a morire.
E le quattro ore di sciopero non bastano più. Non servono più.
Le chiacchiere da campagna elettorale non servono più. Se mai siano mai servite.
Le processioni, le manifestazioni non le vogliamo più vedere.

Non mi va di fare appelli. Non sono nella posizione.
Mi interessa chi vincerà le elezioni, certo, ma mi interessa ancora di più che chi le vinca cominci a far qualcosa di concreto.
Concretezza. Fatti. E non promesse.

Le promesse uccidono due volte. Le promesse mantenute invece non ci restituiranno i martiri del lavoro, ma per lo meno ci eviteranno di piangerne altri.
Perché nel 2008 è semplicemente assurdo che, in Italia, l’incidenza delle morti bianche sia rilevante sugli indici di mortalità del nostro paese quasi come, che so, la malattia del secolo.

Non si deve più morire per lavoro. E’ un dovere per ognuno di noi. Ancor più per chi decide per noi.
Se così non fosse allora sono pronto a lanciare una proposta ai nostri ricchi politici: un bel referendino costituzionale in cui si possa scegliere quale possa essere la formula migliore per riscrivere il nostro caro quanto obsoleto articolo 1 della nostra amata Costituzione.

Buon lavoro a tutti! Con la speranza di rivederci tutti alla fine del turno…

P.S.: con Tempi Moderni ci vediamo a maggio. E’ una scelta dettata dal fatto che probabilmente sarò impegnato nelle elezioni in qualità di candidato al consiglio comunale.

Prima che mi si dica che possa influenzare qualcuno, mi tiro fuori direttamente.