L’estate del ‘74 - Ventiduesima puntata

Dino Patruno Montagnola’s corner
Corato - venerdì 02 luglio 2010
L’estate del ‘74 - Ventiduesima puntata
L’estate del ‘74 - Ventiduesima puntata © n.c.

Vito, come gli altri nel capanno, udì gli spari provenire dall’esterno. Tutti si guardarono smarriti in cerca di una soluzione da prendere. Potevano cercare di sfondare la porta. Ma poteva essere pericoloso uscire dal capanno. I banditi, a giudicare dagli spari, dovevano essere ancora nei paraggi. Vito era stato sorpreso dall’abilità dei due baresi.

La prima volta che li aveva visti, gli erano sembrati più simili a Stanlio e Ollio che a due delinquenti professionisti. Invece, aveva dovuto ricredersi. Erano entrati al momento giusto dal retro, sorprendendo tutti. Poi, mentre Savino teneva tutti sotto controllo, Nicola aveva disarmato i due gorilla. Quindi, aveva esploso un colpo di pistola in aria. Lo sparo era il segnale che attendevano Tony e Pasquale per entrare a loro volta nel cantiere. In più era servito ad intimorire ulteriormente tutti gli astanti che erano stati invitati a sedersi a terra con le mani sulla testa. Avevano atteso l’arrivo degli altri due vigilanti che, come aveva previsto Tony, dall’ingresso si erano fiondati al capanno appena uditi gli spari.

E, una volta disarmati anche questi, si erano fatti consegnare da quei simpaticoni dei fratelli Asselta tutto il contante. Quindi erano usciti, avendo l’accortezza di chiudere tutte e due le porte dall’esterno con dei grossi lucchetti che avevano tirato fuori non si sa da dove , in modo da imprigionare tutti nel capanno.
“Posso provare io ad uscire.” Suggerì Vito. “ Attraverso il camino.” E guardò in alto. “Poi mi calo lungo la grondaia. E se il campo è libero provo ad aprire la porta.”

“Ma come fai ragazzo?” Si alzò una voce.

“ E poi può essere pericoloso.” Mormorò il padre vicino a lui.

“ Ce la fa. Ce la fa.” Disse Franco Asselta. “Ho visto come è agile sul lavoro. Si arrampica dovunque come una scimmia. Vero Vituccio?”

“ Non mi sembra che ci siano alternative. Se te la senti ragazzo ….. Io posso sollevarti il più possibile fin dentro la cappa.” Disse uno dei guardiani, un vero e proprio marcantonio.

“ Sono pronto.” Disse Vito.

“ Vetù …. “ Provò a fermarlo il padre.

Ma Vito era già in piedi sulle spalle del guardiano.

Quindi si arrampicò lungo la stretta canna del camino, approfittando con le mani nude dei minimi appigli che quella gli offriva. Arrivò in breve sul tetto del capanno. Una volta sopra, quasi perse l’equilibrio, a causa della pioggia che scendeva copiosa. Ma riuscì miracolosamente a rimanere in piedi e a strisciare sul tetto fino alla grondaia. Si lasciò scivolare usandola come un palo della cuccagna. Andò subito verso la porta sul retro. Armeggiò sul lucchetto per un po’. Per fare un po’ di scena. Se avesse voluto, l’avrebbe scassinato subito con un fil di ferro. Invece urlò: “Non riesco a rompere il lucchetto. Provo a vedere se trovo un attrezzo adatto in giro.”

“ Guarda sul tetto che stiamo finendo. Devono esserci tutti gli attrezzi. Lì c’è sicuramente una cesoia. Di quelle che servono a tagliare il ferro. Ma sta’ attento.” Gli gridò il padre.

“Sì. Sta’ tranquillo. Non vedo nessuno qui fuori. Se ne saranno andati.”

Benissimo. Aveva ora tutto il tempo per cancellare le tracce al cantiere e per controllare se i due compari avessero nascosto bene il denaro. Si fiondò verso il treruote del padre al parcheggio. Cercò freneticamente nel cassone. I sacchi erano lì. Li aprì. Soldi. Tanti soldi. Li rimise a posto e li coprì con i teli che suo padre portava sempre con sé. Tornò verso il viale. Ora doveva andare sul tetto per togliere la corda e prendere le cesoie di ferro per rompere il lucchetto. Arrivò vicino la siepe. La luce della luna balenò per un attimo dalle nuvole e fu allora che vide quel rivolo rosso. Si fermò. Risalì il rivolo. E fu così che arrivò nei pressi dei due cadaveri. Realizzò subito appena li vide. I baresi. Quegli spari. Tony.! Non poteva essere stato che lui. Li aveva uccisi. Sentì per la prima volta nella sua vita la sensazione della paura. Sicuramente Tony, al momento della spartizione del bottino, avrebbe ucciso anche lui. Certamente. Così non avrebbe diviso con nessuno e avrebbe eliminato pericolosi testimoni. Per la rabbia gli salirono le lacrime agli occhi. No! Invece Tony non avrebbe avuto un bel niente. Lo avrebbe preso lui tutto il denaro.

Tornò di corsa al treruote. Doveva fare presto. Entrò nell’ abitacolo al posto di guida. Mise in moto al primo colpo. Un momento. E se Tony fosse fuori ad aspettarlo? Poteva benissimo aver deciso di aspettare lui e il padre quando fossero usciti dal cantiere per ammazzarli prima di arrivare in paese. Certo. Mica avrebbe rischiato di aspettarlo in sala giochi. Spense il motore. Scese dal treruote. Doveva andarsene da dove erano entrati i due poveri baresi per essere sicuro di uscire vivo di lì. Quindi, andò di nuovo al cassone, prese i sacchi pieni di soldi e se li mise in spalla. E iniziò a correre verso la masseria tagliando per i campi. Continuava a diluviare. In pochi minuti, bagnato fradicio e con le gambe ricoperte di fango, raggiunse il cantiere.


Nello stesso momento Paolo rimuginava su come mentre seguiva a distanza il metronotte, si fosse imbarcato in quell’assurda situazione. E così pericolosa, inoltre. Proprio come nei libri d’avventure che amava tanto leggere. Solo che quella era la realtà e non era la trama avvincente di qualche storia per ragazzi. Tutto era iniziato la domenica mattina precedente quando aveva seguito quello strano tipo che aveva visto parlare con Vito durante la processione di San Cataldo.

E così, aveva spiato il loro incontro nei pressi del cimitero. Aveva visto che quel tipo gli aveva passato una pistola. E poi aveva origliato qualcosa a proposito di un colpo da fare l’indomani sera ad un cantiere lì vicino in città. Quindi, data la gravità di quello che aveva scoperto, si era deciso. E la sera stessa ne aveva parlato con Giorgio Mancini, il vigile notturno.

Quello aveva pensato un po’ dopo le sue parole. E poi, aveva considerato che non poteva certo allarmare le forze dell’ordine. Si trattava di notizie troppo esigue per la Polizia o i Carabinieri. E anche al suo comando. Se avessero saputo che stava dando credito al racconto di un ragazzino, gli avrebbero dato del pazzo. Figurarsi. Ma lui sapeva che quelle di Paolo potevano essere informazioni importanti. Allora, se Paolo se la sentiva di dargli una mano, avrebbero presidiato loro due il cantiere dove lavorava Vito. Pronti ad intervenire nel caso la rapina ci fosse stata davvero.

E così Paolo, non avrebbe saputo dire se per amicizia verso Vito o per amore d’avventura, aveva accettato.

Così, si erano appostati poco lontano l’ingresso del cantiere. Avevano assistito all’irruzione con il trattore di Tony e avevano poi sorpreso Pasquale all’uscita. Il quale, spaventatissimo, sotto la minaccia della pistola di Giorgio aveva subito spiattellato tutto. Quindi, avevano atteso pazientemente in macchina e avevano catturato anche Tony Pennellessa. E dopo averlo lasciato legato come un salame assieme a Pasquale nella macchina cui avevano forato prudentemente tutte le ruote, stavano risalendo il sentiero verso il capanno. Nel frattempo, Giorgio aveva avvisato il suo comando con la ricetrasmittente. Ma, temendo per le sorti di Vito, si era avventurato all’interno della villa senza aspettare i rinforzi. Naturalmente con Paolo. Preferiva averlo con sé.

Paolo aveva ubbidito e lo seguiva a qualche passo di distanza. Cercava di rimanere nella scia di Giorgio e di guardare bene dove metteva i piedi. Il sentiero si era trasformato praticamente in un ruscello. E l’acqua trascinava tutto con sé: terra, pietre e detriti vari. Giorgio ad un certo punto, gli fece cenno di passare oltre. Quando arrivò alla sua altezza, quasi lo spinse in avanti. Aveva trovato i cadaveri dei due banditi e aveva voluto risparmiargliene la vista. Arrivarono davanti al grande gelso. Giorgio fece cenno a Paolo di nascondersi dietro l’albero, mentre lui avanzava verso il capanno. Quando si avvicinò si rese conto della situazione e dopo aver scambiato qualche parola con quelli chiusi dentro, con un colpo di pistola fece saltare il lucchetto e aprì la porta. A quel punto anche Paolo li raggiunse. Nel capanno erano tutti molto agitati e, anche se in maniera molto confusa, riuscirono a raccontare ogni cosa a Giorgio. Dopo di che, Giorgio guardò tutti nella stanza e poi non trovando chi cercava chiese: “ Ma dov’è Vito? Il ragazzo?”

Gli rispose il padre: “ E’ uscito attraverso il camino. E’ andato verso la masseria per cercare qualche strumento per poter rompere i lucchetti …. “
Giorgio non lo fece nemmeno finire di parlare.

“ Dov’è la masseria?” Chiese. E, una volta ricevuta l’informazione, si rivolse a Paolo:
“ Presto ragazzo. Speriamo che non sia troppo tardi. Voi non muovetevi di qui. Può essere ancora pericoloso là fuori. Ma non preoccupatevi. Stanno arrivando i miei colleghi”

I due uscirono dal capanno correndo sotto la pioggia.

“ Sta sicuramente cercando di scappare. Magari col bottino. E sarà sicuramente sul cantiere perché se fosse uscito dall’ingresso lo avremmo visto. Dobbiamo impedirgli di fare una sciocchezza.” Disse Giorgio a Paolo, una volta che si furono allontanati dal capanno.

Arrivarono al cantiere, completamente inzaccherati e stanchissimi per la corsa in mezzo alla campagna inzuppata.

Giorgio accese la sua lampada a pile e iniziò a chiamare a gran voce Vito.

“ Vitooooo. Vieni fuori. Prometto che non ti accadrà nulla. Vitoooo. Qui c’è anche il tuo amico Paolo. E’ venuto per te.” E poi invitò Paolo a chiamare anche lui Vito.

“ Vitoooo. Sono Paolo. Non fare il fesso . Vieni fuori. “

Ma Vito non rispose. Giorgio allora suggerì di dividersi. Pensò che ormai non c’erano altri pericoli. I colleghi stavano per arrivare. I due delinquenti erano ammanettati nell’auto. Gli altri due erano morti. Si trattava solo di trovare Vito. Giorgio andò verso destra lungo la costruzione e mandò Paolo verso sinistra. Avrebbero prima fatto un giro intorno alla masseria. Quindi, sarebbero entrati e avrebbero continuato a cercarlo lì.

Paolo, camminando velocemente, arrivò fino a raggiungere la parte più estrema della masseria. Si guardò intorno. Niente. Chiamò ancora. In quel momento smise di piovere. Improvvisamente. Paolo istintivamente alzò la testa.
E fu allora che lo vide. Vito penzolava da una corda sospesa almeno dieci metri dal suolo e con qualcosa in spalla che non doveva certo agevolargli il compito. Era giunto esattamente a metà della lunghezza della fune.

“ Vitoooo. Ti ho visto. Torna giù. Dove vuoi andare?”

Vito si fermò sentendo la voce dell’amico. Poi riprese la sua traversata, anche se più lentamente.

“ Vito! Torna indietro. Ti stai rovinando per sempre. Quello che stai facendo è molto grave. Credimi. Sono qui con Mancini. Il metronotte. Mi ha detto che te la puoi cavare ancora.” Silenzio. “ Ti prometto che a Milano ci andiamo lo stesso. E con Grazia.”

Vito si fermò di nuovo. Dondolò per qualche secondo. Non pioveva più, ma il vento continuava a soffiare impetuoso.

Paolo capì che non doveva mollare.

“ Vito! Adesso vengo su pure io. Così ti aiuto a scendere. Ok?”

Vito si lasciò dondolare ancora qualche secondo. Poi, invertì la direzione e prese a muoversi verso il tetto.

“ Bravo Vito.” Urlò Paolo trionfante. “ Vengo su a prenderti.”

“ Tu non vai proprio da nessuna parte, bamboccio.” Gli ringhiò la maschera inferocita di Tony che improvvisamente, come emerso dalla fanghiglia, gli si parò davanti. “ La prossima volta, ricordatevi che delle semplici manette e una botta in testa non bastano a fermare Tony.”

Paolo cercò di scappare. Ma Tony gli si lanciò addosso, buttandolo a terra. I due rotolarono avvinghiati nel terreno fangoso. Fino a che Tony colpì Paolo in viso con un poderoso pugno. Tony si risollevò trascinando con sé Paolo ormai stordito. Si portò fin sotto la corda dove si trovava ancora Vito che nel frattempo era quasi arrivato al tetto.

“ Vitoooooo. Mi senti ? Guarda un po’ qui.” E così dicendo tirò fuori dallo stivale destro un coltello dalla lunga lama insanguinata.

“ Ti prometto che se lanci quei sacchi che hai con te, lascio andare il tuo amico. Altrimenti … “ Portò il coltello alla gola di Paolo mimando il gesto di tagliarla.

“ Dimentichi che ho la pistola, bastardo.” Gli urlò Vito. E con un colpo di reni si lasciò penzolare reggendosi con una sola mano, mentre con l’altra imbracciava la pistola.

Tony iniziò a ridere selvaggiamente. “ Prova! Prova a sparare” Gridò continuando poi a ridere forte.

Vito provò a sparare. Ma con rabbia si rese conto che la pistola sparava solo a salve. Era solo una stupida scacciacani. La scaraventò via mentre Tony continuava a minacciare di uccidere Paolo.
Vito lanciò allora i sacchi con il denaro sul terreno poco distante da Tony.

Tony lasciò cadere Paolo per terra e si avventò sui sacchi avidamente. Infilò una mano dentro e una volta toccate le banconote, sorrise.
“ Bravo Vito. Ho sempre pensato che fossi un ragazzino sveglio. Ce la stavi quasi facendo a fuggire con il malloppo. Proprio come volevo fare io. Ma tu lo avevi capito vero? Io e te siamo proprio uguali. Saremmo stati proprio una bella coppia . Quasi mi dispiace quello che sto per fare. Ma lo devo fare. Ti rendi conto che non posso lasciarti andare. Vero?” Tony infilzò il coltello nel tronco di un albero vicino e fece balenare in mano una pistola.

Vito prese a muoversi velocemente sulla corda aiutandosi febbrilmente con tutte e due le mani, nel tentativo di raggiungere quanto prima il tetto.

“ Questa è una pistola vera . E’ quella di quel metronotte. Sapessi che faccia ha fatto quando mi ha visto. Come se avesse visto un fantasma. Talmente sorpreso, che non si è accorto neanche che lo stavo accoltellando. E adesso tocca a voi. Scusate, ma ho una certa fretta. Pasquale mi sta aspettando.” Concluse asciutto Tony.

Vito avanzava sempre più velocemente sulla fune, anche se era stanchissimo e le braccia quasi non le sentiva più. Tony puntò la pistola. Ma in quel momento si accorse che Paolo stava rinvenendo.

“ Non ti dispiace se prima penso al tuo caro amichetto.” Quindi, distolse la mira da Vito e puntò la pistola verso Paolo.

Tony alzò il cane della pistola . Annunciato da un urlo altissimo e straziante il corpo di Vito si abbatté su Tony scaraventandolo a terra. Dalla pistola partì un colpo nel momento in cui i due corpi si schiacciarono al suolo. Dopo di che, solo il rumore della pioggia che aveva ripreso a scendere forte, ruppe il profondo silenzio che era improvvisamente sceso sulla campagna.