L’estate del ‘74 - Ventesima puntata

Dino Patruno Montagnola’s corner
Corato - venerdì 18 giugno 2010
L’estate del ‘74 - Ventesima puntata
L’estate del ‘74 - Ventesima puntata © n.c.

“Io vengo subito. Vado a fare un giro.” Disse Tony lisciandosi per l’ennesima volta il suo celeberrimo ciuffo.

“Tanto so dove vai Capo.” Gli fece eco Pasquale, tutto intento a lustrare il flipper “Las Vegas”. Fra qualche minuto la sala giochi avrebbe aperto le sue porte a decine di avventori pronti a dissipare lì dentro gran parte del tempo della loro domenica. Tutto, quindi, doveva essere luccicante e lustro. Ancora meglio di tutte le luminarie per la festa di San Cataldo che impreziosivano il Corso.

“Tu vai a vedere il Santo. La processione. Come tutti i bravi coratini.” Ammiccò ancora Pasquale.
“E allora? San Cataldo è un grande Santo. Ricorda, che se sei qui oggi, bello, vivo e vegeto e perché tanti e tanti anni fa il Santo salvò Corato e i tuoi nobilissimi antenati dalla peste. La peste. Hai capito?”

“Sì. Va bene. Ma non credo che sia una buona mossa farsi vedere in giro in questo momento. Domani sera dobbiamo fare una rapina e …. “

“ E vedi che sei il solito citràune.” Lo interruppe Tony mollandogli uno spaventoso manrovescio. Pasquale barcollò vistosamente e a stento riuscì a mantenersi in piedi.

“ Intanto, se mi vedono alla processione è una cosa buona, perché la gente penserà che sono un buon cristiano, rispettoso delle tradizioni e quindi della legge. Di Dio e degli uomini. Poi, la protezione del Santo ci vuole. Stiamo per fare un colpo durante la sua festa, sì o no?

A danno di quei miscredenti di andriesi che per il loro profitto fanno lavorare le persone anche durante il suo giorno di festa. Non credi che San Cataldo sia contrariato per questo? Noi però siamo i suoi servitori, perché è lui che ci ha mandato quest’occasione. E dobbiamo quindi ossequiarlo e ringraziarlo. Perché abbiamo bisogno di tutto il suo appoggio. Altrimenti tutto andrà storto. E poi devo beccare Vito. Là in mezzo a tutta la gente oggi lo troverò. Sa bene che non deve farsi più vedere qui nella sala giochi.”

“ E cos’altro devi dirgli ancora a quel bamboccio?” Chiese Pasquale mentre la testa ancora gli rintronava tutta.

“ Ma certo che sei proprio …. Innanzitutto ,mi devo accertare che non si tiri indietro all’ultimo momento. Ricordati, che è lui che ci farà entrare nel cantiere domani sera. E quindi per la buona riuscita del colpo il suo apporto è indispensabile. Senza di lui il colpo non si può fare. E poi gli ho promesso che gli avrei dato questa per l’occasione. ”

“ Una pistola? Ma sei pazzo. “

“ Ma non vedi che è un ferrovecchio? E per di più è caricata a salve. Credi che sia talmente stupido da mettere un’arma in mano a quel ragazzino?”

Pasquale lo guardò prima sorpreso. Poi ammirato. Infine, insieme al suo bieco compare scoppiò in una torva risata.

“ Presto Paolo, presto! Altrimenti ci perdiamo il Santo. La processione sarà già cominciata.”

Paolo cercava di annodarsi il cravattino. La nonna gli aveva detto che era appartenuto a suo padre, ma che era ancora di gran moda.

“ Sì, nonna. Arrivo.” Gridò dalla sua stanza.

“ E tu spicciati.” Fece poi la nonna rivolta al marito.

“ Bhe! Che se vai di “fodde” io non ci vengo. Ho ancora bisogno di tempo e poi tu mi fai venire la “suste” ogni volta che si deve andare da qualche parte.”

“ Oggi non andiamo in un posto qualunque. Oggi c’è la processione di San Cataldo. E’ importante. Per tutti noi. E San Cataldo non aspetta.”

“ E allora, iniziate ad andare. Io, se ce la faccio, vi raggiungo.”

“Vieni, Paolo. Andiamo. Prima che faccio qualche peccato con le parole, per colpa di quest’uomo. Proprio in questo santo giorno. Mo, vieni qui. Te lo aggiusto io, il cravattino. Hai visto quanto è bello Paolo? Sembra tutto suo padre.”


Per fortuna no. Pensò invece il nonno. E fece un cenno con la mano per salutarli mentre uscivano. Appena furono usciti, si spogliò lentamente. Aveva fatto apposta a perdere tempo. Quell’anno non voleva andare alla processione. Era troppo arrabbiato. Soprattutto con San Cataldo.

Stava andando tutto male. L’annata delle olive era andata male. Il vino era buono ma stava in cantina e non si vendeva. Per le mandorle era stata un’ottima annata. Ma proprio per questo i prezzi erano scesi e lui aveva ricavato quattro lire. Si distese sul letto. Non voleva ammetterlo ma quello stronzo di suo figlio forse aveva ragione. Forse l’unica vera soluzione era vendere tutto a Salvatore. Oppure fittargli la terra , se non poteva permettersi di comprarla. Doveva prendere una decisione. E San Cataldo, di certo in questo non poteva aiutarlo.

Paolo non immaginava che a Corato ci potesse essere così tanta gente. Erano arrivati subito sul Corso in prossimità di Piazza Cesare Battisti dove si accalcavano i fedeli in trepida attesa per il passaggio del Santo. Tantissime persone vestite a festa di tutte le età e di ogni estrazione sociale , cercavano di trovare la posizione migliore per vedere la statua del Santo quando questa sarebbe passata. La nonna era molto tesa. Paolo, che aveva imparato a conoscerla bene, non riusciva quasi a riconoscerla.

“ Di qui. Vieni. Di qui lo vediamo bene.” Diceva la nonna addentrandosi in quella folla festosa.

Paolo cercava di starle dietro, anche se questo voleva dire pestare letteralmente i piedi alle persone.

La nonna alla fine, vedendo che il nipote rimaneva indietro, gli afferrò la mano e iniziò a trascinarlo di peso, incurante delle proteste della gente. Fino a che arrivarono proprio a ridosso dello Stradone in primissima fila. La nonna allora, in tono
trionfante esclamò : “Appena in tempo”.

Infatti , proprio in quel momento stava passando il Busto d’Argento di San Cataldo sorretto dalle braccia possenti dei devoti appartenenti alla Confraternita del Santo. In quel momento si fece silenzio. Un silenzio irreale e impossibile, pensò Paolo ,per la presenza di tutte quelle persone.

el raccoglimento generale, Paolo guardò in direzione del Santo, cercando di concentrarsi e di chiedergli qualcosa di importante. Perché la nonna gli aveva detto che, se veniva richiesto con il cuore, qualsiasi buon desiderio veniva esaudito dal Santo. Paolo, allora, si raccolse tutto in se stesso e non appena la Statua di San Cataldo gli fu davanti, sollevò lo sguardo e …. Fu accecato dal riflesso dei raggi del sole sul busto argenteo, tanto che fu costretto a distogliere lo sguardo dal Santo.

E fu allora che lo vide. Vito. Era dall’altra parte del Corso e confabulava con uno strano tipo. Un elegantone. Tutto vestito di bianco. E con dei curiosi capelli tutti tirati in alto. Fu solo un attimo. Il tempo di battere le ciglia e Vito non c’era più. Tanto da fargli pensare che si fosse trattato di un’allucinazione o giù di lì. Mentre quello strano tipo era ancora lì. E sembrava pregasse, benché avesse un ghigno malefico disegnato sul volto che non prometteva nulla di buono.

Nel frattempo, mentre San Cataldo stava per superarli, si accorse che la nonna aveva lanciato qualcosa dentro il baldacchino del Santo. Si girò verso di lei. Era visibilmente emozionata. Ed accortasi che il nipote la stava osservando , si asciugò velocemente una lacrima che le stava scendendo lungo la guancia, e lo strattonò via, invitandolo con le spicce a tornare verso l’interno della Piazza. Quando, dopo essersi fatti largo nella folla, riuscirono a sfociare lungo via Di Vittorio, la nonna gli prese la mano e gli disse :” Mi raccomandò di non far parola al nonno di quello che hai visto.”

“ Di che parli nonna?”

“ Dell’anello che ho lanciato al Santo. Sai, perché ho chiesto una grazia.”
E se lo abbracciò forte.

“ Era l’anello del mio fidanzamento. Ci tenevo tanto. Ma la grazia che ho chiesto è troppo importante. E San Cataldo esaudirà la mia preghiera.”

Ma Paolo già non l’ascoltava più. Pensava a Vito che aveva visto con quello strano tipo. Vito gli aveva detto che per quel giorno lui sarebbe andato fuori per certe cose e che per questo non potevano stare insieme. Si sarebbero visti, ormai, solo l’indomani notte, nel cortile di casa sua, dove avevano appuntamento anche con Grazia, per partire alla volta di Milano.

Ma perché gli aveva detto così ,quando invece era in giro come al solito? E soprattutto, chi era quel losco personaggio con cui stava parlando? Gli tornarono in mente le parole del metronotte che lo aveva invitato a tenere gli occhi bene aperti. Doveva trovare il modo di stare ancora in giro e cercare di beccare Vito.

“ Nonna scusa. Posso andare a prendere lo zucchero filato, ora che è passato il Santo? Mi è venuto il desiderio nel guardare tutte quelle belle bancarelle.”

La nonna lo guardò amorevolmente. Gli disse però di non tardare molto e di stare attento . Ma volle fidarsi di lui e lo lasciò andare. Lo seguì con lo sguardo fino a che non scomparve nella folla.