L'estate del '74 - Diciassettesima puntata

Dino Patruno Montagnola’s corner
Corato - venerdì 28 maggio 2010
L'estate del '74 - Diciassettesima puntata
L'estate del '74 - Diciassettesima puntata © n.c.

“Allora, Paolo hai visto che è andata come ti dicevo io? Alla fine la Germania ha vinto i Mondiali. Si sono dimostrati troppo forti i Tedeschi. L’hai vista la finale no? E poi non dimenticare che giocavano in casa. Che nel calcio, conta molto”.

Paolo ascoltava emozionato la voce del padre al telefono. Non gli sembrava vero. Una telefonata dopo tanti giorni. Finalmente uno dei suoi genitori che si interessava a lui. No. La partita non l’aveva vista. Ma non poteva dirgli perché. Perché si era sbronzato quel giorno. E dopo una rissa.E comunque ora gli premeva sapere un’altra cosa.

“Papà quando vieni a prendermi?”

Silenzio dall’altra parte della cornetta. Forse era caduta la linea. Ma poi Paolo sentì il respiro del padre dall’altro capo del filo.

“Paolo. Oh! Mi senti? Queste cabine del “… Sacramentò il padre.

“Sì, sì. Ti sento adesso. Ma dove sei? Quando vieni qui?” Gli chiese Paolo a voce alta.

“ Guarda … Sono a Milano per certi affari. Sai, per quel nuovo lavoro. Diventare industriali non è mica facile. Ma ormai è quasi fatta. E appena mi libero, stai tranquillo che vengo a prenderti e ce ne andiamo al mare. Io e te.”

“ E la mamma? L’hai sentita?”
Fece con voce soffocata Paolo.

“ Mi sa che anche lì avevo ragione io Paolo.” Rispose il padre dopo qualche interminabile secondo. “Non si è fatta sentire neanche da te, vero?”

Paolo non ebbe la forza di rispondere. Gli sembrava ancora tutto così assurdo.

“Senti, Paolo. Sto finendo i gettoni. Saluta i nonni, mi raccomando. E non ti preoccupare. Ci vediamo pr …”. Non riuscì a finire la frase. La linea questa volta era caduta davvero. Oppure i gettoni erano finiti.

Paolo rimase ancora con la cornetta attaccata all’orecchio. Come se la voce del padre dovesse riemergere prima o poi come per incanto.

“Guarda che se non riattacchi, non ti può richiamare.” Osservò Grazia che aveva notato che la telefonata era finita.

Paolo arrossì nel rimettere a posto il telefono.

“Hai ragione. Scusami.”

“Non c’è motivo per scusarsi. Davvero. Era tuo padre?”
E poi sottovoce: “Mica ti viene a prendere. Vero?”

“Mi sa di no.”
Sospirò Paolo.

“Allora ti accompagno all’uscita.” Continuò poi a voce piuttosto alta, come per farsi sentire da qualcuno, notò Paolo.

Poi gli sussurrò :“Appena puoi scendi in piazzetta da Vito. Mi raccomando” E poi concluse con un leggero rossore : ”Sono davvero contenta che ti sia ripreso così bene.”

Paolo rimase imbambolato sulla soglia a guardarla fino a che una voce proveniente dall’interno della casa che sembrava quella di un cavernicolo, urlò qualcosa in dialetto che Paolo non riuscì a comprendere, ma che costrinse Grazia a rientrare frettolosamente. Rimase solo davanti alla porta chiusa con tutte le cose che aveva da dirle a ronzare fastidiosamente nella sua mente.

Si scosse e scese le scale. Lentamente. Era ancora pieno di dolori. Anche se non erano quelli a recargli la maggiore sofferenza. La telefonata del padre ad esempio. Era stato il nonno a comunicargli che quella sera il padre l’avrebbe chiamato al telefono dei vicini. Quella breve chiacchierata col padre, anche se gli aveva fatto un enorme piacere gli aveva confermato che la sua permanenza a Corato si sarebbe ancora protratta.

E la madre? Possibile che il suo odio per il marito fosse così forte da costringerla a rinunciare anche all’amore verso il figlio? Da obbligarla a non cercarlo, a non fargli avere sue notizie? Non riusciva proprio a comprendere quel silenzio da parte sua. Cosa era successo di tanto grave nei suoi confronti? Forse aveva proprio ragione il padre. Delle donne non ci si poteva proprio fidare.

Si convinse, pertanto, ancora di più, che la fuga rimaneva l’unica via praticabile. Avrebbe solo parlato prima con Vito per capire se era vero tutto quello che gli aveva detto Grazia e se valeva la pena unirsi a loro.

Rientrò a casa. La nonna stava preparando la cena. Il nonno come al solito stava ascoltando la radio.

“Nonna posso scendere in piazzetta per qualche minuto? Vorrei fare due passi. Sai dopo questi giorni trascorsi chiuso in casa ….. “

“Ma certo Paolo. Vai pure. Quando è pronto ti chiamo dal balcone”.
Gli disse dolcemente la nonna.

Paolo sapeva che i nonni non si fidavano moto di lui. E del resto come dare loro torto?

“Sì. Sto qui sotto. Non mi allontano”.

Scese quindi le scale. Aprì il portone e uscì in strada. A quell’ora la piazza era piena di gente. Un via vai continuo, chiassoso. Quasi festoso, osservò Paolo. Uomini che chiacchieravano animatamente divisi in piccoli crocchi. Giovanotti che “posavano” cercando di fare colpo sulle ragazze. Che a loro volta, tentate dai corteggiatori, rallentavano il loro passo svelto ma esitanti sul da farsi. Coppiette che passeggiavano su e giù per la piazza ,quasi sospese, inconsapevoli di tutto ciò che accadeva loro intorno.

E poi ragazzini. Tanti. Dovunque. Impegnati nei giochi più diversi ed assurdi. Paolo cercò di distinguere tra tutte quelle sagome quelle di Vito e i suoi amici. E dopo qualche minuto li vide. Poco distanti. Fingevano di giocare a bagnarsi tra loro con delle piccole buste d’acqua. In realtà, bagnavano i passanti, soprattutto ragazze. Paolo sorrise. Sembravano divertirsi molto. Fece qualche passo nella loro direzione. Poi guardò verso la casa. Suo nonno era al balcone. Fumava e non lo perdeva di vista.

Gli fece un cenno per segnalargli che l’aveva visto. Paolo rispose alzando la mano. Poi si incamminò con decisione verso il centro della piazza. Vito e gli altri stavano proprio sciamando verso di lui. Rallentò il passo. Vito gli arrivò proprio di fronte correndo. Quando lo vide si arrestò di botto, sorprendendo gli altri che continuarono per inerzia a correre ancora, sorpassandoli.

“Ti manda Grazia?” Gli chiese Vito.

”Sì.”

“Che hai deciso?”

“Dobbiamo parlare prima.”

“Vetù. Statte attende a cudde ….. “
Gli urlò Ciccillo, avanzando minacciosamente verso di loro.

“Non qui. Con questi “ vruocche de lattughe“ tra i piedi. Nel cortile di casa tua. Domani sera alle nove. E scusa”.

Paolo non fece in tempo a dire “Di che?”, che si ritrovò tutto bagnato, mentre Vito schizzò via raggiungendo gli altri che gridavano felici : “ U gavettone. U gavettone.”

Ma prima di sparire Vito si girò a guardare Paolo. Gli fece un cenno con la mano a mo’ di saluto e si allontanò seguito dagli altri che continuarono a canzonarlo pesantemente. Paolo, dopo aver perso di vista Vito e gli altri guardò verso il balcone di casa. Il nonno si era rizzato in piedi e faceva ampi gesti per dirgli di rientrare immediatamente.

Paolo gli fece un gesto per dire che andava tutto bene. Tutto sommato si era rinfrescato un po’. C’era un’afa veramente opprimente quella sera. Ma prima che potesse fare un passo,si avvicinò a lui solo un metronotte in bicicletta. Lo riconobbe subito. Era quello della sua prima sera a Corato. Quando si era nascosto nell’auto e aveva poi sorpreso Vito a rubare.

“Tutto bene?” Gli chiese la guardia giurata.

“Sì. Penso di sì”. Rispose Paolo bagnato dalla testa ai piedi.

“ Ti consiglio, comunque ,di farti un bel bagno una volta a casa. So per certo, che non è tutta acqua quella che precisamente hai addosso.”

Paolo istintivamente si annusò un braccio. Capì che il metronotte aveva ragione. Quel figlio di buona donna di Vito.

“E’ solo un po’ d’acqua .” Mentì .

“Vorrei dirti qualcosa prima di andare ragazzo. Visto che ci tieni tanto al tuo “amico”, ti consiglio di tenerlo d’occhio. Soprattutto, per certe frequentazioni che ha ultimamente. Perché, vedi ,queste sono fesserie. Anch’io facevo gavettoni da ragazzo. Ma cercare di rubare un auto, oppure quello che c’è dentro è un’altra storia. Così come è un’altra storia architettare con dei veri delinquenti qualcosa di ancora più grave.”

“Non so come potrei. Io esco molto di rado e poi, lo sa, non sono di qui”.
Si schermì Paolo.

“Questa è una cosa che può, invece, tornarci utile. Comunque, sappi che io ci tengo molto a quel ragazzo, anche se sembra il contrario. Io non voglio che si rovini o faccia una brutta fine. Quindi, se dovessi accorgerti di qualcosa di strano,vieni pure a riferirmela. Io, di solito, a quest’ora sono nel tuo quartiere. Ora vatti a cambiare. Non vorrei che tutta quest’ acqua ti provocasse una polmonite.”

Paolo assentì col capo e dopo aver salutato il metronotte si mosse verso casa.

Si sentiva tutti gli occhi della piazza addosso oltre a quelli del nonno che seguivano preoccupati ogni suo passo. Ma la cosa positiva era che aveva avuto il contatto con Vito. Finalmente avrebbe saputo. Anche se avrebbe dovuto stare con gli occhi bene aperti. A maggior ragione dopo lo strana richiesta di aiuto del metronotte.

Quella sera il nonno,per consolarlo delle ultime disavventure, gli regalò una rivista di calcio dove c’erano tutte le foto a colori della finale del Mondiale che a causa della sbronza non era riuscito a vedere. Quel gesto gentile da parte del nonno lo fece sentire in colpa per la fuga che tramava alle sue spalle e per tutte le menzogne che aveva detto.

Ma se ne liberò subito promettendogli che l’avrebbe seguito in campagna un giorno di quelli. Poi, prima di addormentarsi, lesse tutta la cronaca della finale e apprezzò i gol nelle belle foto a colori del giornale. E dire che la sua Olanda era andata pure in vantaggio. E al primo minuto. Con un calcio di rigore provocato da Cruyiff e trasformato in gol da Neskeens.

E poi cosa era successo? La Germania aveva iniziato a macinare il proprio gioco, mentre l’Olanda si era come eclissata dopo il gol. La Germania aveva prima pareggiato, sempre su calcio di rigore con Breitner e poi Gerd Muller, probabilmente il più grande centravanti di tutti i tempi come sosteneva il giornalista, aveva trovato il vantaggio con una giravolta in area di rigore che aveva lasciato di stucco la difesa olandese, consegnando di fatto la vittoria alla Germania.

L’Olanda, in assoluto la squadra che aveva giocato il miglior calcio del torneo, era incredibilmente mancata proprio nel momento più importante. Paolo chiuse il giornale e si mise a letto. Ma nonostante fosse molto stanco, riuscì ad addormentarsi solo a notte fonda.

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