L'estate del ‘74 - Quindicesima puntata

Dino Patruno Montagnola’s corner
Corato - venerdì 30 aprile 2010
L'estate del ‘74 - Quindicesima puntata
L'estate del ‘74 - Quindicesima puntata © n.c.

E’ molto buono il riposo,quando si è tirata la slitta per tremila miglia. E diciamolo pure: mentre gli guarivano le ferite e gli tornavano la carne e i muscoli, Buck impigriva.

Tutti, del resto, impigrivano : Buck, John Thornton e Skeet e Nig, aspettando che scendesse lo zatterone e li portasse a Dawson. Skeet, una piccola setter irlandese, fece subito amicizia con Buck, il quale del resto, più morto che vivo, non sarebbe stato in grado di respingere gli approcci.”

Paolo richiuse il libro. Non ce la faceva proprio a leggere. La testa gli faceva ancora molto male. Abbandonò la testa sul cuscino. Sospirò. La prima sbornia della sua vita. Aveva vomitato anche l’anima quando si era finalmente risvegliato. Aveva dormito quasi sedici ore. Almeno così gli avevano detto i nonni. Li aveva trovati accanto al letto al suo risveglio. Mille domande gli pulsavano nella mente.

Ad esempio: nel suo letto come ci era arrivato? L’ultimo brandello di ricordo che gli era rimasto appiccicato come un coriandolo fastidioso nella sua mente ottenebrata dal vino, era l’immagine della ragazzina che danzava nel cortile. O era stato tutto un sogno? E quando si era addormentato? E quelle altre ferite che aveva sulle braccia e sul torace come se l’era procurate?

I nonni erano stati piuttosto vaghi sull’argomento. Sembravano semplicemente contenti che fosse lì con loro e che si stesse riprendendo. Era venuto anche il medico. Lo aveva guardato severamente. Gli aveva rivolto delle domande molto secche. E dopo una visita meticolosa e silenziosa gli aveva medicato tutte le escoriazioni dovute alla rissa e alla caduta e gli aveva consigliato riposo assoluto e una dieta a base di brodo vegetale più una “treccia” al giorno.

“In bianco per una settimana mi raccomando”. Aveva sentenziato il medico. Poi aveva salutato bruscamente e se n’era andato. Paolo aveva sonnecchiato ancora tra un pensiero e l’altro fino all’ora di pranzo quando si era sforzato di mandare giù qualche cucchiaio di brodo che premurosamente gli aveva preparato la nonna.

Dopo il magro pranzo, non potendo abbandonarsi al piacere della lettura, né ad altra attività, causa un senso di completa spossatezza, cercò di mettere a fuoco i momenti precedenti al buio totale che era calato a partire dalla sbornia in poi.

Ma per quanto si fosse sforzato, non riuscì a squarciare il velo di tenebra che avvolgeva i suoi vaghi ricordi. Fino a che sopraggiunse un aiuto insperato e del tutto inatteso destinato a mutare anche il destino della sua permanenza a Corato.

Infatti, ad un certo punto del pomeriggio, la nonna gli aveva annunciato una visita. Una bella sorpresa, aveva detto.

Paolo si era faticosamente assiso sul letto appoggiando la schiena ai cuscini ed era rimesto in curiosa attesa. Chi mai poteva venire a trovarlo lì? A Corato? Forse suo padre che aveva saputo ….

Quando Grazia era entrata nella stanza per poco non era caduto giù dal letto. Era proprio lei. La ragazza che danzava nel cortile. La nonna sembrava conoscerla bene. L’aveva presentata come la ragazza che abitava al piano di sopra. Si poteva dire che l’aveva vista nascere. Aveva portato una crostata. Fatta da lei. Sì. Perché il nonno era andato da loro per usare il telefono. Per chiamare il medico per lui. Così il nonno aveva raccontato tutto. E lei allora da buona vicina aveva manifestato il desiderio di conoscere quel loro nipote e aveva preparato un dolce. Proprio per lui.

Paolo aveva farfugliato qualche parola di ringraziamento e poi si era rannicchiato tra le lenzuola. Anche Grazia era arrossita a sua volta ed era rimasta impalata sulla porta con la crostata in mano senza sapere bene cosa fare. Al che, la nonna li aveva tirati via d’impaccio intimando a Grazia di accomodarsi sulla poltroncina vicina al letto di Paolo. Poi aveva preso la crostata e aveva detto che la portava in cucina per fare le porzioni. Quindi era uscita dalla stanza lasciandoli per qualche minuto da soli.

“Come ti senti ?“ Chiese premurosamente Grazia appena fu sicura che la nonna fosse lontana.

“Sto bene. Grazie”. Rispose Paolo cercando per un momento di reagire alla spossatezza che sentiva invaderlo tutto.

“Vedo. Stai meglio. Ci hai fatto prendere proprio un bello spavento“.

“A chi avrei fatto prendere uno spavento?”

“Ma come non ricordi? A me e a Vito. Sei caduto. Dal tuo solaio sul cortile interno. A peso morto. Sei svenuto. Forse perché eri ….. non stavi tanto bene insomma”.

Paolo arrossì. “Vuoi dire che ero ubriaco. E pensare che credevo fosse tutto un sogno. Sì. Adesso ricordo. Tu danzavi in cortile. Io stavo guardando”. Paolo arrossì ancora di più. “ E poi ho perso l’equilibrio e sono caduto di sotto. Poi non ricordo più nulla. Ma non eri da sola in cortile?”

“No. C’era anche Vito. Lui ti conosce bene e ci hai anche parlato. Anche se non ti ricordi. Poi sei svenuto di nuovo e ti abbiamo portato dietro la porta di casa”.

“Ora si spiega tutto”. Fece Paolo pensieroso.” E tu come conosci questo Vito che dice di conoscermi? Se è quello che dico io è un vero e proprio delinquente".

Questa volta ad arrossire fu Grazia. “Non è come sembra. E’ un ragazzo un po’ vivace. Ma non è cattivo. Anzi lui ti ammira. Ha detto che sei coraggioso quanto lui. E che sei un suo amico. E poi …. “

“ E poi?” Incalzò Paolo.

Grazia si avvicinò al letto e soffiò nell’orecchio di Paolo : “Noi sappiamo che vuoi scappare. Tu vuoi tornare a Milano”.

“E allora?” Deglutì Paolo.

“Anche noi vogliamo andarcene. Ti aiuteremo a scappare. Se tu aiuterai noi”.

“ Ma voi perché volete scappare e poi io in che modo potrei aiutarvi?” Chiese Paolo.

Grazia stava per rispondere quando trionfante rientrò la nonna con i piattini con le fette di crostata.

“Allora, avete fatto amicizia. Vero? Non avevo dubbi. Vedrai Paolo, che grazie a questa bella visita e a questa buona crostata ti sentirai subito meglio”.

“Chiedo scuso signora, ma non posso fermarmi ancora”. Disse improvvisamente e con fermezza Grazia. “Devo proprio scappare. Papà tra poco rientrerà dal lavoro e lui ha bisogno di trovarmi a casa”. E poi rivolta a Paolo: “ Piacere di averti conosciuto Paolo. Ci vediamo presto. Spero che diventeremo buoni amici”. Disse sorridendo.

Paolo non fece in tempo a rispondere che quella era già in corridoio.

“Non disturbatevi signora. Conosco la strada”.

La nonna alzò le spalle e porgendo il piattino a Paolo disse: “ E’ una ragazza un po’ strana. Sta sempre per conto suo. Mi sono meravigliata molto di questa visita.Ma è tanto brava. Tutta sua madre, buonanima. Una vera santa donna. Che sopportava quel marito. Terribile. Come faceva. E come fa questa povera creatura, adesso. Non si sa”.

Paolo mandò giù a fatica un pezzo di crostata, rimuginando sulle parole che gli aveva detto Grazia. Una cosa era certa. Aveva dei compagni di fuga. Insperati. Sconosciuti. Inaffidabili, forse. Ma che non lo facevano più sentire solo. Buona questa crostata. Pensò. E mandò giù un altro boccone, sorridendo.

“Mangia. Mangia “la nonna”. Che starai meglio. Vedrai”. Concluse la nonna con dolce premura.