L’estate del ‘74 - Undicesima puntata

Dino Patruno Montagnola’s corner
Corato - venerdì 19 febbraio 2010
L’estate del ‘74 - Undicesima puntata
L’estate del ‘74 - Undicesima puntata © n.c.

Vito uscì dal salottino di Tony dopo un’ora buona. Richiuse la porta. Guardò nella sala giochi.

I suoi erano ancora dentro intenti a giocare a calciobalilla. La televisione era spenta. La partita doveva essere già finita. Davanti alla porta, seduto, c’era solo Pasquale che li teneva d’occhio con l’aria di un cagnaccio da guardia.

Vito allora chiamò a raccolta i suoi che furono ben contenti di rivederlo tutto intero. Confabulò con loro brevemente e poi si diresse sicuro verso l’uscita del locale. Allora, Pasquale si alzò di scatto e con la sua enorme mole ostruì completamente l’uscita.

“Spostati panzone o dobbiamo darti un’altra ripassata? Anzi, no. Che ne dici se chiamiamo il mio amico Toni? Sentiamo lui che dice.”
Disse Vito.
Pasquale, se solo avesse potuto, avrebbe volentieri strangolato Vito con le sue stesse mani. Ma quel dannato ragazzino, chissà come, doveva aver raggirato in qualche modo anche quel furbone di Toni, visto che era uscito dal suo salottino con le sue gambe. Quindi,a malincuore, levò il catenaccio e aprì la porta . I ragazzini uscirono alla svelta ad uno ad uno fino a che arrivò il turno di Vito.

“Statte bbuone”. Salutò ironicamente Vito. Pasquale riuscì ad afferrarlo per un braccio. A Vito sembrò che stesse per staccarglielo. “Ci vediamo presto, ragazzino”. Lo minacciò quello.

“Stai sicuro”. Ebbe la forza di rispondere Vito, riuscendo a divincolarsi dalla morsa del ciccione.

Attraversò la strada e raggiunse gli altri che si stavano allontanando verso il centro. I suoi erano molto agitati per quello che era accaduto e che avevano visto.

“Ma che sei stato a fare là dentro con quello tutto quel tempo. Noi ce la stavamo facendo sotto. Fingevamo di vedere la partita con la paura di essere menati prima o poi da quel panzone. Tu sei completamente “fatue” .Ca cudde è ne cristiane pericolose….”. Gli disse Ciccille detto “Sartascene”.

“Non sapevamo che fare. Abbiamo pensato che quello poco poco ti riempiva di mazzate.”Ansimò Nino “Sanghelatte”.

“Sì, sì. Quello non è il solito grattuso come noi. Quello è un delinquente serio. “ Rincarò Pinuccio “u lèste”

“Questa storia è pericolosa Vito”. Concluse preoccupato Mimì “u varvìere”.

Vito stava per rispondere che non erano fatti loro, quando il rumore di una frenata di bicicletta li fece sobbalzare.

“Chi è pericoloso? Fatemi sentire, avanti ”. Vito riconobbe subito la voce di Giorgio Mancini , la guardia giurata.

I ragazzi ammutolirono e guardarono verso Vito per capire come dovevano comportarsi. Vito fece loro un cenno, come a dire “tranquilli ci penso io”, e poi rivolto a Giorgio che nel frattempo era sceso dalla sella e si era portato davanti a loro, disse:

“Niente …. Ciccillo stava parlando di uno che abbiamo sfidato a calciobalilla e che è bravo …. Pericoloso …. Appunto. Soprattutto di sponda. E poi sa fare bene le fotografie.”

“Le fotografie? E che sarebbero le fotografie?”
chiese quello fingendosi interessato.

“Le fotografie sono …. Le fotografie. Cioè quando riesci a fare un gol ribattendo al volo un tiro del portiere . Si sente solo il rumore della pallina che finisce in porta. Quello manco la vede la palla. Vuol dire che quella è una fotografia”.

“Tu pensi di essere davvero furbo. E’ vero Vito? Io so che gente bazzica lì dentro. Altro che calciobalilla” E con lo sguardo indicò la sala giochi. “Cerca di non esagerare Vito. Cerca di stare lontano dai guai. Già una volta ti è andata bene. Mi dispiacerebbe accompagnarti da qualche altra parte la prossima volta”.

Vito sosteneva strafottente lo sguardo di Giorgio. “Te l’ho detto. Stavamo solo a giocare a calciobalilla con gente che sa giocare. Che c’è di male? E poi io non devo dar conto a nessuno, tantomeno a voi. E comunque mo’ sto andando a lavorare con mio padre se proprio lo volete sapere”.

Giorgio risalì sulla bicicletta. “Stai attento a dove vai a giocare Vito …. E comunque sappi che, anche se ti potrà sembrare strano, io ti posso aiutare. Sai dove trovarmi“.

Vito rimase un attimo a guardarlo mentre quello si allontanava. “Ma che cazzo va trovando questo?” E poi d’improvviso :”Chi arriva ultimo alla piazza è mamaune”. E cominciò a correre seguito da tutti gli altri.

Vito, come al solito, aveva staccato ben presto gli altri. Era troppo veloce per loro. E poi aveva fretta . Suo padre lo aspettava per andare a lavorare. Per quei pochi giorni ancora doveva tirare dritto. Non doveva sgarrare o dare nell’occhio. In breve fu sotto casa sua. Suo padre era già pronto e lo stava aspettando sotto casa.

“Ma dove sei stato disgraziato fino ad’ora?” E fece per dargli un manrovescio. Vito riuscì a scansarsi e il padre riuscì solo a colpirlo di striscio sulla spalla destra. Vito lanciò un urlo soffocato.

“Sali”. Gli intimò il padre. Una volta messo in moto il carro chiese al figlio:

“Ti fa male la spalla?” E Vito per tutta risposta si levò la maglietta. La spalla destra era tutta arrossata . Ed in alcune zone era talmente spellata da fare impressione.

“Non ti preoccupare “. Gli disse il padre dopo aver visto quelle ferite. “ Ben presto si formeranno i calli”.

Vito si rimise la maglietta lentamente ed in silenzio.

“Stasera la callaredde mettitela a sinistra”. Concluse asciutto il padre. Dopo quaranta minuti erano al cantiere.

Si trovava a circa venti chilometri dalla città in prossimità del Castel del Monte che di notte alla luce della luna proiettava la sua sagoma ottagonale sulla campagna circostante in maniera inquietante. E anche Vito, che pure si vantava sempre di non aveva paura di nulla, quando arrivava nei suoi pressi , avvertiva un certo disagio.

Il padre, come tutti quelli che lavoravano lì, faceva un lungo giro per la campagna in modo tale da entrare nel cantiere senza dare nell’occhio.

All’entrata, c’erano sempre almeno due guardiani, apparentemente senza armi , che controllavano tutti coloro che entravano. Così come si accertavano che all’uscita tutti fossero puliti. Ossia che niente fosse rimasto incollato loro addosso. Il via vai era continuo ed incessante. Di giorno e di notte.

Il cantiere dei fratelli Asselta era completamente abusivo. Si stava costruendo un’ imponente residenza estiva per una ricca famiglia barese. Gli operai al lavoro erano quasi duecento. Durante quell’estate si lavorava continuamente per ultimare l’opera. Per settembre i fratelli Asselta contavano di consegnare il lavoro.

Vito e suo padre facevano parte della squadra che lavorava alla costruzione del tetto della villa.

“Ehi Leuci! Ancora quel ragazzino ti sei portato” . Urlò in mezzo al frastuono del cantiere Franco Asselta dalla finestra del suo ufficio, appena furono scesi dal carro Vito e suo padre.

“Signor Asselta l’ho chiesto pure a vostro fratello Giovanni se mi facevate il favore …. Così impara un mestiere questo disgraziato”. E così dicendo tirò a Vito un ceffone. “A scuola non vuole andare …. E sta sempre in mezzo alla strada”.

“Va bene, va bene. Mi raccomando però. Non fate cazzate. Io, comunque non ne so niente. Per me il ragazzo non esiste. Anche a libro paga s’intende …. Anzi dovreste voi pagarci qualcosa per questa scuola gratis che si fa il ragazzo …. Vabbè.
Lasciamo perdere. A lavorare, che le chiacchiere sono assai”.
Concluse Franco Asselta.

“Avanti Vito porta su la callaredde col cemento a Mimmo”.

Vito non rispose. Prese una callaredde che stava a terra lì vicino e si avvicinò agli operai che lavoravano il cemento. Dopo averla riempita si ricordò di poggiarla sulla spalla sinistra. Altri cinque, sei viaggi e avrebbe iniziato a sanguinare anche quella.

Solo ciò che aveva concordato con Toni ed il pensiero di quello che avrebbe detto a Grazia, gli dettero la forza di lavorare per quella notte.

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