L’estate del ‘74 - Decima puntata

Dino Patruno Montagnola’s corner
Corato - venerdì 22 gennaio 2010
L’estate del ‘74 - Decima puntata
L’estate del ‘74 - Decima puntata © n.c.

“La belva primordiale, quella che vuole imporsi , era forte in Buck, e sotto le dure condizioni di quella vita non faceva che crescere. Crescere però in segreto.

La neonata malizia si nascondeva sotto un contegno e un dominio di se stesso. Buck aveva troppo da fare per adattarsi alla nuova esistenza, e non poteva muoversi liberamente. Perciò si conteneva: non solo non cercava le brighe, adesso , ma se poteva le scansava. Una certa ponderatezza caratterizzava la sua condotta.”

Paolo richiuse “Il richiamo della foresta” . Stava aspettando il momento buono. Il nonno , come al solito , ultimata la cena , era andato nel salone ad ascoltare la radio. E di lì a poco sarebbe andato a dormire . Il mattino seguente doveva levarsi molto presto per organizzare la raccolta delle mandorle che si sarebbe tenuta di lì a pochi giorni.

Paolo, invece, era rimasto in cucina con la nonna che intanto ancora sfaccendava . Fingeva ora di essere interessato ad un vecchio numero del Corriere dei Piccoli che aveva trovato in solaio e che la nonna gli aveva detto essere appartenuto a suo padre. Lei conservava ancora quei vecchi giornali .Per un motivo assai preciso. Non certo perché era interessata alle avventure del Signor Bonaventura o di qualche altro eroe di quelle gloriose strisce. No. Le servivano per accendere il fuoco della sua vecchia stufa durante l’inverno.

Quindi, fino a quello successivo ,Paolo avrebbe potuto leggere tranquillamente i giornalini superstiti. In realtà, Paolo stava solo aspettando che i nonni andassero a letto per sgusciare via dalla casa. In quei due giorni trascorsi a Corato, aveva celato sotto una pacata rassegnazione, la frenetica ricerca di una via di fuga. Da quella casa opprimente, dai nonni che sicuramente non lo volevano e soprattutto da Corato che rispetto a Milano gli sembrava un paese da terzo mondo. Non aveva avuto tempo per altri pensieri. Ed era riuscito ad imbastire un piano di fuga. Si sentiva proprio come uno dei suoi eroi preferiti alla vigilia di un’ audace avventura. Il Corsaro Nero , o che so , Sandokan. No, meglio. Yanez De Gomera .Sì. Si sentiva come il famoso portoghese amico fedele della Tigre di Mompracem. Ed avrebbe agito con le sue stesse armi : con scaltrezza e furbizia.

Ad un certo punto , la nonna gli disse finalmente che di lì a poco sarebbe andata a dormire. Si sentiva molto stanca. Però, aggiunse, se Paolo avesse voluto , avrebbe resistito qualche altro minuto. Magari solo per il tempo di una partita a carte. Infatti, erano già due sere che dopo cena, la nonna lo aveva sfidato allo “brasc-che”.

Uno strambo gioco molto divertente simile alla classica “scopa” dove erano consentite anche le prese tra le carte la cui somma avesse totalizzato undici. Ma Paolo colse al volo l’occasione e disse che anche lui era stanco e che avrebbe giusto finito di leggere il giornalino e poi sarebbe andato a dormire. Magari sarebbe andato solo in solaio per scegliersi un altro corrierino per il giorno dopo. La nonna sorrise annuendo. A differenza di suo marito, era molto contenta della presenza del nipote in quella casa. E anche se leggeva nel suo sguardo un’infelicità evidente , si sforzava in tutti i modi di colmarlo di attenzioni e di premure nel tentativo di alleviare quella sua tristezza.

Lei stessa soffriva tantissimo per tutta quella situazione e se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe volentieri fatto una bella chiacchierata con quella svergognata della nuora. Abbandonare così il proprio marito e quella gioia di ragazzino. Le sembrava una mancanza imperdonabile. Ultimò le faccende in cucina rivolgendo in cuor suo una preghiera accorata a San Cataldo perché mettesse a posto lui le cose in quella sfortunata famiglia. Poi , dopo aver dato una doppia mandata alla porta d’ingresso ed aver messo la chiave in tasca, augurò la buonanotte al nipote e si diresse verso la camera da letto.

Paolo attese ancora una decina di minuti. Poi quando capì dal rumore della porte che anche il nonno aveva raggiunto la camera da letto , spense la luce ed uscì dalla cucina. Attraversò tutto il corridoio e prese la porta in fondo a sinistra che dava in uno stanzino. All’interno c’era una scala di legno a pioli che conduceva in un ampio solaio. Quello era stato il posto che Paolo aveva scelto in quei primi giorni a Corato come proprio rifugio. La nonna lo aveva mandato lassù la prima mattina per prendere certe grandi ceste che le servivano per mettere i fichi da far seccare al sole. Ed era lì che Paolo aveva trovato quei vecchi giornalini. Perciò, aveva chiesto alla nonna il permesso di tornarci per prenderne qualcuno da leggere.

Ed era stato allora che in quel solaio aveva fatto la scoperta più importante. Una finestrella con l’apertura poco più grande di un oblò che era stata posizionata nel punto più alto del solaio. Paolo aveva trascinato subito una vecchia seggiola sotto la finestra e ci era salito sopra . Poi facendo forza sulle braccia si era issato fino sopra il davanzale della finestrella. E aveva guardato fuori. Un cortile interno all’edificio il cui pavimento era posto ad un’altezza di circa due metri sotto la finestra , aveva costituito l’interessante scoperta di quella giornata. Il cortile era spoglio e sembrava non avere di fatto alcuna funzione se non quella di creare un pozzo luce per i locali che affacciavano all’interno del caseggiato.

Paolo calcolò che si sarebbe potuto calare giù dal finestrino con una certa facilità. Di lì, poi ,avrebbe cercato di attraversare il cortile senza essere visto per raggiungere un finestrone rettangolare che si trovava dalla parte opposta e che conduceva direttamente sulle scale nel portone. Quando aveva realizzato tutto questo, quasi si era sentito mancare il respiro. Praticamente aveva davanti a sé una via di fuga . E piuttosto agevole pure.

Il giorno dopo era servito per mettere a punto il piano. Preparare un piccolo bagaglio, comprendente “Il richiamo della foresta” beninteso, che in quel trambusto non aveva ancora terminato di leggere , e racimolare qualche altro spicciolo oltre a quelli , pochi in verità , che gli aveva lasciato suo padre. Ma calcolò che quello di cui disponeva , ossia circa quattromila lire, sarebbero stati sufficienti per un biglietto ferroviario di sola andata per Milano in seconda classe. Poi, una volta lì , avrebbe pensato al da farsi.

Erano circa le ventuno e quarantacinque quando entrò nel solaio. Chiuse con molta cautela la porta dietro di sé. Quindi accese la luce. Salì sulla seggiola che era già sistemata sotto il finestrino e su cui aveva lasciato una cartella dove aveva riposto un cambio , qualche frutto e l’inseparabile libro di Jack London.

Guardò giù. Tutto tranquillo. Nel cortile risuonava solo la voce del telecronista di Olanda – Brasile proveniente da un televisore dell’appartamento sovrastante. Paolo tese le orecchie per un momento. Nonostante la tensione, s’incuriosì alle sorti dell’Olanda. Dopo circa un minuto un boato seguito dalla concitazione del telecronista gli fece capire che l’Olanda era passata in vantaggio per 1 a 0 contro i campioni del mondo del Brasile. Davide stava battendo Golia. Sorrise. Lo prese come un buon segno .

Finalmente il destino sembrava essergli favorevole. Sollevò la cartella sul davanzale della finestra. Stava per buttarsi di sotto quando improvvisamente udì un rumore provenire dal cortile. Una luce piuttosto fioca ma sufficiente a rischiarare la completa oscurità del cortile lo investì di colpo , immobilizzandolo come se fosse diventato di sale. Fece appena in tempo ad abbassare il capo in modo da scomparire alla vista di qualcuno che , a giudicare dallo scalpiccio che udiva , doveva essere nel frattempo entrato nel cortile.

Rimase rannicchiato sulla seggiola per qualche secondo. Poi realizzò che doveva spegnere la luce nel solaio, perché altrimenti avrebbe rischiato di far notare comunque la sua presenza. Quindi scese dalla sedia e scivolò verso l’interruttore.

Una volta spenta la luce, ritornò sulla sedia , indeciso sul da farsi. Stava rimuginando tra sé , imprecando alla malasorte che era tornata subito a perseguitarlo, quando all’improvviso ,fu investito dalle prime note di una musica celestiale. Non aveva una grande esperienza in merito ma era certo che quella melodia che stava ascoltando non aveva nulla a che fare con la musica che abitualmente trasmettevano in radio. Rimase piacevolmente rapito e si fece cullare volentieri da quella meraviglia. Fino a che la luce del cortile si spense. Certo. Era a tempo come quella del portone. Si spegneva automaticamente dopo qualche minuto. La musica però continuò. Era il momento di dare un’occhiata approfittando dell’oscurità rischiarata solo dalla luce della luna che quella sera era quasi piena.

Paolo si levò sulla seggiola e sollevò il capo quel tanto che bastò per vedere quel che accadeva di sotto. Vide prima solo un’ombra non ben definita che si muoveva da una parte all’altra del cortile con dei movimenti che gli parvero subito aggraziati. Una volta che i suoi occhi furono abituati all’oscurità ,distinse nettamente una figura femminile che danzava al suono di quella musica straordinaria . Doveva trattarsi di una ragazzina pressappoco della sua età vestita con un abitino leggero, bianco . Aveva i capelli lunghi ma raccolti e fermati con un vistoso fermaglio che luccicava alla luna.

Si muoveva rapida e leggera sui piedi che a Paolo sembrarono nudi e pareva molto concentrata in quell’esercizio , come sapesse di essere osservata da qualcuno . Inoltre notò come ,nonostante la ragazza apparisse piuttosto formosa , i suoi movimenti riuscissero ad essere leggiadri ed armoniosi. Si sporse ancora di più. Certamente a quel punto non correva più il rischio di essere visto. Seguì le traiettorie disegnate dai movimenti della sconosciuta trattenendo il fiato, come se quell’esibizione fosse la cosa più importante per lui al mondo. Ma, all’improvviso , in coincidenza di un’ultima ardita figura che a Paolo apparve magnificamente riuscita , la musica cessò. La ragazza concluse la sua prova ripiegata su se stessa, per terra ,al centro del cortile. Come fosse un bocciolo non ancora schiuso. Poi si alzò di scatto come morsa da una tarantola e cominciò a camminare a passi veloci verso la parete dove si trovava Paolo, disegnando nell’aria con le braccia come degli invisibili cerchi.

Paolo si sentì avvampare . La ragazza ora guardava nella sua direzione. Forse lo aveva visto . Che figuraccia. Stava quasi pensando di balbettare qualche parola di scusa prima di essere miseramente scoperto, quando perse l’equilibrio sulla seggiola e cadde rovinosamente per terra nel solaio, con un fracasso che a lui sembrò assordante, insostenibile.

Udì la ragazza lanciare un urlo soffocato e poi la sentì correre precipitosamente verso le scale.
Paolo restò ancora a terra in silenzioso ascolto per circa un lunghissimo minuto. Pensò innanzitutto ai nonni che dopo tutto quel trambusto dovevano essersi per forza svegliati. Ciò voleva dire che da un momento all’altro si sarebbero alzati dal letto per venire a vedere quel che era successo. Magari sarebbero andati a vedere anche in camera sua e non trovandolo avrebbero mangiato la foglia. E così addio piani di fuga.

Si scosse . Si alzò e nonostante una dolorosissima fitta nel basso schiena , rapidamente ridiscese in camera sua cercando di fare meno rumore possibile. Una volta dentro, richiuse la porta dietro di sé, trattenendo il respiro. Dalla stanza dei nonni non udì provenire alcun rumore. Ma il cuore gli batteva ancora forte. Aveva corso un grosso rischio. Si buttò sul letto . Se non fosse stato per quella lì , pensò, a quest’ora sarebbe già stato bello che in viaggio . Già. La ragazza. Ma chi era? E perché quella danza ? E a quell’ora per giunta. Gli sarebbe proprio piaciuto indagare per scoprire qualcosa in più. La danzatrice misteriosa. Un bel titolo da dare a quell’avventura. Ma che stava a pensare? Lui doveva scappare . Quanto prima. Non poteva perdere tempo con queste cose da donnicciole. Al diavolo tutto il resto. E così rimuginando ,finalmente si addormentò.

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