L’estate del ‘74 - Nona puntata

Dino Patruno Montagnola’s corner
Corato - venerdì 27 novembre 2009
L’estate del ‘74 - Nona puntata
L’estate del ‘74 - Nona puntata © n.c.

“Hei ! Tu, ragazzino … Vuoi lasciar perdere quel maledetto flipper ? Sono ore che sei appiccicato lì. Non credi che sia ora di far giocare anche gli altri?”

Vito detto “ Diabbolicche” lanciò un’occhiata distratta a Pasquale , il grasso gestore della sala giochi “Atletica Corato” e con un’azzeccata carambola mandò la biglia d’acciaio ad illuminare l’ennesimo “special”, tra gli ululati di disapprovazione degli spettatori che poco alla volta si erano radunati intorno al flipper “Casinò Las Vegas”, attirati dalla straordinaria abilità di quell’impertinente ragazzino.

Ciò significava un’ennesima partita vinta e quindi ,come minimo, un’altra mezz’ora buona di gioco. Erano ormai tre ore che Vito giocava ininterrottamente , con il solo investimento di cinquanta lire necessarie per la prima partita. Ne aveva vinte poi otto di seguito facendo inviperire tutti gli altri giocatori patiti per quel flipper, l' ultimo arrivato nella sala giochi più famosa e frequentata della città.

Una procace bionda raffigurata sul grande display del flipper perdeva i suoi indumenti in base ai punti accumulati , rappresentando uno stimolo in più per l’impegno del giocatore. E il rumore dello “special“, una volta acceso, era assordante e si spandeva per tutta la fumosa ed affollata sala giochi facendo morire d’invidia tutti i suoi avventori.

Pasquale odiava quelle situazioni che lo distoglievano dalla placida distribuzione di gettoni e gazzose. L’aveva immaginato che quella serata sarebbe stata rognosa. Fin da quando aveva visto entrare quel ragazzetto con tutta la sua combriccola.

Erano facce mai viste lì dentro e di solito i nuovi visitatori portavano guai. Proprio quella sera poi, che Tony si era rintanato nel suo salottino per strimpellare quella stramaledetta chitarra e sembrava intenzionato a rimanerci a lungo.

“Ho vinto un’altra partita!” urlò trionfante Vito rivolto alla sua piccola claque. E poi rivolgendosi a Pasquale, che nel frattempo era diventato paonazzo , lo sbeffeggiò urlando : “ Che colpa ne ho se questi flipper dell’anteguerra sono troppo facili per me? Comprate quelli nuovi , più difficili , come quelli che si vedono nei film. “

“Senti …. Accammetechiame ….. Mo, avaste ! Vieni via di lì che sennò ti crepo di mazzate.” disse Pasquale facendo la voce grossa e avvicinandosi minacciosamente al flipper.

Vito , per tutta risposta , continuò a giocare imperturbabile e prima che quello potesse mettergli le mani addosso gli disse in un soffio: “ Mi tolgo subito di qui se mi fai parlare con “Toni Pennellessa”.

A Pasquale quasi gli venne un colpo nell’udire quella stramba proposta. Un pidocchioso ragazzino voleva parlare a Toni in persona . Una cosa inaudita. Se glielo avessero raccontato non ci avrebbe mai e poi mai creduto .

Toni , detto “Pennellessa” , a causa dei suoi capelli che una montagna di gel faceva svettare sul suo viso lungo ed ossuto , diventava una bestia se lo si disturbava durante lo svolgimento dei suoi passatempi preferiti. Oltre al fatto, che non sopportava sentirsi appellare con quell’ odioso nomignolo dialettale di genere femminile: “pennellessa”.

Gli sembrava infatti che quell’epiteto attentasse in qualche modo alla sua virilità . Erano guai per l’incauto che si fosse lasciato sfuggire quel soprannome in sua presenza. Toni, aldilà del buffo appellativo rimaneva pur sempre il più temibile e paranoico delinquente della zona. Gioco d’azzardo , usura , spaccio e prostituzione . Un vero e proprio professionista del crimine.

“Non se ne parla nemmeno ….. e vedi di liberarmi subito il flipper …. Sennò sono guai.” Urlò Pasquale ormai completamente spazientito.

“Peccato. Pensavo che fossi più intelligente , panzone . “ E continuò rivolgendosi ai suoi : “ E’ proprie accamme ‘n panzone de carnevale” E tutti quanti quelli che erano intorno al flipper scoppiarono a ridere fragorosamente.

Pasquale avvampò violentemente per la rabbia . Non gli andava di essere spernacchiato davanti a tutti . Alle otto di sera la sala giochi era piena. Né il caldo , né i mondiali di calcio tenevano lontani gli affezionati clienti dalla loro amata sala.

Eppure ,per quella domenica sera del 3 luglio, era prevista niente di meno che Brasile-Olanda . Ossia la sfida tra i campioni del mondo in carica e la nuova realtà del calcio mondiale.

Pasquale con un’agilità insospettabile strappò di mano una stecca da biliardo da un giocatore a lui vicino e la roteò minacciosamente sulla testa di Vito e dei suoi amici. Quando la stecca si abbassò nel tentativo di colpirlo, Vito si era già scaraventato sotto il flipper e aveva mollato un poderoso calcio ad uno stinco del grassone.

Quello bestemmiò in dialetto, urlando come un animale ferito. Poi ,sollevò d’istinto la gamba colpita, e a causa del suo enorme peso ,perse l’equilibrio crollando rovinosamente a terra, non prima di urtare il mento contro uno degli spigoli del flipper. Pasquale, ululando più per la rabbia che per il dolore , cercò di rialzarsi ,ma i ragazzini , guidati da Vito , gli furono subito addosso come volpi fameliche e lo ricacciarono giù con calci , manate, pugni .

Gli avventori del locale, intanto, avevano formato un cerchio tutto intorno , e guardandosi bene dall’intervenire , si godevano l’insperato spettacolo , tifando chi per il malconcio gestore chi per quei ragazzini indiavolati.

Il baccano che aveva raggiunto un notevole livello, si gelò all’improvviso allorché un poderoso “Ma cè càuse stè a seccède ?” sovrastò ogni altra voce ed ebbe il potere di far ammutolire tutti.

Toni, detto “Pennellessa”, era uscito dal suo salottino privato abbandonando la sua adorata chitarra. Non riusciva più a concentrarsi con tutto quel frastuono. Avanzò lentamente verso Pasquale che ,ancora a terra, piagnucolava silenziosamente.

Qualcuno prudentemente guadagnò l’uscita . Altri rimasero immobili , paralizzati dalla carismatica presenza del bandito. Toni poteva avere una trentina d’anni. Impossibile non notare l’accurata pettinatura del suo ciuffo e del curioso effetto che questo sortiva sul suo viso affilato. Un ghigno spiacevole a vedersi era sormontato da due occhi piccoli e cattivi a loro volta separati da un naso da bambino.

Era vestito in modo vistoso e probabilmente costoso anche se di gusto discutibile. Una camicia di raso color verde smeraldo sapientemente sbottonata sul petto per mostrare un petto particolarmente villoso, risaltava su di un paio di jeans di un bianco quasi accecante. Cinturone e stivali dello stesso cuoio chiaro completavano il tutto , conferendogli un’aria surreale ed inquietante al tempo stesso . Tutti si ritrassero al suo passaggio, tranne Vito che rimase ad aspettarlo con aria di sfida vicino al corpo disteso di Pasquale.

“E tu tirati su imbecille”. Esortò Toni rivolto a Pasquale.

E poi guardando torvo Vito:”Sei tu che hai combinato tutto questo casino? Ti conviene dire la verità . Solo così puoi sperare di uscire da qui sulle tue gambe. ”

E, contemporaneamente , fece un cenno a quei pochi che erano ancora rimasti nel locale .Come a dire che il divertimento per quella sera era finito e non era più aria . Pertanto , tutti rapidamente guadagnarono l’uscita della sala giochi. Nel locale oltre a Toni e ai suoi sgherri restarono solo Vito e la sua banda.

Toni non vedeva l’ora di dare una bella lezione a quello spaccone di ragazzino, scrollare ben bene quel deficiente di Pasquale e finire quella stramaledetta serata con una delle sue ragazze . Al pensiero di Patrizia e le altre fu tentato lì per lì di mandare tutti al diavolo , chiudere la baracca e fare i conti con Pasquale il giorno appresso.

Ma Toni sapeva bene che non poteva lasciar correre. Una rissa nel suo locale. Uno dei suoi , seppur impedito come Pasquale, ridicolizzato davanti a tutti. No. Ne andava della sua reputazione. Se non avesse punito quel ragazzino , tutti si sarebbero sentiti in diritto da quella sera in poi di piantare qualche grana nel suo locale.

Quindi , qualunque cosa avesse detto o fatto quel balengo di ragazzino , avrebbe ricevuto una bella scaricata di mazzate e giustizia sarebbe stata fatta.

“Guardi, signor Toni che io stavo solo giocando a flipper con i miei amici, quando questo qui, “- disse Vito con grande freddezza indicando Pasquale che ancora dolorante era riuscito tuttavia a rialzarsi- “ha iniziato a minacciarmi. Voleva che lasciassi il flipper quando avevo vinto un’altra partita. E poi non me ne potevo andare …. Perché avevo una cosa importante da dirvi. “

Toni guardò Vito come se quello si fosse trasformato improvvisamente in un marziano.

“Toni , figurati se io ti portavo un moccioso del genere … “ - bofonchiò Pasquale.

“Zitto tu”- lo bloccò Toni. E poi rivolto ironicamente verso Vito. “E sentiamo un po’ …. Cosa potrebbe dirmi di tanto interessante un lattante come te ?“. E prese a ridere grossolanamente , scatenando l’ilarità della sua cricca.

Ma Vito non si scompose. “Non sono un bambino. Ho quattordici anni quasi. Sono venuto a parlarti di affari. Soldi. Ma qui c’è troppa gente per i miei gusti . Preferirei parlarti da solo.”

Toni rimase qualche secondo in silenzio. Come primo impulso pensò di prendere a calci quel moccioso e scaraventarlo in strada dove sicuramente quelli che erano usciti dalla sala stavano ancora aspettando per vedere come andava a finire.

Ma poi ripensò alla determinazione di Vito e al modo in cui gli aveva parlato. Senza timore e guardandolo negli occhi. E si ricordò che anche lui era stato un ragazzino coraggioso e sveglio . Aveva cominciato la “carriera” più o meno a tredici anni andando a scaricare le casse delle sigarette di contrabbando provenienti dalla Jugoslavia e taglieggiando piccoli negozianti. E ricordava ancora cosa era successo a quelli che non lo avevano preso sul serio da subito.

Quindi , dopo quell’esitazione iniziale non pensò più di star perdendo tempo con un ragazzino. Forse c’era veramente una possibilità che quel colloquio avrebbe potuto essere interessante anche per lui. E di certo il ragazzino aveva dimostrato di essere un tipo in gamba e con un fegato grosso così anche.

“Va bene. Stasera voglio essere buono . Ti voglio dare una possibilità. Voglio sentire cosa hai da dirmi. Vieni nel salottino. Ma bada! Augurati che i prossimi minuti per me non siano persi. Potresti pentirtene amaramente. E tu vatti a ripulire che mi fai pena.” Concluse alla volta dell’incredulo Pasquale .

“Sì . Però voglio che i miei amici mi aspettino dentro . Così , si vedono anche la partita nell’attesa”.

Tony assentì con un cenno del capo. Quindi disse: ”Sbrigati però che poi ho da fare”. E sparì all’interno del salottino.

“ Aspettatemi qui voi , mentre io parlo con Toni” fece rivolto ai suoi e fece loro cenno di mettersi davanti al televisore che era posto vicino all’entrata della sala , dall’altra parte del salottino.

“Guardatevi la partita” disse strizzando l’occhio , come a dire “ occhi aperti mi raccomando”.

Vito si diresse quindi verso il salottino e prima di richiudere la porta alle sue spalle udì distintamente Pasquale sibilare: “ Non credere che sia finita qui, ‘mbrevuse “.

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