La relazione madre-bambino e la teoria dell’attaccamento

Antonio Di Gioia Psicologia in rete
Corato - venerdì 02 luglio 2010
La relazione madre-bambino e la teoria dell’attaccamento
La relazione madre-bambino e la teoria dell’attaccamento © n.c.
Non esiste alcun dubbio riguardo l’importanza che riveste una madre nello sviluppo biologico, fisico e psicologico del proprio bambino fin dai suoi primi istanti di vita.

Tra i primi ad indagare in profondità su questo particolare ed unico rapporto è stato John Bowlby che, nel 1944, mentre lavorava in un istituto per ragazzi disadattati, si accorse di come molti dei problemi psicologici dei bambini che seguiva derivavano dall’inadeguatezza delle cure materne ricevute durante la prima infanzia.

Secondo Bowlby il legame d’attaccamento che unisce un bambino alla sua mamma (caregiver) nei primi tempi ha uno scopo prevalentemente biologico, ovvero quello di garantire la sopravvivenza fisica del bambino. Sin dal momento della nascita i neonati possiedono una serie di comportamenti, come il piangere, che li mettono in relazione con il mondo esterno ed in particolare con coloro che devono soddisfare i loro bisogni vitali.
Anche se al momento del parto il bambino viene separato fisicamente dalla madre, durante il suo primo anno di vita rimane fortemente dipendente da essa e solo una cura adeguata del suo sviluppo fisico, motorio e psicologico prepara il neonato all’indipendenza e all’autonomia.

Se le reazioni del caregiver sono in sintonia con le richieste del bambino, quest’ultimo inizia ad utilizzare e a dirigere i comportamenti di attaccamento nei suoi confronti; tra il sesto e il nono mese di vita infatti non è difficile vedere un bambino che sorride solo in presenza della mamma, che piange se per un periodo prolungato di tempo non è in contatto con lei, o che si calma solo in sua presenza.

Man mano che lo sviluppo cognitivo del bambino procede, egli inizia ad acquisire un’immagine mentale di se stesso, della figura d’attaccamento e della qualità della relazione; inizia inoltre ad organizzare i suoi comportamenti in virtù di questa immagine. Si sviluppano cioè i modelli operativi interni che sono rappresentazioni mentali delle interazioni avute con la figura d’attaccamento. I modelli operativi interni sono basati sulla comune storia di relazione e servono per regolare, interpretare e predire il comportamento, i pensieri e i sentimenti relativi sia alla figura d’attaccamento che a se stessi.

Nel corso del ciclo di vita dell’individuo, l’attaccamento continua a mantenere un ruolo di primaria importanza proprio in virtù del processo di interiorizzazione delle figure d’attaccamento sotto forma di modelli operativi interni; tra l’adolescenza e i primi anni dell’età adulta acquistano maggior importanza altri tipi di legami affettivi come i legami tra pari e i primi legami di coppia, ma le caratteristiche di questi nuovi legami sono comunque influenzate e condizionate dalla qualità delle prime relazioni d’attaccamento.

La qualità della relazione d’attaccamento dipende sia dalle caratteristiche intrinseche del bambino ma anche e soprattutto dalla disponibilità e dall’accessibilità del caregiver nel rispondere alle sue richieste.
Partendo da questo presupposto Mary Ainsworth nel 1978 mise a punto una procedura sperimentale (denominata Strange Situation) per valutare la qualità dell’attaccamento in bambini dai 12 ai 20 mesi d’età. Questa procedura è basata sull’osservazione naturalistica dei comportamenti d’attaccamento dei bambini nei confronti del caregiver, di fronte ad otto situazioni standardizzate della durata di due minuti ciascuna. Furono introdotte così quattro categorie descrittive relative allo stile d’attaccamento: sicuro, insicuro-evitante, insicuro-ambivalente ed insicuro-disorganizzato.

I bambini con attaccamento sicuro considerano la mamma come una base sicura, una figura su cui fare affidamento per ricevere conforto e protezione nei momenti di bisogno; nella Strange Situation i bambini con questo tipo di attaccamento sono tranquilli ed esplorano volentieri l’ambiente circostante quando sono in compagnia del caregiver, mentre si lamentano e piangono quando vengono lasciati da soli o in presenza di un estraneo.

I bambini con attaccamento insicuro invece non hanno sperimentato la disponibilità costante e il conforto da parte della figura d’attaccamento e di conseguenza sviluppano precocemente un modello operativo interno incoerente ed ansioso.

Le reazioni del bambino con attaccamento insicuro possono seguire tre diverse strade. I bambini con attaccamento insicuro-evitante nella Strange Situation si mostrano freddi e distaccati dalla figura d’attaccamento, non mostrano piacere quando sono in sua compagnia e non mostrano dispiacere quando sono da soli; hanno cioè imparato a non contare sul caregiver e lo evitano.

I bambini con attaccamento insicuro-ambivamente mostrano invece comportamenti di ricerca costante, di agitazione e di rabbia nei confronti della figura d’attaccamento come se avessero paura di perderla da un momento all’altro, e non si calmano nonostante la sua presenza; sono continuamente agitati perché hanno sperimentato un caregiver incostante e imprevedibile nel fornire le proprie cure.

Infine i bambini con attaccamento insicuro-disorganizzato non hanno una strategia di attaccamento vera e propria e questo capita perché sono spaventati da una figura d’attaccamento che anziché fornire conforto e protezione risulta minacciosa per il bambino.

Successivamente per valutare e classificare i modelli operativi interni in età adulta è stata creata un’intervista semistrutturata (Adult Attachment Interview) secondo un sistema di categorie sovrapponibili a quelle utilizzate da Mary Ainsworth.

Nel corso degli ultimi anni moltissime ricerche e studi hanno messo in relazione la qualità delle relazioni d’attaccamento con alcuni dei più diffusi disturbi psicopatologici sia nell’infanzia che in età adulta.

Per quanto riguarda l’infanzia i risultati dimostrano come l’attaccamento sicuro è correlato ad un’affettività positiva, ad una maggiore fiducia in se stessi, ad un miglior adattamento nella scuola, ad una maggiore competenza e capacità nella socializzazione e nella gestione delle emozioni.

Non sono state trovate correlazioni tra lo stile d’attaccamento e determinate psicopatologie infantili visto anche il carattere transitorio di quest’ultime, mentre correlazioni positive sono state trovate con alcune psicopatologie dell’età adulta; l’insicurezza dell’attaccamento si presenta cioè come un fattore di rischio per l’insorgere della psicopatologia in età adulta.

In conclusione i contributi principali che la teoria dell’attaccamento ha fornito alla conoscenza psicologica sono essenzialmente due: da un lato ha gettato nuova luce sulla comprensione del rapporto madre-bambino, dall’altro lato ha fornito una nuova chiave di lettura per spiegare l’origine della psicopatologia e di conseguenza ha ampliato le possibilità ed i campi di intervento psicoterapeutico.
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