Sex offenders

Antonio Di Gioia Psicologia in rete
Corato - venerdì 23 aprile 2010
Sex offenders
Sex offenders © n.c.

L’argomento di cui trattiamo questo mese è tra i più scottanti e difficili, sia per l’impatto emozionale provocato dai fatti di cronaca riguardanti crimini sessuali, sia per le conseguenze che questi reati comportano per gli autori delle violenze e per le loro vittime.

In Italia, la pena prevista per coloro che si macchiano di questi crimini aberranti è il carcere, una scelta che scontenta sia chi vorrebbe pene ben più drastiche (castrazione chimica, e non solo), sia chi invece ritiene il criminale sessuale un deviato che deve essere curato e recuperato.

Partendo da alcuni dati oggettivi, bisogna rilevare il continuo incremento dei crimini sessuali, fatto senza dubbio dovuto all’aumento delle denunce riguardanti crimini sessuali. Difatti, sino a pochi anni fa molte violenze non venivano denunciate per vergogna o paura. D’altra parte non si può negare che il fenomeno non riesce ad essere arginato e tra le motivazioni bisogna evidenziare che il carcere e la sola pena detentiva non comportano, nella maggior parte dei casi, alcuna riabilitazione o cura.

Difatti, i reati sessuali sono tra quelli a più alto tasso di recidiva e sarebbe necessario, da un lato, attuare adeguate misure preventive atte a tutelare le vittime, dall’altro considerare i sex offenders affetti da un vero e proprio disturbo psicopatologico che deve essere trattato come tutti gli altri disturbi psicologici. La conseguenza più evidente a fronte di un mancato intervento in questo senso è che, scontata la pena, il sex offender tende a recidivare incessantemente nel suo comportamento deviante.

È doveroso rilevare anche che, in base ai dati raccolti in alcuni dei carceri specificamente destinati ad accogliere i sex offenders, molti sono italiani (e non extra-comunitari come buona parte della stampa vorrebbe far credere) e molti hanno commesso reati sessuali all’interno del cerchio familiare (nei confronti di mogli, figli, nipoti, amici). A differenza degli aggressori che agiscono un comportamento violento anche nella vita di tutti i giorni, questi hanno un comportamento esteriore molto più contenuto, inibito, passivo.

Può anche accadere che i sex offenders nascano in condizioni di grave degrado socio-economico, gravati da forti disagi psicologici e dipendenze patologiche da alcool e sostanze stupefacenti.

Il più delle volte, sono stati a loro volta bambini abusati da genitori violenti e emotivamente incapaci, oggetto di una violenza che tendono a riproporre con un comportamento aggressivo e brutale, rispondendo con violenza a qualunque provocazione, anche se solo ipotetica.

L’assessment di psicopatologia per coloro che commettono violenza sessuale è particolarmente difficile a causa della simulazione a cui questi soggetti sono portati per una varietà di ragioni.

Al momento, attraverso gli strumenti che ci vengono forniti da medicina e psicologia è possibile definire il sex offender all’interno di un complesso quadro patologico, caratterizzato da disturbi psichiatrici e squilibri biologici.

Chi si macchia di questi crimini presenta soprattutto alcune delle seguenti caratteristiche: una bassa autostima, difficoltà nelle relazioni interpersonali, un forte isolamento, carenti strategie di coping anche dal punto di vista sessuale.
Soprattutto è da evidenziare l’incapacità dell’aggressore sessuale a stare in intimità e di conseguenza la mancanza di empatia nei confronti della vittima, considerata alla stregua di un partner sessuale consenziente, e pertanto non costretta a subire comportamenti perversi, piuttosto un complice alla pari.

Il sex offender tende a minimizzare le proprie responsabilità, giustificando il proprio modo di fare come un normale impulso sessuale per lui incontrollabile. L’aggressore mette in atto un comportamento di DINIEGO del proprio agire che pur essendo un disturbo non è percepito in quanto tale. La non accettazione “patologica” del comportamento del sex offender comporta molte difficoltà soprattutto per avviare un percorso terapeutico. Il programma per essere efficace deve innanzitutto considerare un approccio individualizzato.

Inizialmente è fondamentale che nel programma si avviino tutte le strategie che tentino di far assumere completamente le responsabilità delle proprie azioni e del danno causato. Un alleanza terapeutica con soggetti che presentano questi disturbi psicopatologici è molto difficile; facilmente evoca nei terapeuti delle risposte di forte approvazione che ostacola l’alleanza stessa. Tutto il percorso psicoterapeutico sarà, nonostante le diverse difficoltà, orientato a cambiare i significati inconsci del sintomo e la sua funzione all’interno della personalità del paziente, delle relazioni interpersonali.

Ad oggi, in Italia, manca uno studio organico del problema, non esistono ricerche approfondite sull’argomento in grado di fornire interpretazioni circa la genesi dell’aggressione sessuale, ovvero come una persona arrivi a elaborare fantasie sessuali devianti, nonché la determinazione a metterle in atto a danno di vittime che spesso sono di minore età.

E a differenza del sistema statunitense dove, pur tra mille dissensi e critiche, i registri contenenti i nomi, gli indirizzi e gli spostamenti dei sex offenders sono pubblicati anche on line, in Italia non si ha una conoscenza approfondita riguardo la presenza sul territorio di potenziali sex offender.

Rimane il dato di fatto che i sex offenders sono individui pericolosi e dovrebbero essere soggetti ad un adeguato metodo terapeutico che potrebbe essere attuato proprio durante il periodo detentivo. Il trattamento non deve essere considerato un approccio alternativo alla pena, ma esclusivamente qualcosa da aggiungere alla stessa, al fine di aiutare concretamente il soggetto sotto il duplice profilo del recupero e riabilitazione del criminale, e della prevenzione di futuri comportamenti devianti e antisociali. La detenzione diverrebbe per l’aggressore sessuale una opportunità di riflessione sulle proprie colpe, di comprensione della propria patologia e dei problemi che lo rendono un pericolo sociale.

Naturalmente anche nel caso in cui si il trattamento psicoterapeutico dovesse divenire giudizialmente obbligatorio, bisogna considerare che non tutti gli aggressori sono trattabili. Questo perché non tutti i criminali accettano di sottoporsi ad una cura che presuppone l’ammissione delle proprie responsabilità e di propri problemi, a causa dell’innescarsi dei meccanismi di negazione.

È ovvio che il trattamento di rieducazione dovrebbe essere fornito solo a coloro che già hanno preso coscienza del proprio problema, un primo passo indispensabile al processo terapeutico, dovendo pensare a soluzioni alternative nel caso degli altri criminali violenti.

Già in diversi paesi europei, ad esempio in Francia, il percorso psicoterapeutico viene prescritto già nel momento in cui viene comminata la pena e nel caso in cui il detenuto non si sottoponga all’obbligo di cura è prevista una ulteriore sanzione penale autonoma.
Anche in Italia già sono stati sperimentati approcci di tipo multidisciplinare in alcuni dei carceri in cui sono detenuti i sex offenders, e altri progetti che prevedono l’integrazione di pena detentiva e cura sono in fase di avvio.

Rimangono i dubbi e i dibattiti in merito all’efficacia dei questi trattamenti imposti, e le discussioni circa la possibilità di interventi diversi da quello psicoterapeutico, soprattutto di tipo farmacologico.