I love shoppping, la sindrome da acquisto compulsivo

In collaborazione con la Dott.ssa Barbara Saccotelli, Dirigente psicologa presso il SER.T di Andria

Antonio Di Gioia Psicologia in rete
Corato - venerdì 12 marzo 2010
I love shoppping, la sindrome da acquisto compulsivo
I love shoppping, la sindrome da acquisto compulsivo © n.c.
La sindrome da acquisto compulsivo, conosciuta anche con diversi altri termini (shopping compulsivo, shopping-dipendenza, “shopaholism”, eccessoressia, oniomania), è un disturbo ossessivo-compulsivo che indica il desiderio incontrollabile ad acquistare oggetti di ogni tipo, il più delle volte inutili o inservibili.

All’acquisto compulsivo di solito fanno seguito sentimenti di colpa e vergogna, in quanto spesso si compra al di là delle proprie possibilità, con conseguenti problemi finanziari più o meno gravi.

Lo shopping compulsivo, a causa della tensione e preoccupazione che lo caratterizzano, porta anche a condizioni di forte stress e ad interferire significativamente con lo sviluppo sociale e lavorativo della persona.

L’origine di questa sindrome è senz’altro uno dei frutti avvelenati della nostra moderna società, segnata da un consumismo estremo, dall’idea che possedere significhi essere felici o, semplicemente, essere.

Giovani alla ricerca di una propria identità, spesso lasciati privi di valori di riferimento, vengono continuamente martellati da messaggi pubblicitari che incitano all’acquisto incontrollato, a possedere oggetti firmati in grado di stabilire il valore di una persona agli occhi di chi la circonda. La propaganda pubblicitaria, i modelli sociali propinati dai mass media generano la convinzione irrazionale che l’acquisto di un prodotto possa compensare il vuoto interiore, risolvere i problemi di identità, generare quell’accettazione a cui tutti anelano.

Il confine tra acquisto normale e patologico non è sempre così netto, dal momento che l’acquisto di un prodotto è in sé un comportamento normale. Inoltre, la continua e implacabile spinta all’acquisto generata dalla nostra cultura rende difficile individuare chi compra non perché ha necessità di soddisfare un proprio bisogno, ma perché non riesce a gestire volontariamente i propri acquisti.

Ma quando si assiste all’acquisto ripetuto e ossessivo di alcune tipologie di prodotti - soprattutto cosmetici e vestiti per le donne, alta tecnologia per gli uomini - a fronte spesso di una chiara incapacità economica, non è fuori luogo parlare di shopping compulsivo.

Inoltre, se si aggiunge il particolare che gli oggetti acquistati vengono nascosti, proprio come un tossicomane farebbe con la droga, il quadro assume contorni più definiti.

Difatti, l’impulso incontrollabile a comprare assimila lo shopping compulsivo ad altri fenomeni che implicano uno scarso controllo, come ad esempio il gioco d’azzardo patologico o la dipendenza da alcol, con sintomi psico-fisici simili alla dipendenza da sostanze, comprese le crisi di astinenza.

Come accade nell’ambito di queste patologie, le emozioni legate all’acquisto compulsivo sono forti, intense: l’acquisto è accompagnato da una iniziale sensazione di euforia, eccitazione, scarso controllo di sé associata anche a sintomi fisici quali tremori, brividi, improvvise vampate di calore.

Dopo l’acquisto, il compulsive buyer sperimenta una impressione di benessere e felicità, ma nell’ultima fase il benessere provato è inesorabilmente soggiogato da un profondo senso di colpa, da una inevitabile sensazione di vuoto interiore e di scoraggiamento.

Per il compulsive buyer provare emozioni significa comprare tanto, grandi quantità sempre più spesso, il meccanismo è lo stesso della dipendenza da sostanze stupefacenti.

L’oggetto dell’acquisto diventa un significante relativo ad un processo di simbolizzazione riconducibile a problematiche evolutive, soprattutto legate all’educazione genitoriale, troppo permissiva o troppo iperprotettiva.

Le origini del disturbo vengono ricollegate principalmente a esperienze infantili negative e a sentimenti quali l’impotenza e la vergogna. E, difatti, non è raro che un genitore, reale o apparente, si assuma il ruolo di riparare il danno economico, concretizzando una modalità genitoriale accuditiva attraverso un aiuto materiale, genitori che solitamente hanno difficoltà ad esternare affetto, soprattutto attraverso manifestazioni fisiche, come abbracciare o accarezzare i propri figli.

Il percorso di aiuto nei confronti del compulsive buyer prende avvio da un processo di consapevolizzazione, i cui primi passi sono, come nei casi di altre dipendenze, l’ammissione del problema e, in secondo momento, l’aiuto ad entrare nel processo di significazione del comprare di quella persona.

Talora può essere utile la stesura di un diario quotidiano che aiuti la persona ad un esame di realtà e a sostenerla nell’evitare il cosiddetto pensiero magico tipico delle patologie esaminate.

Riconoscere di essere soggetto e non oggetto di impulsi istintivi e incontrollabili, il superamento della frustrazione conseguente all’inappagamento dei propri bisogni interiori può condurre ad una trasformazione positiva, attraverso un percorso psicoterapeutico che parte dalla dipendenza per arrivare all’autonomia e alla libertà.