Emo, il nuovo fenomeno adolescenziale

Antonio Di Gioia Psicologia in rete
Corato - venerdì 12 febbraio 2010
Emo, il nuovo fenomeno adolescenziale
Emo, il nuovo fenomeno adolescenziale © n.c.

Sempre più spesso, appena una nuova moda inizia a diffondersi tra gli adolescenti, assistiamo al dilagare di servizi (pseudo)giornalistici, trasmissioni televisive e discussioni tra esperti che dovrebbero rispondere a genitori allarmati dai comportamenti indecifrabili dei propri pargoli.

È ciò che, ancora una volta, sta accadendo con il fenomeno “emo”. Bisogna ammettere che non è facile il tentativo di comprendere il “mondo” adolescenziale, su cui gli stessi ragazzi mantengono un misterioso riserbo e che anche loro difficilmente riescono a spiegare.

Pertanto cominciamo con un po’ di esegesi del fenomeno.

Un fenomeno che in origine era prettamente legato alla scena musicale, ma che con il tempo ha assunto le caratteristiche di una ondata culturale, diffondendosi tra gli adolescenti di tutto il mondo grazie, ovviamente, al più potente mezzo di comunicazione dei nostri tempi, Internet.

La musica ha sempre condizionato il modo di vestire dei più giovani e ad ogni genere musicale è associato un tipo di abbigliamento, basti pensare alle famigerate creste colorate dei punk, accompagnate da anfibi, abiti strappati, spillette e borchie.

Ed è proprio come sottogenere del punk che nei primi anni ‘80 nasce l’emotional core (emo-core): le bands fondatrici del genere decisero di allontanarsi dai toni violenti che spesso impegnavano la musica hardcore, ponendosi l’obiettivo di emozionare l’ascoltatore durante le proprie esibizioni.

Oggi il termine ha perso il suo significato originale legato all'hardcore ed è attribuito a molte bands che in passato non sarebbero state certamente considerate emo.

Ma se l’incipit di questa moda è stato scritto da un movimento musicale, con il tempo il fenomeno è divenuto più complesso (provate a chiedere ai ragazzi che cosa vuol dire emo), confluendo in un mood comune fatto di atteggiamenti, vestiti, comunità web.

Emo per i ragazzi non è solo una moda ma uno stile di vita, un modo di manifestare le proprie emozioni, anche quelle tristi, dolorose e a volte autodistruttive.

In breve, potremmo definire gli emo dei punk-neoromantici, che ricordano la melanconia del giovane Werther e la difficile crescita dell’altrettanto giovane Holden, fragili e dall’animo tormentato, ma con un look ben preciso.

A partire dai capelli, rigorosamente neri, con un lungo ciuffo che cade sulla fronte a coprire circa metà viso, per continuare con matita nera e mascara, smalto nero, piercing al labbro.

I ragazzi vestono per lo più con le scarpe da skate, pantaloni stretti, felpe e t-shirt con stampe in stile retrò-finto-vintage, accessori a scacchi come cappelli e cinture.
E le ragazze con magliette un po' sdrucite, pantaloni di velluto e scarpe da ginnastica rovinate.

Ma ci si sbaglia se si pensa di aver così compreso e codificato il fenomeno emo.

Infatti la cultura e le regole emo risultano controverse anche tra gli stessi ragazzi: se una parte di loro si riconosce in questo modo di sentire e di vestire, un’altra parte considera questa solo ed esclusivamente una moda per ragazzini viziati in vena di commiserazione.

Quando chiedo ai ragazzi di descrivermi il fenomeno emo, emergono chiaramente due distinti tipi di adesione: la prima solo culturale, nata da una appartenenza lieve e forse, oserei dire, modaiola; la seconda è una appartenenza più convinta, pragmatica e spesso accompagnata anche da comportamenti autolesionistici. Alcuni di loro mi descrivono comportamenti di ragazzi che si definiscono emo che rasentano i tentativi di suicidio.

Molti ragazzi inorridiscono di fronte ad alcune bands di giovanissimi (vi dicono qualcosa i dARI?) che si definiscono emo, tenendo a precisare che la cultura emo-core è ben altro che un ciuffo di capelli tinti e piastrati, comportamenti autodistruttivi e velleità suicide.

D’altro canto, buona parte degli adolescenti considera i ragazzi emo gentili e affidabili, capaci di emozioni e sentimenti forti, veri e capaci di non vergognarsi delle loro lacrime e della propria sofferenza.

Come per ogni fenomeno, coloro che ritengono di essere veri Emo si rifiutano di essere considerati “alla moda”, anzi precisano che il loro modo di vestire è rifiuto dell’omologazione e del conformismo.

Ma anche gli Emo, a furia di inseguire modelli anticonformistici, finiscono con standardizzare un determinato stile di vita rendendolo un falso modello libero in quanto ormai stereotipato.

Il desiderio di identificarsi in un modo di essere, appartenere ad un gruppo, odiare tutto ciò che è “altro”, considerare il proprio modo di essere "giusto" e gli altri "sbagliati" è assolutamente normale per un adolescente.

Tuttavia, le condotte aggressive adolescenziali qualora auto-aggressive diventano rischiose tanto quanto quelle agite all’esterno attraverso atti di vandalismo, devianza e altro.

Particolarmente, la pericolosità deriva dall’appartenenza al gruppo, che se può essere un contenitore “buono” in cui far confluire e diluire le ansie e le paure, essere fonte di sostegno e supporto reciproco, d’altro canto può finire con il canalizzare e orientare gli adolescenti all’agire pericoloso.

Il gruppo, come ben sa chi lavora sugli individui, è più della somma delle sue parti e possiede una sua volontà che non sempre risponde al volere di ogni membro.

Paradossalmente la cosa più anticonformista che si può fare oggi è quella di vivere a modo proprio, al di fuori di modelli ossessivamente perseguiti come esclusivi e originali.

Essere unici e irripetibili non vuol dire essere fedeli ad una moda o ad un gruppo a cui si sente di appartenere, ma semplicemente essere fedeli a se stessi.