Alcol e famiglia

Antonio Di Gioia Psicologia in rete
Corato - venerdì 03 luglio 2009
Alcol e famiglia
Alcol e famiglia © n.c.
L’alcolismo, delle cui sintomatologia e trattamento abbiamo già parlato, deve essere considerato come una dipendenza che colpisce non solo l’alcolista, ma l’intero ambito famigliare e sociale che lo circonda.

Si tende ad immaginare l’alcolista come un individuo isolato, ai margini della società, un ubriacone senza famiglia o lavoro, ma questa rappresentazione non sempre corrisponde alla realtà, fatta di individui che, pur avendo dei cari di cui occuparsi e un lavoro dignitoso, scivolano nella trappola dell’alcol.

L’idea fuorviante di un alcolista solitario e emarginato viene rafforzata dal comportamento proprio delle famiglie degli alcolisti, fortemente condizionate a mantenere il silenzio sulla dipendenza di un proprio caro, in quanto ancora oggi la società considera l’alcolismo un tabù. Pertanto le famiglie, ferme nel loro convincimento di essere d’aiuto al malato, tacciono, non chiedono sostegno e assistenza, cercano di mantenere all’interno del proprio nucleo l’infamante dipendenza del loro caro.

La famiglia di un alcolista ruota intorno all’impossibile compito di non far bere l’alcolista, non persegue la vitale evoluzione di ogni famiglia scandita dal susseguirsi di fasi naturali quali matrimonio, nascita dei figli, adolescenza e separazione da questi, invecchiamento. Si cristallizza in un comportamento psicopatologico basato sul controllo del bere, l’organizzazione del sistema familiare ruota intorno al ciclo sobrietà/intossicazione, incapace di un percorso naturalmente evolutivo.

Le conseguenze sui componenti della famiglia sono gravi, i ruoli che dovrebbero essere rispettati al fine di garantire da un lato il sostegno socio-economico, dall’altro una educazione affettiva si invertono: il genitore astemio si accolla tutta la responsabilità del mantenimento della famiglia, tentando di ricoprire entrambi i ruoli e discolpando e giustificando il partner alcolista.

I figli tendono a divenire precocemente adulti e a ricoprire un ruolo genitoriale che non compete loro. Inoltre, i sentimenti di vergogna e di colpevolezza comportano una più alta probabilità che il figli di un genitore alcolizzato abbiano a loro volta problemi con l’alcol o sviluppino problematiche psicologiche.

Inoltre, il comportamento di ciascuno dei coniugi, in entrambi finalizzato al controllo dall’altro - l’alcolista controlla il partner mediante la minaccia del bere, il partner dell’alcolista tenta di controllare il bere - porta disfunzioni della sfera sessuale della coppia. Ed anche la funzione affettiva e sociale cui la coppia di genitori dovrebbe attendere viene a mancare, in quanto concentrata sulle fasi bere-non bere dell’alcolista e quindi disattenta nei confronti dei figli.

I ruoli e le funzioni si confondono, i figli precocemente adultizzati non riescono a separarsi naturalmente dal nucleo famigliare originario, gravati da accuse di abbandono e tradimento nel momento in cui tentano di allontanarsi.

Nel momento in cui la famiglia così strutturata raggiunge il culmine dell’esasperazione - ogni tentativo di controllare il bere dell’alcolista si muta in una negazione collettiva del problema che non trova soluzione e porta i membri ad una sorta di “codipendenza” e all’esaurimento di ogni forza fisica e psichica - finalmente si apre uno spiraglio verso l’esterno. Perché la famiglia, nel disperato tentativo di proteggere l’alcolista dalle conseguenze del bere, lo giustifica e se ne assume tutte le responsabilità, negando il problema e chiudendosi verso il resto della collettività, amici, parenti, colleghi di lavoro.

Quando ciò accade, è bene che tutta la famiglia entri in terapia, in particolare nella fase iniziale, affinché i suoi componenti vengano sostenuti nell’affrontare i sentimenti di colpa e vergogna che nutrono nei confronti della società. Inoltre, la famiglia deve essere guidata ad intraprendere in maniera costruttiva il trattamento, in modo liberarsi dalla convinzione che l’unico problema che affligge il sistema famigliare sia solo la dipendenza dell’alcolista e, dunque, una volta eliminata porterà alla scomparsa di tutti i problemi. Difatti, nei gruppi degli Alcolisti Anonimi non si etichetta come problematico il solo alcolista, ma si pongono a confronto le famiglie e tutti i loro componenti.

È importante per i famigliari cambiare radicalmente atteggiamento, partendo dalla consapevolezza che non si può impedire ad una persona di bere. Bisogna agire sulle dinamiche relazionali che condizionano il sistema famigliare, portando l’alcolista a prendere coscienza del problema e a trovare le motivazioni per uscirne.

Invece di proteggere e giustificare l’alcolista nei suoi comportamenti, i famigliari dovrebbero porlo di fronte alle conseguenze del bere, aiutandolo ad assumersi le proprie responsabilità.

È evidente che questo processo sgretola quelli che erano fino al momento della rottura i ruoli e i legami che mantenevano unita la famiglia, irrigidita in schemi comportamentali che non sono più funzionali nel momento in cui l’alcolista deve affrontare l’astinenza e il programma riabilitativo. La famiglia che riesce a far gioco di squadra, superando il cambiamento delle dinamiche e dei ruoli, favorisce la remissione della dipendenza.

Un momento fortemente critico, che necessita dell’aiuto e del sostegno professionale di operatori specializzati o di gruppi di auto-aiuto dedicati, in grado di guidare i componenti famigliari verso un cambiamento radicale dell’intero sistema famiglia.

Per qualsiasi altra informazione o chiarimento in merito potete come sempre contattarmi direttamente al numero telefonico 347.9692180, oppure via mail all’indirizzo antonio.digioia@coratolive.it.