Gioco d’azzardo e dipendenza

Antonio Di Gioia Psicologia in rete
Corato - venerdì 01 maggio 2009
Gioco d’azzardo e dipendenza
Gioco d’azzardo e dipendenza © n.c.

Gentile dott. Di Gioia, spero lei possa dare una risposta alle mie domande. Ormai da qualche mese mio marito ogni giorno passa diverse ore in un bar vicino al suo posto di lavoro giocando alle macchinette video-poker, arrivando a spendere anche 150-200 euro per volta.

Noi siamo una famiglia normale, due figli, io lavoro come infermiera e mio marito è impiegato, non abbiamo grossi problemi di soldi, ma da quando ha iniziato a giocare così tanto al video-poker i soldi non sono più sufficienti e io non so più come convincerlo a non giocare.

Lui mi dice sempre che quello che spende lo guadagna al doppio quando vince, ma non mi sembra proprio che sia così. Cosa posso fare? R.S.

Cara signora,

per darle una risposta il più possibile esaustiva dovrei conoscere in maniera più approfondita lo stato e le condizioni di suo marito, con particolare riguardo alla effettiva frequenza con cui gioca o a quanto denaro spende nel gioco rispetto alle vostre risorse.

È importante analizzare questi aspetti per avere un quadro il più possibile esatto della sua situazione, in modo da poter chiarire se si tratti di una vera e propria dipendenza da gioco d’azzardo.

Purtroppo sono sempre più numerose le persone che, come suo marito, diventano dipendenti dal gioco d’azzardo. Il gioco rappresenta una dimensione fondamentale dell’essere umano, sia nel primo periodo di vita, sia nelle successive fasi evolutive, con ruoli e aspetti diversi. Il gioco d’azzardo, poi, è una forma d’intrattenimento risalente ai tempi e alle popolazioni più antiche, considerato come momento d’evasione e di distensione.

Ma l’aspetto ludico perde in alcuni casi il suo carattere positivo per sconfinare nella patologia, in base a cause che sono ancora oggi fonte di studio e di discussione.

In questi casi si parla di Gioco di Azzardo Patologico (GAP), un disturbo diffuso in tutto il mondo che riguarda in percentuale maggiore gli uomini e, in particolare, quelli di età compresa tra i 40 e i 50 anni.

Inoltre, risultano essere più esposti alla dipendenza i giocatori che si avvicinano a giochi a riscossione immediata, poiché maggiormente vittime della immediata e brevissima sensazione di eccitazione data dalla eventuale vincita, un comportamento assimilabile all’abuso da sostanze stupefacenti quali la cocaina.

Il Gioco d’Azzardo Patologico è inserito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, noto come DSM IV-TR, uno strumento diagnostico per disturbi psicopatologici e psichiatrici utilizzato in tutto il mondo, nella categoria “disturbi del controllo degli impulsi non altrove specificati”.

Sebbene si tratti di una dipendenza, non sempre è facile individuarne immediatamente i sintomi, in quanto non vi sono ovvie conseguenze fisiche come nella dipendenza da alcol o da droghe. Inoltre, i giocatori patologici tendono a negare o minimizzare il problema, a nasconderlo, magari recandosi a giocare in posti il più possibile lontani da casa e poi mentendo ai familiari su dove sono stati e su cosa hanno fatto.

Il Gioco d’Azzardo Patologico comporta la necessità di scommettere sempre di più e sempre più soldi alla ricerca di quell’attimo di eccitazione e di euforia che si prova al momento della scommessa, insonnia, irritabilità, crisi d’ansia nei periodi di tempo in cui non si gioca d’azzardo, la perdita di controllo nonostante le conseguenze negative, che in casi estremi possono tradursi in cadute finanziarie, problemi legali, perdita del lavoro, perdita dei propri beni e della propria famiglia e, anche, nel suicidio.

La gambling addiction è un problema legato alla sfera emozionale, ma che ha conseguenze reali e finanziarie distruttive. Le persone che possono cadere in questo circolo vizioso non sempre sono degli irresponsabili o persone prive di una volontà: spesso concorrono fattori che fanno precipitare il comportamento di una persona, come un forte stress lavorativo o il pensionamento.

Come per ogni dipendenza, il primo passo per uscirne è prendere coscienza del problema e non negarne l’esistenza: l’aiuto che si può ricevere dagli altri può concretizzarsi solo dopo che il giocatore patologico ammette di avere un problema.

Se invece a prendere consapevolezza del problema è un familiare, bisogna rendersi conto che chi vive con un giocatore patologico è preda di sentimenti contrastanti. Da un lato cerca di aiutare il giocatore con tutte le proprie forze, tentando, inutilmente, di tenerlo lontano dalle scommesse.

 Allo stesso tempo si sente furioso, arrabbiato e stanco, perché incapace di far smettere il giocatore. A questo punto è necessario che i familiari del gambler si rendano conto che il miglior modo per aiutarlo è proteggere se stessi, emotivamente e finanziariamente, non facendosi trascinare da sensi di colpa.

Non bisogna sentirsi soli e non bisogna rimanere soli. Si può partire chiedendo aiuto ad associazioni o gruppi di supporto, o comunque rivolgersi ad esperti nel campo, ad esempio all’interno dei SERT, i Servizi per le tossicodipendenze territorialmente competenti.