Abusi sessuali sulle donne e conseguenze psicologiche

In collaborazione con Francesca Belgiovine, Celeste Petrelli e Elena de Sanctis, tirocinanti in Scienze e Tecniche Psicologiche presso il Consultorio Familiare EPASS di Bisceglie.

Antonio Di Gioia Psicologia in rete
Corato - venerdì 03 aprile 2009
Abusi sessuali sulle donne e conseguenze psicologiche
Abusi sessuali sulle donne e conseguenze psicologiche © n.c.

“Firenze: ragazzina denuncia stupro in una discoteca” - “Milano: studentessa violentata in bagno supermercato, indagine in corso”- “Caffarella: due fidanzatini denunciano violenza sessuale”.

Gli innumerevoli titoli che raccontano la violenza sulle donne, affollando tristemente le pagine di cronaca dei nostri giornali, ci obbligano a confrontarci con una tematica tanto dolorosa.

Se è vero che l’abuso sessuale commesso sulle donne è sempre esistito e non conosce strati sociali o culture, al giorno d’oggi è forte l’impressione di assistere ad una vera esplosione di questa forma di violenza.

Devastanti sono le conseguenze psicologiche cui va incontro la vittima dell’abuso e determinanti, nello sviluppo di un quadro psicopatologico serio, sono elementi quali la gravità, la durata, il tipo d’abuso, nonché la fase di vita in cui esso è avvenuto.

I sintomi più immediati che le vittime di uno stupro possono presentare sono paura, ansia, confusione, intorpidimento. Molto spesso, chi è vittima di una violenza, tende a mettere in atto delle strategie riparatorie che consentano in qualche maniera di attuare una sorta di difesa dal dolore. Si tratta, perlopiù, di comportamenti che coinvolgono e colpiscono il corpo, quali dipendenza da alcool o sostanze, o sfinimento della propria fisicità attraverso lavoro o sport.

Tali strategie, in un primo momento, sembrano sortire effetti lenitivi sulla vittima, che cerca di allontanare ansia e preoccupazione per l’evento vissuto, ma a lungo termine possono rappresentare fattori scatenanti disagi seri e patologici, preludio di disturbi psichiatrici depressivi o ansiogeni.

Le donne che hanno subito uno stupro, nella maggior parte dei casi, presentano una serie di sintomi riconducibili al Disturbo Post-Traumatico da Stress: blocco della vitalità (paralisi psichica), che viene assorbita dal ricordo dell’evento e dal tentativo di evitare tutto ciò che direttamente o indirettamente può ricondurre ad esso, flashback, allucinazioni e/o pensieri intrusivi che portano a rivivere, anche attraverso sensazioni somatiche, l’abuso.

Ma una donna abusata è ancora più che un freddo quadro clinico.
Una donna violata ha un animo lacerato, una mente distrutta, un mondo che le pesa troppo. La rabbia e la vergogna che derivano da un oltraggio simile fanno sì che si allontani da tutti e tutto.

Alcune tra le più diffuse problematiche che riguardano tali vittime sono infatti proprio di tipo sociale: la persona non è più in grado di relazionarsi adeguatamente all’altro, è evitante o eccessivamente irritabile, perde la fiducia precedentemente nutrita nei confronti della realtà circostante e nei confronti di se stessa.

Questo rende spesso inevitabile un allontanamento progressivo non solo dalla sfera del sociale, ma anche da quella personale, o fa sì che esse vengano esperite con estremo disagio ed alterata affettività.

L’imbarazzo, la paura, il senso di colpa, la solitudine rappresentano poi degli ostacoli insormontabili all’aiuto: molte donne biasimano se stesse dell’accaduto tendendo ad autocolpevolizzarsi.
Tali sentimenti non solo impediscono in molti casi alla persona di raccontare l’accaduto, ma interferiscono anche con ogni tentativo dell’altro di sostegno.

Come difatti è prevedibile, la vittima è portata ad erigere un muro dinanzi a se stessa e, nel tentativo di annullare qualsiasi rischio (e per certi versi anche se stessa, quasi a scomparire), invalida dall’altra parte qualsiasi tentativo di supporto.

Ecco perché non è semplice entrare nel mondo di queste donne, scardinarne convinzioni disadattive, aiutare a superare il trauma. Non a caso, è piuttosto raro che una donna abusata richieda un aiuto psicologico diretto a elaborare il trauma della violenza, ma molto più spesso arriva a richiedere una consulenza a causa di altri disturbi ad essa strettamente connessi, soprattutto disturbi del tono dell’umore, attacchi di panico, disturbi sessuali e dell’alimentazione.

 In questi casi lo psicoterapeuta deve essere in grado di non fermarsi alla superficialità dei sintomi delle patologie narrate, risalendo ai ricordi traumatici che ne sono la reale genesi.

Un buon supporto psicologico può permettere alla persona abusata di riacquisire fiducia in se stessa e negli altri, anzitutto tramite la narrazione dei ricordi e delle emozioni connessi all’evento, in modo tale da poter ristrutturare gli schemi e i pensieri della vittima medesima.

Il soggetto deve imparare a separarsi, a non essere “immerso” nell’esperienza stessa, deve divenire quindi in grado, attraverso le parole, di fornire un nuovo senso e una nuova forma all’evento traumatico, approdando ad una narrazione più sana di quest’ultimo.

Infine, la vittima dell’abuso dev’essere resa in grado di contestualizzare lo stupro, di rendersi conto che quest’ultimo ha avuto un inizio, è progredito alla fase successiva e in qualche maniera giungerà anche ad una fine.

Nel caso in cui i sintomi fossero così paralizzanti e intrusivi da impedire una seppur minima normale attività quotidiana, si può ricorrere ad un supporto di tipo farmacologico, che dovrebbe comunque essere circoscritto nel tempo.

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