Persecutori e vittime: lo stalking

In collaborazione con Adriana Brescia e Flavia Panunzio, tirocinanti in Scienze e Tecniche Psicologiche presso il Consultorio Familiare EPASS di Bisceglie.

Antonio Di Gioia Psicologia in rete
Corato - venerdì 06 febbraio 2009
Persecutori e vittime: lo stalking
Persecutori e vittime: lo stalking © n.c.
Giovedì 29 Gennaio 2009: il ddl sul reato di stalking è stato approvato dalla Camera con 379 voti a favore.

Il reato consiste “nel porre in essere minacce reiterate o molestie con atti tali da creare nella vittima un perdurante stato di ansia o paura o un fondato timore per l’incolumità propria o di persona legata da relazione affettiva o a costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita”.

I limiti della pena sono stati adeguati alla gravità del reato (da uno a quattro anni) e possono essere aumentati “se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata alla vittima da relazione affettiva”. La pena inoltre è aumentata da un terzo alla metà “se il fatto è commesso ai danni di un minore”, se a compierlo è una persona armata o mascherata, e, infine, si tratta di una violenza “di gruppo”.


Data la notevole diffusione del fenomeno, finalmente l’Italia ha deciso di mettersi al passo con gli altri paesi in cui lo stalking è perseguito penalmente già da diversi anni.

Lo stalking, termine inizialmente associato alla persecuzione di personaggi famosi da parte di fans psicopatici, conosciuto anche come sindrome del molestatore assillante, è un fenomeno che riveste non solo carattere psicologico, ma ha assunto col tempo rilevanza anche sociale.

Negli ultimi anni si è andato delineando in maniera sempre più definita e, purtroppo, preoccupante. I dati sono chiari: almeno il 20 per cento di italiani, soprattutto donne con un’età compresa tra il 18 e i 24 anni, è stato vittima di molestie nel periodo dal 2002 al 2007, senza considerare i casi non denunciati.

Appostamenti, pedinamenti, visite a sorpresa, valanghe di e-mail (cyber stalking), telefonate insistenti, sms, lettere anonime possono essere considerati tutti campanelli d’allarme per identificare questo tipo di molestia.
Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi se non anni, ingenerando sofferenze psicologiche, stati d’ansia e paura costanti nella vittima, tali da pregiudicarne sensibilmente il vissuto quotidiano fino a limitarne l’indipendenza psicofisica.

I contesti relazionali nei quali si manifesta lo stalking sono molteplici, ma certamente si deve riconoscere che quello per antonomasia è costituito dalla relazione di coppia. Le statistiche parlano soprattutto di vendette amorose, ma sempre più di frequente si rilevano casi di ex pazienti intenzionati a vendicarsi di medici ritenuti poco comprensivi o incompetenti.

Pertanto è piuttosto a rischio la categoria di coloro che appartengono ad una Help profession, ossia gli operatori che scendono in campo essenzialmente per aiutare il prossimo, tra cui ritroviamo assistenti sociali, medici, infermieri e psicologi. Si suppone che ciò accada in quanto tali professioni implicano il dover instaurare una relazione di aiuto con il “paziente”, che comincia a pretendere incessantemente affetto e attenzione, sentimenti che verranno smentiti poi nella realtà.

È anche possibile che seppure ci sia un qualche legame, anche se non strettamente di coppia, uno dei due soggetti cominci a perseguitare l’altro per motivi che non esplicita alla vittima, che rimane inconsapevole del perché sia oggetto di tali persecuzioni.

Non a caso il profilo dello stalker ci dice che il molestatore raramente ha un volto sconosciuto, il più delle volte è un conoscente, un collega, o un ex partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di un presunto torto. Sono persone con problemi di interazione sociale, che nutrono un continuo senso di insicurezza nelle relazioni e che agiscono in questo modo con l’intento di stabilire una rapporto sentimentale.

Gli stalkers possono essere anche persone normali, non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione che sono agite nel contesto di un quadro psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente, così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.

Lo stalker è una persona che non riesce a condurre un’esistenza comune, ad avere una vita sociale, si sforza di essere una persona con delle emozioni e dei sentimenti come tutti, ma rimane una persona che, come la stessa vittima, ha bisogno di aiuto.

Studiando il profilo psicopatologico di numerosi stalkers, e in base alle motivazioni che li spingono ad agire, si possono distinguere diverse tipologie.

Alla prima categoria di molestatori appartiene il rifiutato: in genere si tratta, come abbiamo già avuto modo di rilevare, di un ex partner respinto che agisce o per cercare vendetta a seguito dell’abbandono, o per ristabilire la relazione.

La seconda tipologia è il bisognoso di affetto, incapace di esternare i propri desideri e motivato dalla ricerca di attenzioni o di una vera e propria relazione d’amore o di amicizia.

Ancora, troviamo il corteggiatore inadeguato, che mostra incompetenza rispetto alle regole sociali del comportamento, agendo con comportamenti opprimenti e anche aggressivi.

Un’altra tipologia è rappresentata dal risentito, il quale agisce spinto dal desiderio di vendicarsi per un supposto torto subito.

Infine, nell’ultima categoria troviamo il più pericoloso degli stalker, il predatore, che mira ad avere rapporti sessuali con la vittima, tanto da portarlo a sperimentare sentimenti omicidiari nei confronti della stessa. La vittima diviene l’oggetto di desiderio e di attenzioni non per ciò che realmente è, ma per ciò che rappresenta, il mezzo per placare le proprie pulsioni, i bisogni di riconoscimento e di attenzione.

Le conseguenze dello stalking, per chi lo subisce, sono spesso differenti e possono trascinarsi per molto tempo, cronicizzandosi.

La vittima è costretta a vivere in un costante stato di allerta, d’emergenza e stress psicologico, in base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate.

Ne sono un esempio problemi di insonnia o incubi, disturbi alimentari, continui flashback, disturbo post-traumatico da stress.

Spesso, all’insorgere degli atti persecutori, si tende a negare il problema, la paura spinge il soggetto a non riconoscere il pericolo finendo così per sottovalutare il rischio.

Al contrario, come suggeriscono numerose associazioni nate per supportare le vittime dello stalking, sarebbe utile adottare delle precauzioni, seguendo dei comportamenti volti a scoraggiare gli atti di molestia assillante.

È necessario essere fermi nel dire di no e in modo chiaro, evitare abitudini routinarie e prevedibili, uscire in orari e luoghi preferibilmente non isolati.

Se le molestie sono telefoniche, è meglio non cambiare numero e cercare di ottenere una seconda linea in modo tale da permettere al molestatore di chiamare senza potergli rispondere.

Fondamentale è non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sulle persecuzioni subite, per poter produrre prove sufficienti della molestia alle forze dell’ordine.

E, soprattutto, non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto, pensando di poter risolvere il problema da soli, di avere a che fare con persone in grado di rispettare le scelte altrui, in quanto in questo modo si finisce solo con rendere il problema ancora più insostenibile.
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