Specchio specchio delle mie brame...

In collaborazione con Adriana Brescia, Grazia Di Ceglie e Grazia Napoletano, tirocinanti in Scienze e Tecniche psicologiche presso il Consultorio Familiare EPASS di Bisceglie.

Antonio Di Gioia Psicologia in rete
Corato - venerdì 12 dicembre 2008
Specchio specchio delle mie brame...
Specchio specchio delle mie brame... © n.c.
Alzi la mano chi non ha mai badato alla propria immagine riflessa nello specchio, facendo attenzione al proprio aspetto e a come apparire agli altri.

D’altronde, che se ne parli in articoli di riviste specializzate o su magazines giovanili o semplicemente commentando con le amiche dal parrucchiere (non a caso…), possiamo ormai serenamente affermare che il concetto di apparire sta lentamente, ma costantemente, erodendo il concetto di essere e con questi nuovi canoni necessita di forza venire a patti.

Quindi appare quanto mai appropriato in questo momento trattare del Narcisismo, un disturbo della personalità che trae il proprio nome dal mito di Narciso, il giovane fanciullo così innamorato di se stesso da annegare nel disperato tentativo di abbracciare la propria immagine riflessa in uno specchio d’acqua. Come tutti ben sanno, la letteratura è intrisa del mito di Narciso, interpretato in modo diverso, tanto negli aspetti positivi - una certa dose di amor proprio, stima e rispetto di sé è normale in ogni individuo, tanto che diviene arduo individuare il confine tra un sano narcisismo e il narcisismo patologico - quanto in quelli negativi dell’eccessivo amor proprio.

Il narcisismo indica una esaltazione eccessiva della propria immagine: il soggetto affetto da disturbo della personalità narcisistica è capace di provare amore solo per se stesso, si considera una persona speciale, unica, privilegiata.

Ambizioso e desideroso di fortuna quanto vacuo e privo di reali valori, il narcisista insegue ideali esteriori di successo, ricchezza, bellezza e potere, creando relazioni superficiali con la tendenza allo sfruttamento altrui per raggiungere i propri scopi, incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri, non provando empatia, e affettivamente arido - nelle “Metamorfosi” di Ovidio tutti, sia donne che uomini, si innamorano alla follia del bellissimo giovane, ma Narciso preferisce passare le sue giornate cacciando, disdegnando i suoi spasimanti.

È tanto insicuro quanto arrogante e presuntuoso. “Io penso” , “Io credo”, “secondo me”, sono intercalari tipici della persona narcisista, che tende a portare costantemente il discorso su di sé.

D’altro canto soffre di una invidia persistente nei confronti degli altri, reagisce con rabbia e vergogna alle critiche, necessita di continue attenzioni e chiede ammirazione e devozione, guarda con terrore agli anni che passano.

Ma forse più di ogni altro aspetto si deve sottolineare la sofferenza auto inflitta, il dolore, la paura, la rabbia, la vergogna che pervadono la vita del narcisista costretto a inseguire un sé falso e illusorio, perso nella continua ricerca del successo esteriore e del riconoscimento altrui.

Questa patologia può estrinsecarsi in tipologie differenti, da una sintomatologia lieve ad un narcisismo nevrotico fino a giungere a forme più serie.

Data la sofferenza, il vuoto patologico e la solitudine associate all’incapacità di amare, il trattamento psicologico con i pazienti con disturbo narcisistico di personalità è piuttosto complesso e comprende tempi piuttosto lunghi.

Il lavoro con il paziente narcisista richiede molta centralità e paziente attenzione. Quanto più il terapeuta riconosce i propri limiti, tanto più non sarà coinvolto nella difficoltà di accogliere i limiti del paziente e si potrà intrudere in quest’ultimo la possibilità di specchiarvisi al contrario.
La terapia mira ad un cambiamento di percezione del paziente rispetto a se stesso, alla rivalutazione dei sentimenti anche dolorosi.

Non a caso se si vuole evitare di cadere nella trappola del narcisismo, occorre educarsi ai sentimenti, stabilire relazioni sociali durature e qualitative, mostrare affetto sincero per gli altri a scanso di ogni egocentrismo.

Il narcisismo ha una sua rilevanza anche sociale, dal punto di vista della collettività che tende a considerare la ricchezza come un “valore” più importante della conoscenza, la fama pur fuggevole prima di dignità e consapevolezza di sé, il successo a costo del rispetto (e qui gli esempi e i commenti annessi sarebbero tanti e tali da dover riempire uno spazio che qui non mi compete).

Sempre da questo punto di vista merita un accenno il cosiddetto narcisismo digitale, legato alle nuove tecnologie e, in particolare, al web.
Nel dorato e variegato mondo virtuale - quanto di più attraente per la vacuità patologica del narcisista - Facebook costituisce senz’altro un esempio di particolare interesse per gli studi psicologici sul narcisismo. E non appare inverosimile che un gruppo di ricercatori dell’Università della Georgia abbia scoperto una correlazione fra persone che usano questo social network e soggetti con una personalità narcisista.

I narcisisti sono facilmente individuabili (anche da occhi poco esperti e non solo dai ricercatori) dalle immagini molto accurate che riempiono la loro pagina di presentazione allestita sul web.
In questo caso il vantaggio personale è tratto dal numero di contatti in continuo aumento, ove è enfatizzata la quantità piuttosto che la qualità delle amicizie, incuranti del fatto che molti delle centinaia di friends siano pressoché sconosciuti, poiché ciò che conta è che più contatti hai, più sei socialmente interessante: l’apoteosi dell’avere sull’essere.

Specchio specchio delle mie brame, qual è il “cuore” più bello del reame?