Memoria involontaria

La società corre veloce e riveste di colori nuovi le direttrici del nostro sguardo e a poco a poco si estingue, ciò che è stato e non serve più

Franco Vangi Elzeviri coratini
Corato - venerdì 21 marzo 2014
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Mi pare incontrovertibile: ogni epoca storica ha il suo stile e la sua forma di sensibilità e ognuno di noi deve adeguarsi, pena l' "essere fuori tempo".

Se poi si vive in un paese di provincia come Corato, gesti e memorie del passato si dissolvono più lentamente e non scompaiono del tutto. Come a dire che molti di noi (specie i più anziani) ricordano quel vicolo o quel negozietto di bassa merceria in cui si vendeva un po' di tutto, anche le cose più impensabili estratte da qualche  scansia nascosta.

La società corre veloce e riveste di colori nuovi le direttrici del nostro sguardo e a poco a poco si estingue: ciò che è stato e non serve più.

Memorie? nostalgie? Sono cose di "vecchi": quel filo sottile che ci lega al passato si spezza. Qualcuno di noi ricorda ancora la massa nera di braccianti e contadini che si affollavano davanti al Municipio inondando l'aria di brusii e di afrori di tabacco.

Oggi gruppi residui, frammenti di dialoghi e cortei convulsi di auto sul nostro amato Stradone: sembrano girare così. Per il gusto di girare, e quel silenzio di voci avite e non più il suono di campane che segnava le "due ore" dal calar del sole e quindi il rientro a casa. Qualcuno ha memoria ancora di quelle cartoline per Natale con paesaggi di neve e auguri contornati di bacche rosse di pungitopo.

Oggi l'aria - sapete da che cosa è invasa? - da sillabe vorticose di Internet, da icone veloci e sfuggenti, puntiformi, inarrestabili e se si guarda il cielo è perché si tiene in mente la grafica delle previsioni del tempo.

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