Verso il voto

Bruna Piarulli: «Voglio essere l’attivista della legalità»

La candidata Cinque Stelle al Senato è direttrice dell’istituto penitenziario di Trani. «È impazzata la polemica sui rimborsi, ma intanto ci sono 23milioni di euro restituiti allo Stato. Senza alcun obbligo giuridico»

Politica
Corato giovedì 15 febbraio 2018
di La Redazione
Angela Bruna Piarulli
Angela Bruna Piarulli © n.c.

Vuole rompere i pregiudizi degli avversari politici e guardare avanti, senza eludere i problemi che in questi ultimi giorni stanno coinvolgendo i pentastellati.

La coratina Angela Bruna Piarulli è candidata al Senato nel collegio di cui fa parte la nostra città. Da 24 anni è direttrice del carcere di Trani, un bigliettino da visita che può esibire con orgoglio, la nota in grassetto del suo curriculum.

Angela Bruna Piarulli, può essere la volta buona per i Cinque Stelle?
Ritengo che debba esserlo. È necessario dare un’opportunità, tenendo presente che gli altri partiti hanno già governato. Volete verificare se realmente i Cinque Stelle siano in grado di governare? Bene, siamo pronti. Più forti anche delle strumentalizzazioni.

A cosa si riferisce?
Molti vogliono distogliere l’elettore dalle problematiche reali del Paese. È impazzata la polemica sui rimborsi, ma intanto ci sono 23milioni di euro restituiti allo Stato. Senza alcun obbligo giuridico, specifichiamo. C’è stata una proposta di riduzione di stipendi mai passata. Autonomamente, non avendo avuto l’appoggio della maggioranza, senza alcune fonte giuridica, i Cinque Stelle hanno deciso di ridursi lo stipendio. Invece ci attaccano, negando l’evidenza.

Pensa che ci sia un pregiudizio contro i Cinque Stelle?
C’è la volontà di etichettarli, quando a sinistra e a destra ci sono stati sempre gli impresentabili. Hanno sempre cercato di individuare persone in grado di dare un contributo reale. Sono orgogliosa che abbiano pensato a me.

Ecco, può spiegarci come è maturata la sua candidatura?
Sono stata scelta per i meriti e per il curriculum. Non ho avuto molto tempo per pensare ma ritengo che dopo 24 anni di gestione della cosa pubblica con responsabilità amministrative, contabili, gestionali, per il ruolo apicale di direttore di istituto penitenziario, fosse opportuno dare il mio contributo.

Quali feedback sta avendo?
Molto positivi, anche se ci troviamo a lottare contro le strumentalizzazioni. Se non mi votano e non ci votano, si perdono qualcosa.

Quali sono i cardini della sua proposta politica?
Disoccupazione giovanile e nell’età avanzata, razionalizzazione dell’immigrazione e necessità di identificazione immediata, politica fiscale iniqua, scarsità delle forze dell’ordine, il complesso di leggi inutili e poco chiare che rendono difficoltosa anche la loro applicazione.

È la sua prima esperienza politica, ma anche la sua prima campagna elettorale.
In realtà sono sempre stata abituata a parlare in pubblico. Lo facevo per rendere visibile il carcere, per dare un’immagine diversa di quest’ambiente. Non è un luogo di restrizione, ma di recupero, ho fatto entrare anche le scolaresche nel carcere.

Moltissimi sono però indecisi non solo per chi votare, ma anche se farlo.
Occorre procedere tutti uniti al cambiamento, attuare la rivoluzione copernicana dell’individuo al centro. Vorrei peraltro mutuare le modalità operative adottate nel mondo del carcere: trasparenza, applicazione delle norme. Mi sono sempre chiesta: perché nel carcere c’è rispetto delle regole ci mi adopero perché queste siano attuate, mentre al livello più alto questo non accade? Ci vuole problem solving, capacità di immediatezza nella risoluzione dei problemi. Tutte cose che ho dimostrato di possedere.

In fin dei conti perché ha accettato di candidarsi?
La mia candidatura è una scelta di coraggio, dettata dalla voglia di cambiamento.

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