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Ventura sulla sfiducia non votata: «Scelta politica, mai detto di aver avuto minacce»

Il consigliere Fabrizio Ventura torna sulla decisione espressa in consiglio comunale di non sostenere la mozione di sfiducia da lui stesso sottoscritta e ribadisce le motivazioni che, a suo dire, lo hanno indotto a cambiare idea

Politica
Corato giovedì 25 gennaio 2018
di La Redazione
Il consigliere Fabrizio Ventura
Il consigliere Fabrizio Ventura © CoratoLive.it

«La mia è stata una scelta solo ed esclusivamente politica, non ho mai riferito di aver ricevuto minacce o ricatti, né, tantomeno, ho mai perseguito nella mia azione politica alcuna personale utilità».

Il consigliere Fabrizio Ventura torna sulla decisione espressa in consiglio comunale di non sostenere la mozione di sfiducia da lui stesso sottoscritta e ribadisce le motivazioni che, a suo dire, lo hanno indotto a cambiare idea.

Di seguito la nota integrale.

«Alla luce dell’inutile polverone sollevato e delle tante sconcertanti inesattezze sentite e lette all’indomani della mia recente decisione di non uniformarmi alla posizione politica del gruppo consiliare, è opportuno fornire qualche chiarimento che ponga fine all’onda lunga della menzogna, che lede l’onorabilità personale e politica del sottoscritto.

Per quanto possa non condividersi, non esiste, per Legge, alcun vincolo di mandato che lega il consigliere comunale alla forza politica di cui è originaria espressione. Il suo corollario è rappresentato dal diritto all’autodeterminazione di ogni singolo consigliere comunale in relazione alle decisioni assunte nello svolgimento della funzione elettiva attribuitagli.

Questa è una delle più grandi conquiste della democrazia partecipata, consacrata nella Carta Costituzionale.

Ciò significa che i consiglieri sono chiamati a rispondere “politicamente” del proprio operato esclusivamente nei confronti dei cittadini, ed io, personalmente, non mi sono mai sottratto a questo confronto, proprio al fine di veicolare ed esprimere nelle sedi istituzionali le questioni che riguardano la collettività che sono chiamato a rappresentate.

Autodeterminazione significa semplicemente esercitare il diritto di discostarsi e dissentire dai “dictat” imposti dal gruppo politico, ma sempre osservando il massimo rispetto verso i cittadini.

Le scelte politiche di questi giorni sono state frutto di una meditata riflessione politica e personale, sollecitata dal progressivo scollamento dell’originario progetto politico che ha perso la sua originaria spinta innovativa e propulsiva (prova ne è il cospicuo venir meno del tesseramento dal 2013 ad oggi), ed ulteriormente dimostrato dai toni adottati per contestare, (non più politicamente) le scelte non più allineate del sottoscritto, fino a trascendere nell’invettiva e nella denigrazione personale. Del progetto culturale purtroppo, senza timore di smentita, se ne sono perse le tracce ormai da tempo.

Comprendo bene che quando si verifica una frattura politica è molto più facile nascondere la testa nella sabbia come gli struzzi e trasferire così le responsabilità sull’altro, tentando di delegittimarlo per rivendicare una “patente di correttezza politica” fino ad individuarlo come il destinatario di invettive ed offese personali, piuttosto che dedicarsi ad un’analisi politica seria che presupporrebbe il riconoscimento dei propri limiti d’azione, ma, ribadisco, ove mai ce ne fosse bisogno, che non ho mai riferito di aver ricevuto minacce o ricatti, né, tantomeno, ho mai perseguito nella mia azione politica alcuna personale utilità, come, in entrambi i casi, falsamente riportato nei comunicati apparsi sulla stampa locale.

La mia è stata una scelta solo ed esclusivamente politica, condivisibile o meno, criticabile o meno, maturata alla fine di un’attenta e sofferta riflessione personale ed è falso che sia nata improvvisamente come un fulmine a ciel sereno poiché già con un messaggio nella chat del gruppo, in tempi non sospetti, confermavo le mie forti perplessità circa la scelta di una mozione di sfiducia, così come peraltro ho avuto già modo di affermare e spiegare nelle sedi opportune. Dubbi che, evidentemente, non sono stati ritenuti meritevoli di approfondimento dal gruppo politico di riferimento.

Il mio impegno prosegue con rinnovato vigore. Forse più difficile del previsto, ma questo non mi spaventa. E sarà sempre orientato, come lo è stato fino ad ora, solo ed unicamente al bene della mia Città che mi onoro di rappresentare.

Chiarita l’integrità della mia onorabilità politica, mi riservo di valutare la migliore tutela della mia onorabilità personale e professionale nonché delle persone che mi sono accanto».

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I commenti degli utenti
  • salvatore di gennaro ha scritto il 25 gennaio 2018 alle 17:28 :

    Gentile Amedeo, rispetto il parere altrui. La mia troppa intransigenza mi fa notare, a tale proposito, lo stridore tra due posizioni contrastanti, prese in breve tempo. Forse, anzi, sicuramente, la coerenza è un'arma a doppio taglio: da un lato ti fa sentire il "paladino della serietà", dall'altro ti vincola moralmente in situazioni spesso critiche. Non pretendo, comunque, di essere il "verbo"... Sono però lusingato da un fatto: forse un "cicinin" ("poco poco", in milanese) di merito, riguardo all'alto numero di commenti che giornalmente si registrano su Coratolive, è anche mio. Fosse solo per il fatto che spesso, si rivolgono giustamente critiche ai miei commenti. Evviva comunque il dialogo, in questa società assai restia a parlare... Cordialità. Rispondi a salvatore di gennaro

    Amedeo Strippoli ha scritto il 26 gennaio 2018 alle 12:27 :

    Esimio, non so se ho ragione o torto, ma in questa Italia dove tutti nascondono la testa sotto la sabbia; una volta tanto che c'è un Signore che esce fuori dal coro e, a sentire Lui, ha preso questa decisione per evitare alla Città di Corato un'amministrazione prefettizia: io lo difendo, anche perché anch'io sono un decisionista. Rispondi a Amedeo Strippoli

  • Amedeo Strippoli ha scritto il 25 gennaio 2018 alle 16:25 :

    Stavolta, Sig. Di Gennaro mi permetta di dissentire: siamo in democrazia e in democrazia c'è libertà di pensiero e parola. Quindi, se il Sig. Ventura ha preso una decisione, a mio modestissimo parere saggia, la deve mantenere fino alla fine. Rispondi a Amedeo Strippoli

  • Giò Gatto ha scritto il 25 gennaio 2018 alle 13:21 :

    Ma lasciatelo in pace! La pietra scagliatela contro voi stessi...che qua il più pulito............ Rispondi a Giò Gatto

  • falco m. ha scritto il 25 gennaio 2018 alle 12:02 :

    Sia per il problema attuale o altro che il Sig. Ventura sappia che gli elettori non danno un ASSEGNO IN BIANCO all'eletto , in caso di disaccordo con la MAGGIORANZA dello schieramento politico di appartenenza il buon senso domanda di consegnare le demissioni Rispondi a falco m.

  • salvatore di gennaro ha scritto il 25 gennaio 2018 alle 10:02 :

    In attesa dell'inevitabile replica del gruppo di appartenenza di Fabrizio, noto, da parte sua, un'enfatica esaltazione della più grande sciocchezza scritta nella Costituzione: il non vincolo di mandato. Si fa appello ai cittadini: ma se essi hanno votato uno schieramento politico, si aspettano che tutti gli eletti si uniformino, pena l'anarchia e l'indisciplina, alle decisioni maggioritarie prese dai componenti di tale schieramento. Libertà di decisione? Ben venga. Ma ad essa devono seguire le definitive dimissioni della persona, e non la incoerente continuità, nel fare politica sotto altre bandiere o da "pensiero libero". Rispondi a salvatore di gennaro

    Ctarricone ha scritto il 25 gennaio 2018 alle 18:00 :

    Quando il passaggio è da uno schieramento di destra a uno di sinistra, va tutto bene! Se invece succede l’inverso, apriti cielo! E sempre così!! Chissà perché!!! Mah!!!!! Rispondi a Ctarricone