Per il circuito del Teatro Pubblico Pugliese, Silvio Orlando al Teatro Comunale

Quando i “Lacci” non bastano a tenere insieme una famiglia

Nell’alternarsi di personaggi, luoghi e tempi, il continuo, ma fallimentare, tentativo di “riallacciare” rapporti ormai logori

Cultura
Corato domenica 14 gennaio 2018
di Ingrid Vernice
"Lacci" con Silvio Orlando © CoratoLive.it

Famiglia. Quel cumolo di bugie, nevrosi, risentimento, indifferenza, che tutti in maniera più o meno marcata ci trasciniamo dietro con fatica. Nonostante i tentativi di riparare, ciò che ormai è irreparabilmente danneggiato, l’abbandono lascia una crepa profonda, in cui il dolore di tutti i componenti, si annida pronto ad esplodere tacitamente.

Di famiglia, rifiuto ed abbandono, tratta lo spettacolo “Lacci”, andato in scena venerdì sera al Comunale.

In cinque scene Pugliese racchiude tutte le vicissitudini familiari della borghesia contemporanea, in cui il dolore è il vero protagonista. Nell’alternarsi di personaggi, luoghi e tempi, resta il continuo, ma fallimentare, tentativo di “riallacciare” rapporti ormai logori.

“Lacci” affronta e si scontra con le problematiche della famiglia borgese, regalando allo spettatore amari sorrisi ed un'unica consapevolezza: quando i rapporti si incrinano a nulla valgono i vani tentativi di porvi rimedio con le menzogne. Non si può stare insieme senza essere in varia misura ipocriti. Su certe cose bisogna tacere. Il silenzio è l’unica via per sopravvivere alla ruotine.

Lo spettacolo dimostra di essere una critica alla società contemporanea in cui l'apparenza, la miseria morale, i ruoli standardizzati, l’ignavia, giocano con le vite dei protagonisti.

La trama
Un uomo seduto ed indifferente (Silvio Orlando) sente leggere le lettere che la moglie, ferita ed arrabbiata (Vanessa Scalera), ha scritto trent'anni prima, in occasione di una terribile crisi familiare che scaturisce quando lui abbandona la famiglia per una giovane sconosciuta, Lidia diciottenne da poco iscritta all’università. Rabbia, rancori e disgregazione sono i tratti distintivi di una famiglia nata forse troppo presto; i protagonisti si sposano appena ventenni, e dopo pochi anni di matrimonio si ritrovano intrappolati in una vita che li ha visti diventare adulti troppo presto.

Il sentimento di inadeguatezza emerge subito nella figura di Aldo, marito e padre assente e per nulla rassegnato al suo ruolo, che sceglie per diversi anni di allontanarsi da moglie e figli piccoli per dedicarsi egoisticamente al nuovo e giovanissimo amore. L'idillio dura pochi anni, sopraggiungono i sensi di colpa verso i figli ed il timore, anzi proprio la paura, di contraddire la moglie che fino ad allora aveva sofferto sin troppo. Un pentimento quello di Aldo per nulla credibile, malcelato in un orrendo cubo blu comprato a Praga. È la rassegnazione che ha spinto il protagonista a ritornare sui suoi passi; nessun sentimento di amore, nessun legame profondo sono stati in grado di muoverlo verso una saggia decisione.

Nemmeno i figli che da bambini problematici sono diventati adulti irrisolti, cresciuti nel non amore. Sono loro ad aver pagato la distruzione, il “Labes” di questa famiglia interrotta. Litigi, enigmi, passioni ormai sedate e ritorni inconsistenti fanno da sfondo ad una nuova “Guerra dei Roses” in cui perdono tutti.

Sul palco
Lo spettacolo è tratto dall'omonimo romanzo di Domenico Starnone edito da Einaudi nel 2014. In scena attori di chiaro stampo teatrale come Silvio Orlando, Pier Giorgio Bellocchio, Roberto Nobile, Maria Laura Rondanini, Vanessa Scalera, Matteo Lucchini, ricordano allo spettatore che, quella della recitazione è una dote che si possiede o no, senza alcuna possibilità di inganno.

L'ottima regia di Armando Pugliese si interseca e completa grazie alle scene, semplici ed efficaci, di Roberto Crea ed ai costumi di Silvia Polidori. A completare il quadro le musiche di Stefano Mainetti e le luci di Gaetano La Mela.

Lascia il tuo commento
commenti