«Amico mio! Noi siamo un impasto di santi e di peccatori e siamo creature senza nome. Siamo servi di uno stato infame. Siamo sbirri, Alfre'! E non ruffiani!» si legge nel volume

Con Agorà 2.0 arrivano gli “Sbirri” di Gero Giardina

Far rispettare la legge e proteggere i deboli e gli onesti, anche a costo di subire ingiustizie: è questo il destino di un vero sbirro

Cultura
Corato venerdì 27 ottobre 2017
di La Redazione
Manette
Manette © n.c.

Storie di criminalità comune a Bari e malavita organizzata dalla Sicilia a Milano, fino ad arrivare in Svizzera. Di questo si parlerà domani, 28 ottobre, dalle 19.30 nella sede dell’associazione Agorà 2.0. Insieme all’autore Gero Giardina si sfoglieranno le pagine del libro “Sbirri”. Introduce Enzo Del Vecchio, modera il giornalista Giuseppe Di Bisceglie.

«Amico mio! Noi siamo un impasto di santi e di peccatori e siamo creature senza nome. Siamo servi di uno stato infame. Siamo sbirri, Alfre'! E non ruffiani!» si legge nel volume.

Al centro delle vicende la professionalità e l'ironia sprezzante del commissario Alfredo Burgio, spalleggiato da Cosimo Gelfusa e Vito Caputo, ispettori tanto bravi quanto comici nei modi e nel linguaggio.

Sullo sfondo le famiglie dei protagonisti, costrette a sopportare con pazienza i disagi della loro vita da poliziotti. Graffiante è la critica ai personaggi di potere, pronti ad affidare ai sottoposti il lavoro sporco, per poi prendersi tutto il merito in caso di successo o scaricare le colpe su di loro quando le cose vanno male. Far rispettare la legge e proteggere i deboli e gli onesti, anche a costo di subire ingiustizie: è questo il destino di un vero sbirro. Ogni riferimento a persone o a fatti è frutto della fantasia dell'autore.

Lascia il tuo commento
commenti
Le più commentate
Le più lette