Il programma variegato e di difficile esecuzione ha esaltato le doti dell'ospite internazionale

Festival Pianistico, Yuri Bogdanov fa vibrare il Comunale

Bach, Liszt e Chopin per una girandola di emozioni. Platea gremita, standing ovation e bagno di folla per l’ospite internazionale della settima edizione della kermesse voluta dal M° Filippo Balducci e dall'associazione F. Zadra

Cultura
Corato venerdì 13 ottobre 2017
di Giuseppe Gallo
Festival Pianistico, graditissimo ritorno di Yuri Bogdanov
Festival Pianistico, graditissimo ritorno di Yuri Bogdanov © CoratoLive.it

Sarà per un musicista superbo come Yuri Bogdanov, sarà per i legami rinsaldati con le associazioni del territorio o per le partnership con gli istituti scolastici, ma quello che conta è che finalmente il Festival Pianistico ha avuto il pubblico che meritava. Platea gremita, standing ovation e bagno di folla per l’ospite internazionale della settima edizione della kermesse voluta dal M° Filippo Balducci - sempre puntuale guida all’ascolto - e dall’Associazione Fausto Zadra per un concerto dalle mille emozioni.

Il pianista russo, premiato con il riconoscimento di Artista onorario della Patria, ha scelto un programma variegato e di difficile esecuzione, regalando una performance di valore assoluto - indimenticabile per chi c’è stato - e ha aperto le orecchie e il cuore degli ascoltatori a un repertorio diviso tra barocco e romanticismo con tre pilastri della musica classica come Bach, Liszt e Chopin.

Apertura con la Partita n.6 in Mi minore BWV 830, produzione tra le più notevoli di Johann Sebastian Bach, connotata dalla complessità tecnica, dall’articolazione compositiva e dalla ricchezza dei contenuti, ispirata alle antiche danze dell’Allemanda, della Corrente, della Sarabanda e della Giga. Il compositore tedesco ha segnato la musica per sempre, seppure solo dopo la morte, ma la sua impronta è stata così indelebile che ha influenzato i suoi successori dei decenni a venire. E pensare che, dovendo sfamare ben diciannove figli, Bach non navigava nell’oro ed era costretto spesso a pubblicare le opere di tasca sua.

Nel suo graditissimo ritorno di ieri sera al Teatro Comunale di Corato, Bogdanov ha fatto letteralmente vibrare le poltrone rosse con il Mephisto Walzer n.1 di Franz Liszt, ispirato al Faust di Lenau, storia pregna del tormento di un uomo che vende l’anima al diavolo in cambio di conoscenza, tema molto ricorrente in tutte le forme d’arte romantica. Il risultato, non è un caso, è sorprendentemente diabolico, ben lontano dal Liszt di Sogno d’amore che tanto ha reso celebre il genio ungherese. Ritmi serratissimi, accordi audaci, trilli, ma soprattutto una velocità vertiginosa rendono questo walzer atipico un cavallo di battaglia immancabile nel repertorio dei virtuosi della tastiera.

Un concerto, quello di ieri, che ha coinvolto anche gli occhi grazie agli ipnotici giochi dei riflessi sulla base del coperchio superiore del pianoforte. I martelli, che ora baciavano lievi le corde e ora le percuotevano dolcemente, sono stati la ciliegina sulla torta di una serata da sogno per i musicofili.

Dopo un breve intervallo, spazio a Chopin con la Sonata in Si bemolle minore op. 35, contenente l’arcinota Marcia funebre. Il ventaglio di sensazioni del primo tempo accoglie una nera, turbolenta gravità per approdare a un’atmosfera onirica. L’aperta violazione dei canoni della sonata scandalizzò non poco i contemporanei del compositore polacco.

Il secondo tempo si distingue per la difficoltà d’esecuzione, che esalta le doti di Bogdanov. Il terzo tempo, che Chopin volle fosse eseguito al suo funerale, è senz’altro il più noto, ed è quello su cui è strutturata l’intera Sonata. Rubinstein paragonò il quarto tempo al “Vento ululante tra le tombe”, privo com’è di melodia e armonia, un tentativo visionario di mettersi in contatto con l’occulto e il trascendente.

Le sonorità pulite del Notturno in Re bemolle maggiore op. 27 n. 2, un vero inno alla corrente romantica e alla meditazione, hanno aperto la strada alla conclusione con lo Scherzo in Si bemolle minore n. 2 op. 31, articolata composizione in cui traspaiono la tenerezza e l’inquietudine dell’autore per non aver potuto sposare la donna che amava, Adele de Fuerstenstein. Notevoli le variazioni tra il registro grave e quello acuto, con un finale turbolento che scuote gli animi.

Prossimo appuntamento con il Festival Pianistico domani alle 11 per le scuole e alle 21 con l’esibizione serale. A teatro si esibirà il Duo pianistico di Firenze per il concerto spettacolo dal titolo “Io e Beethoven, la Sinfonia pastorale raccontata da Carl Czerny”.

Lascia il tuo commento
commenti
Le più commentate
Le più lette