Il momento commemorativo

Dalla stazione alla piazza: «Nel nome della memoria e del desiderio di verità»

Emiliano: «Lunedì comincia il processo, io sarò lì. Ho promesso alle famiglie che vigilerò perché vada nel migliore dei modi»

Cronaca
Corato giovedì 12 luglio 2018
di La Redazione
Dalla stazione alla piazza: «Nel nome della memoria e del desiderio di verità»
Dalla stazione alla piazza: «Nel nome della memoria e del desiderio di verità» © CoratoLive.it

È iniziato ed è finito con un segno di croce il momento commemorativo organizzato oggi prima nella piazza della stazione dedicata alle vittime del disastro ferroviario del 12 luglio 2016 e poi in piazza Cesare Battisti. Sul muro della stazione due manifesti, ricordavano il secondo anniversario della morte di Francesco Ludovico Tedone e Luciano Caterino che guidava uno dei due treni del disastro.

«Un momento di raccoglimento quasi familiare - ha esordito il sindaco Mazzilli - Per ricordare in modo sobrio e con rispetto quanto accaduto due anni fa. Vogliamo legare il dolore delle famiglie alla comunità. Da quel giorno la vita di tutti non è più la stessa. Dobbiamo trovare la forza per dare senso alla vita, soprattutto per i giovani. Non posso non pensare agli amici e ai coetanei di Francesco che oggi nella villa comunale hanno organizzato la terza edizione di Komorebi».

Non a caso, come giustamente ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, quella di oggi è una giornata in cui «verrebbe voglia solo di stare insieme più che parlare. Perché a volte il silenzio rende molto meglio».

«Oggi - ha raccontato - al papà di Francesco ho chiesto proprio delle sue foto. Le storie di queste persone si sovrappongono, arrivano a pezzi. Sono raccolte una una “trappola d’amore” incredibile.

Stasera, con il sole che scende e ci dà un po’ di tregua, vi voglio dire quanto ci si sente responsabili di tutto quello che accade. A volte pensiamo che ci sia sempre qualcuno a fare le cose al nostro posto. Invece dobbiamo aiutarci ad essere più responsabili, nelle piccole come nelle grandi cose da fare. Rendiamoci conto del fatto che le persone più precise e attente vanno ascoltate.

Lunedì comincia il processo, io sarò lì. Ho promesso alle famiglie che vigilerò perché vada nel migliore dei modi. È il “luogo” per capire come sono realmente le cose: se inizierà con qualcuno che dirà che forse non ha fatto qualcosa tra le cose che andavano fatte, credo che nessuno negherebbe un po’ di pietà per chi ha il dubbio di avere qualche responsabilità».

Il video

A concludere le celebrazioni istituzionali, anche quest’anno è stata celebrata una messa in piazza Cesare Battisti.

«La prima cosa che mi preme fare - ha detto don Giuseppe Lobascio nella sua omelia - è rivolgere a tutti il saluto del vescovo che non è riuscito a venire ma che ci assicura la sua preghiera».

«Ritrovarci qui ogni anno ha un grande valore - ha aggiunto - Basta guardarsi intorno e capire che il rischio è che si affievolisca il ricordo. Ricordo la fiaccolata con tantissimi giovani: oggi qui sono pochi. E invece è anche per loro che continuiamo a vivere queste celebrazioni.

La comunità cristiana riconosce l’amore di Dio anche nella sofferenza, nelle situazioni di dolore e morte dobbiamo riconoscere la Sua presenza. Nella vita, è vero, il Signore toglie ma dà anche tanto. Quando con la nostra vita avremo dato speranza e prospettive avremo realizzato l’invito di Gesù ad essere missionari nel mondo. Forza, gioia e vita nuova: queste sono le parole che vogliamo che il Signore doni a tutti noi ed alle famiglie delle vittime. Solo così faremo qualcosa per le nuove generazioni».

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I commenti degli utenti
  • Amedeo Strippoli ha scritto il 13 luglio 2018 alle 11:15 :

    Rimango sempre dell'idea: meno cerimonie e più fatti. Meno male che era venerdì, altrimenti ci toccava pagere gli straordinari agli intervenuti per rappresentanza Rispondi a Amedeo Strippoli

  • Marco ha scritto il 13 luglio 2018 alle 08:40 :

    "Perché a volte il silenzio rende molto meglio" E' difficile stare in silenzio di fronte a questi casi, ma la giustizia italiana ci insegna che i tempi saranno lunghi, probabilmente infiniti, ovviamente spero vivamente che in questo caso non accade. Ho vissuto parte dei miei anni sentendo parlare del caso Ustica (1980) e a tutt'oggi se ne parla ancora, è solo un esempio, anche se qualcuno dirà che questo era un caso militare. Opinione strettamente personale. Rispondi a Marco