Arriva anche sul “Corriere della sera” la storia dei coratini a Grenoble. A raccontarla, com’era facile immaginare, è Savino Ferrara ormai presidente onorario dell’Association des Coratins de Grenoble

Sul "Corriere" la storia dei coratini a Grenoble. Savino Ferrara: «Ero clandestino sul Frejus»

Nel 2014, ai microfoni di CoratoLive.it, Ferrara aveva raccontato proprio di quando «i primi migranti coratini arrivarono a Grenoble. Trovarono casa in piccoli quartieri di periferia, quasi dei ghetti»

Attualità
Corato venerdì 18 maggio 2018
di La Redazione
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Sul "Corriere della sera" la storia dei coratini a Grenoble. Savino Ferrara: «Ero clandestino» © CoratoLive.it

Arriva anche sul “Corriere della sera” la storia dei coratini a Grenoble. A raccontarla, com’era facile immaginare, è Savino Ferrara ormai presidente onorario dell’associazione dei coratini che da decenni vivono nella città d’oltralpe. Del suo nuovo incarico nel sodalizio, Ferrara aveva dato notizia qualche settimana fa a Corato: aveva accompagnato il sindaco di Grenoble Eric Piolle nella sua visita istituzionale. Cliccando qui è possibile rivedere il video di quella mattinata in Sala verde.

Quell'occasione risultò utile per sottolineare, ancora una volta, lo stretto legame che esiste ancora oggi tra la Puglia e la Francia. «Essere qui rappresenta una promessa che abbiamo mantenuto. Arrivo da un posto freddo di montagna e ho il piacere di avvertire davvero il calore di questa terra e delle persone che la abitano» ebbe a dire Piolle. Una percezione diametralmente opposta a quella che Ferrara racconta oggi a Stefano Montefiori, l’inviato a Grenoble del Corriere: «quando sono arrivato di notte in cima alla montagna, passando a piedi per il Frejus, ho visto in basso le luci di Modane, la Francia. Nevicava e mi sono detto “ma che posto è, siamo a giugno e nevica”. Ero con mio padre, avevo 14 anni, vedere quelle luci mi ha fatto impressione: capivo che cominciava una nuova vita».

Nelle parole di Ferrara è immediato il confronto con i migranti di oggi: «ero un clandestino, come questi migranti, non avevo i documenti. Nel 1948 non era come adesso, non ci si poteva trasferire da un Paese all’altro senza un contratto di lavoro». Anche all’epoca il viaggio era quello “della speranza”, fatto a piedi e per lunghi giorni. Con una “guida” pagata per accompagnare i migranti a destinazione, in cerca di fortuna. Nel 2014, ai microfoni di CoratoLive.it, Ferrara aveva raccontato proprio di quando «i primi migranti coratini arrivarono a Grenoble. Trovarono casa in piccoli quartieri di periferia, quasi dei ghetti».

Oggi il clima del dopoguerra è ormai solo un ricordo. L’attuale vicepresidente dell’Association des Coratins de Grenoble, Victor Tarantini, può raccontare di quando si viveva «ammassati nel quartiere Saint Laurent, al di là del fiume Isère» come si legge sul Corriere. C’era il ponte sospeso che collegava la zona al resto della città: i francesi non lo percorrevano «perché - racconta Tarantini a Montefiori - giravano leggende terribili, come se da noi ci fossero risse, furti e omicidi ogni giorno. Proprio come si sente dire adesso delle periferie di Parigi».

Quella di Tarantini è l'esperienza da “figlio di migranti”: «sono nato qui a Grenoble. Ho sposato una francese, e ho potuto studiare, sono ingegnere». Una storia che si ripete e che, in fondo, fa ben sperare.

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I commenti degli utenti
  • michele zaza ha scritto il 20 maggio 2018 alle 06:24 :

    Aggiungo al dire del sig Mazzilli.....è prassi ormai la "giustificazione bbuonista" di paragonare i NOSTRI MIGRANTI, per la grande invasione. Detto da uno che ha 2 terzi della famiglia all'estero. Forse qualcuno è anche stato clandestino, ma ha trovato sempre qualcuno che lo ha ospitato, e fatto entrare nel campo del LAVORO, poi si è INTEGRATO a costo di SANGUE E SUDORE, portando benefici e nuove idee, alla nazione ospitante, rispettandone le regole !!!! NON a essere ospitati in alberghi, con vestiti firmati, telefonini ultima generazione in ozio con 3 pasti giornalieri, facendo pure ingrassare certe coop Rispondi a michele zaza

  • carlo mazzilli ha scritto il 19 maggio 2018 alle 06:49 :

    caro ferrara, sul frejus e sugli altri passi e frontiere ci siete passati voi, ci siamo passati noi, ci passeranno i nostri figli...certo non faranno il tragitto a piedi, lo faranno in treno o in aereo, non saranno clandestini, ma da liberi cittadini europei...ma sta di fatto che da qua se ne andranno, se ne andranno i migliori, i più bravi, i più preparati e grintosi, se ne andranno perchè qui da noi, e specialmente al sud, non vale la pena rimanere un secondo di più...che peccato! Rispondi a carlo mazzilli