​«Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini»

Anche Ivana Lotito firma per “Dissenso comune”: «Abbiamo smesso di avere paura»

Un «atto di accusa» contro la violenza di genere che «parte dalle attrici perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza»

Attualità
Corato domenica 04 febbraio 2018
di La Redazione
Ivana Lotito
Ivana Lotito © n.c.

«Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini». Così sono le 124 donne, attrici e lavoratrici dello spettacolo, che hanno firmato la lettera manifesto dal titolo “Dissenso comune”. Tra loro anche l’attrice coratina Ivana Lotito. Dopo la terza serie di Gomorra e il film dedicato a Manuela Loi, Ivana è ancora una volta sul piccolo schermo con “Gli immaturi”, così come aveva annunciato a CoratoLive.it qualche mese fa.

La lettera, che di seguito pubblichiamo integralmente, è il frutto di due mesi di incontri e confronti tra un gruppo sempre più largo di donne, per intervenire con la forza di un collettivo e non lasciare che le testimonianze dei mesi scorsi restassero solo voci isolate. Il primo passo verso una serie di iniziative per cambiare il sistema, non solo nel mondo dello spettacolo.

“Dissenso comune”
«Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza.

Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse.

Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare.

Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più.

Insomma, che non si perda altro tempo a domandarci della veridicità delle parole delle molestate: mettiamole subito in galera, se non in galera al confino, se non al confino in convento, se non in convento almeno teniamole chiuse in casa. Questo e solo questo le farà smettere di parlare! Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno.

La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: “Abituati o esci dal sistema”. Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il “gioco della seduzione”. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza.

Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.

La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto. È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all’operaia, all’immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte.

Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura. Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo. Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo “molestatore”. Noi contestiamo l’intero sistema. Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura».

Le firmatarie della lettera-manifesto
Alessandra Acciai, Elisa Amoruso, Francesca Andreoli, Michela Andreozzi, Ambra Angiolini, Alessia Barela, Chiara Barzini, Valentina Bellè, Sonia Bergamasco, Ilaria Bernardini, Giulia Bevilacqua, Nicoletta Billi, Laura Bispuri, Barbora Bobulova, Anna Bonaiuto, Donatella Botti, Laura Buffoni, Giulia Calenda, Francesca Calvelli, Maria Pia Calzone, Antonella Cannarozzi, Cristiana Capotondi, Anita Caprioli, Valentina Carnelutti, Sara Casani, Manuela Cavallari, Michela Cescon, Carlotta Cerquetti, Valentina Cervi, Cristina Comencini, Francesca Comencini, Paola Cortellesi, Geppi Cucciari, Francesca D’Aloja, Caterina D’Amico, Piera De Tassis, Cecilia Dazzi, atilda De angelis, Orsetta De Rossi, Cristina Donadio, Marta Donzelli, Ginevra Elkann, Esther Elisha, Nicoletta Ercole, Tea Falco, Giorgia Farina, Sarah Felberbaum, Isabella Ferrari, Anna Ferzetti, Francesca Figus, Camilla Filippi, Liliana Fiorelli, Anna Foglietta, Iaia Forte, Ilaria Fraioli, Elisa Fuksas, Valeria Golino, Lucrezia Guidone, Sabrina Impacciatore, Lorenza Indovina, Wilma Labate, Rosabell Laurenti, Antonella Lattanzi, Doriana Leondeff, Miriam Leone, Carolina Levi, Francesca Lo Schiavo, Valentina Lodovini, Ivana Lotito, Federica Lucisano, Gloria Malatesta, Francesca Manieri, Francesca Marciano, Alina Marazzi, Cristiana Massaro, Lucia Mascino, Giovanna Mezzogiorno, Paola Minaccioni, Laura Muccino, Laura Muscardin, Olivia Musini, Carlotta Natoli, Anna Negri, Camilla Nesbitt, Susanna Nicchiarelli, Laura Paolucci, Valeria Parrella, Camilla Paternò, Valentina Pedicini, Gabriella Pescucci, Vanessa Picciarelli, Federica Pontremoli, Benedetta Porcaroli, Daniela Piperno, Vittoria Puccini, Ondina Quadri, Costanza Quatriglio, Isabella Ragonese, Monica Rametta, Paola Randi, Maddalena Ravagli, Rita Rognoni, Alba Rohrwacher, Alice Rohrwacher, Federica Rosellini, Fabrizia Sacchi, Maya Sansa, Valia Santella, Lunetta Savino, Greta Scarano, Daphne Scoccia, Kasia Smutniak, Valeria Solarino, Serena Sostegni, Daniela Staffa, Giulia Steigerwalt, Fiorenza Tessari, Sole Tognazzi, Chiara Tomarelli, Roberta Torre, Tiziana Triana, Jasmine Trinca, Adele Tulli, Alessandra Vanzi.

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I commenti degli utenti
  • Amedeo Strippoli ha scritto il 05 febbraio 2018 alle 12:18 :

    Che uomini di potere abbiano approfittato della loro posizione per ottenere favori sessuali è un fatto notorio e non è un fenomeno nato l'altro ieri. La questione, senza sminuire assolutamente i ripetuti atti di violenza quotidiani perpetrati contro le donne,(di cui personalmente me ne rammarico), che mi colpisce è che tale dissidio venga da una sola direzione: il mondo del cinema. Non vorrei che tutto questo clamore, per alcuni versi giusto, porti solo ad accentuare la rivalità dei generi, già presente nei luoghi di lavoro, e ad aumentare l'indifferenza, invece, di ottenere una comunione di intenti tra uomo e donna e il rispetto reciproco. Per quanto riguarda, gli atti di violenza quotidianamente attuati a discapito delle donne, auspico fermezza e certezza della pena. Rispondi a Amedeo Strippoli

  • Giuseppe Lotito ha scritto il 05 febbraio 2018 alle 10:12 :

    Forse mi sbaglio, ma questo "dissenso comune" per avere un valore vero deve essere sottoscritto anche dagli uomini! Tutte le donne che hanno aderito, avranno un padre, un fratello, un marito, un compagno, un amante! Se questo non accade...siamo sempre alle solite uno contro l'altro! Rispondi a Giuseppe Lotito

  • salvatore di gennaro ha scritto il 04 febbraio 2018 alle 11:18 :

    Il pappagallismo, il tentativo di approccio, il sopruso, la discriminazione e la violenza in genere da parte del maschio nei confronti della donna, è tutto insito nella natura, e solo le convenzioni sociali, l'educazione e la cultura riescono a mitigarli. Se ora il problema è diventato macroscopico è perché questi valori sono scomparsi. Infatti, in un mondo ormai tendente a facilitare ogni fatica, tali impegni, che comportano lavoro e sacrificio, sono i primi ad essere elusi dalla società. Rispondi a salvatore di gennaro

  • Umberto Reverbero ha scritto il 04 febbraio 2018 alle 07:27 :

    Non sempre è facile dire basta e non sempre è facile ammettere di aver cavalcato l'onda e averne approfittato. In tutti i campi lavorativi il raggiungimento di un traguardo gioca brutti scherzi. A volte quel traguardo è la sopravvivenza, a volte la gloria. Senza dimenticare che l'abuso di potere non ha distinzione di sesso, razza e età. Pieno appoggio a chi veramente viene quotidianamente abusato del proprio orgoglio e della propria dignità. Rispondi a Umberto Reverbero

  • fiorenzospina ha scritto il 04 febbraio 2018 alle 06:29 :

    fra un pò ci porteremo l'avvocato dietro quando entreremo con una donna in ascensore Rispondi a fiorenzospina