Kader è arrivato in Italia su un barcone, il 22 ottobre del 2016. Poi è stato trasferito a Camini, un piccolissimo paese vicino a Riace. In poco tempo ha creato una associazione che si occupa di promozione dei diritti umani

Dall'Africa a Corato, Kader Diabate diffonde «la rivoluzione sociale non violenta»

«All’Europa chiedo di non lasciare da sola l’Italia. La mia organizzazione ha la sede centrale in Costa d’Avorio. I bambini della mia terra devono poter studiare perché la società si evolva» spiega Kader

Attualità
Corato mercoledì 31 gennaio 2018
di La Redazione
Kader Diabate
Kader Diabate © CoratoLive.it

Ha solo 19 anni e già può raccontare molto più di tanti altri. Kader Diabate ha conosciuto la prigione ma anche la libertà. E poi il deserto, il mare e la terra. Ieri ha toccato i cuori degli studenti del liceo artistico “Federico II”, durante un’assemblea di istituto “esemplare”. Una di quelle che bisognerebbe augurarsi che si realizzino ovunque.

«Ho condiviso la cena di capodanno con Kader: quando l’ho sentito parlare ho scoperto un mondo» così Rebecca Arbore, uno dei rappresentanti di istituto, spiega com’è nata l’idea. «È un nostro coetaneo ma ha una grande forza di volontà, ci insegna cosa vuol dire impegnarsi per raggiungere un obiettivo. Il nostro scopo è sensibilizzare i ragazzi a scuola e i cittadini in generale rispetto al tema dell’accoglienza e dell’integrazione».

«Io credo che sia sempre meglio parlare “con” gli immigrati più che “degli” immigrati» ha esordito Kader durante l’intervista rilasciata a CoratoLive.it. «È un grande piacere condividere con gli studenti la mia esperienza personale».

È arrivato in Italia su un barcone, il 22 ottobre del 2016. Poi è stato trasferito a Camini, un piccolissimo paese vicino a Riace. In poco tempo ha creato una associazione che si occupa di promozione dei diritti umani, non ha avuto paura di mettere a rischio la sua stessa vita.

«In Africa siamo molto in ritardo per alcuni temi relativi ai diritti umani. Da tempo mi batto per questo, sono anche stato in prigione tre volte. Prima ero solo, adesso siamo 7mila a credere in una rivoluzione sociale che sia possibile senza armi né violenza.

La mia organizzazione ha la sede centrale in Costa d’Avorio. Abbiamo vari progetti, sia legati all’ambiente che all’istruzione. I bambini della mia terra devono poter studiare perché la società si evolva».

Cosa ha lasciato Kader nella sua Africa?
«Sono scappato per non essere vittima di una tradizione stupida. Io sono il figlio maschio più grande di 13 fratelli, solo due mie sorelle sono più grandi di me. Se non trovo lavoro anche loro saranno costretti a lasciare la scuola».

Kader utilizza il termine «tradizioni» per parlare di «mutilazione genitale, obbligo di matrimonio a 16-17 anni, ragazze che devono rimanere a casa senza istruzione, politica tribale che non valuta capacità, competenze, amore per il popolo». E poi aggiunge: «in Africa si muore ancora di malaria: curarsi è un lusso».

Cosa chiede all’Italia e all’Europa?
«All’Europa chiedo di non lasciare da sola l’Italia» risponde Kader senza esitazione. «I ragazzi come me che arrivano dagli altri Paesi del mondo possono essere una ricchezza, non un carico. Vorrei che si aiutasse l’Africa a svilupparsi invece di sfruttarla. Se gli africani avessero una politica educativa, se trovassero occupazione, non andrebbero via dalla loro terra. Io per primo avrei voluto studiare e rimanere lì».

Il futuro di Kader parte da un sogno...
«Un mondo in cui il bianco e il nero possono stare finalmente insieme. Noi vogliamo potervi invitare a scoprire l’Africa e le sue meraviglie».

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • Amedeo Strippoli ha scritto il 31 gennaio 2018 alle 11:10 :

    La migrazione africana, determinata, anche, dalla povertà, dall’instabilità politica, dalla perdurante siccità e dalle guerre civili, è figlia del colonialismo anglo-francese che ha pensato solo ha sfruttare le risorse dell'Africa; quelle stesse nazioni che ora gli chiudono la porta in faccia. Purtroppo, questo fenomeno provoca nel ns Paese, nei confronti dei migranti sentimenti di paura e diffidenza, alimentati da una politica cieca che riesce solo a trasformarli in: lavoratori sottopagati, manovalanza per la malavita e apolidi vaganti. La soluzione al problema è una sola: andarli ad aiutare nelle loro terre, seguendone lo sviluppo economico, organizzativo e democratico. Come auspicato, peraltro,(mi fa piacere leggerlo), da un esule africano nativo della Costa d'Avorio: Sig. Kader Diabate Rispondi a Amedeo Strippoli

  • Un coratino indignato ha scritto il 31 gennaio 2018 alle 06:18 :

    Parole sante. La cara “Europa” deve aiutare questi popoli nella loro terra inviando soldi e professionisti per avviarli al lavoro, in primis Inghilterra e Francia che hanno depredato e continuano a farlo la maggior parte del continente nero detto Africa.. in questi casi si dice “non s sptann n gil ca m’bacc t ven “ Rispondi a Un coratino indignato

    La Verità ha scritto il 31 gennaio 2018 alle 12:48 :

    Prima d'indignarsi veda i nostri interessi in Africa:http://www.difesapopolo.it/Attualita/Gli-interessi-italiani-in-Africa.-Un-continente-strategico-per-l-industria Rispondi a La Verità

    Un coratino più indignato di prima ha scritto il 31 gennaio 2018 alle 18:22 :

    Questa è un aggravante per quanto mi riguarda perché vuol dire che il lavoro fatto in Africa non è abbastanza per aiutare questi popoli. È evidente che lei abbia tergiversato le mie parole, non riesco nemmeno a capire cosa abbia capito lei Rispondi a Un coratino più indignato di prima

    Amedeo Strippoli ha scritto il 31 gennaio 2018 alle 16:52 :

    Che l'industria italiana e multinazionali come l'ENI abbiano degli interessi in Africa è innegabile. Però, L'Italia non ha chiuso la porta in faccia a nessuno, almeno finora. Rispondi a Amedeo Strippoli

  • salvatore di gennaro ha scritto il 31 gennaio 2018 alle 05:38 :

    Il trasferimento in massa, caotico e continuo, dei migranti, che trovano in Italia il loro facile, primo e forse ultimo approdo, si presta a molte considerazioni, nessuna delle quali risolverà un problema che diventa sempre più grande e dal quale, con buona pace, purtroppo, di Salvini, non se ne uscirà più. Le belle parole, i bei propositi, i bei progetti, cozzano sistematicamente contro una realtà che, specie nelle grandi città, è diventata drammatica. Un aiuto dall'Europa? Forse si limita a restituirci parte del surplus di denaro che noi le diamo. E finisce lì. L' "homo sapiens" è nato e si è sviluppato in Kenia: sembra che una beffarda "nemesi storica", si stia avverando... Rispondi a salvatore di gennaro