​«Non si vede bene che col cuore» scriveva Antoine de Saint-Exupéry per il suo “Piccolo principe”. Oggi a quel cuore noi aggiungiamo le mani, le orecchie e il naso

Il Museo senza barriere, quando toccare vuol dire "vedere"

Il racconto dell'esperienza di una visita guidata al Museo pensata per i non vedenti

Attualità
Corato lunedì 06 novembre 2017
di La Redazione
Il Museo senza barriere: quando toccare vuol dire
Il Museo senza barriere: quando toccare vuol dire "vedere" © CoratoLive.it

«Non si vede bene che col cuore» scriveva Antoine de Saint-Exupéry per il suo “Piccolo principe”. Oggi a quel cuore noi aggiungiamo le mani, le orecchie e il naso. Lo facciamo per raccontare l’esperienza vissuta ieri all’interno del Museo della città e del territorio grazie al secondo appuntamento del progetto “Famiglie all’opera” proposto dall’associazione coratina Italian Think Tank e finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del bando “InPuglia 365”.

Una visita guidata fruibile anche dai non vedenti che ha permesso a tutti i presenti di riscoprirsi capaci di essere osservatori attenti oltre che spettatori distratti.

«Non mi era mai successo di vivere un’esperienza così» commenta l’operatrice di Sistema Museo, Linda Spadola. «È stato bellissimo osservare con quanto interesse i visitatori hanno attraversato tutte le stanze» ha aggiunto. Darle torto è impossibile.

«Per noi - commenta Luigi D’Onofrio, membro dell’unione italiana ciechi e ipovedenti - toccare una scultura o un plastico significa capirne le forme, le proporzioni, sentirne i materiali. Riuscite ad immaginare quanto sia importante? Pensate come sarebbe per voi passeggiare in un museo immerso nel buio, sentendo solo la voce della guida che parla per ore. Vi assicuro che dopo non molto tempo vi annoiereste e preferireste andar via».

Ieri invece non è stato così. Il Museo ha mostrato il suo volto “senza barriere”. I supporti sonori in grado di far immergere i visitatori nei contesti richiamati dagli allestimenti, la possibilità di toccare alcuni degli oggetti e delle ricostruzioni conservate nelle sale, le schede in Braille (utilizzate per la prima volta in questa occasione) e la preziosa guida di Linda Spadola e delle ragazze del progetto di alternanza scuola lavoro del liceo classico, hanno centrato l’obiettivo: valorizzare e rendere fruibile il patrimonio legato alla Cultura del nostro territorio.

Una meta che l’Italian Think Tank non ha scelto a caso: «il vino, il nettare celebrato da “L’Elisir d’amore” che metteremo in scena il 17 dicembre in una masseria didattica, fa parte della cultura contadina della nostra terra. Il Museo, tanto più con la mostra "Terre venti nuvole", è in grado di raccontarne la storia: non poteva che essere per noi il punto di partenza. Tutto, anche uno spettacolo, nasce dalla riscoperta delle proprie radici. Su questa strada continueremo la nostra avventura. Saremo insieme a Dulcamara che domenica prossima ci porterà a Bisceglie, e poi a Bitonto, Ruvo di Puglia, Castellaneta, Altamura ed Andria prima di tornare a San Magno».

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I commenti degli utenti
  • "salvatore di gennaro" ha scritto il 06 novembre 2017 alle 08:31 :

    Qualunque commento sarebbe di una banalità disarmante: è il sentimento di chi vorrebbe pronunciare delle frasi introvabili, quello che conta. Io leggerò loro un libro, lunedì 13 sera. Rispondi a "salvatore di gennaro"

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