Ciò che rende ancora più interessante agli occhi degli studiosi moderni la figura della mistica coratina è la sua capacità di «vivere lo straordinario nell'ordinario»

La vita di Luisa la Santa presentata a Roma. Gaeta: «E’ una mistica che merita d’essere conosciuta»

In un momento storico in cui per tanti «togliersi la vita è un successo» ha detto mons. Lattanzio, la "Figlia della divina volontà" insegna la «sofferenza accolta con gioia dalle mani del Signore»

Cultura
Corato venerdì 06 marzo 2015
di Marianna Lotito
La presentazione della biografia di Luisa Piccarreta a Roma
La presentazione della biografia di Luisa Piccarreta a Roma © CoratoLive.it

Si spostano sempre in tanti quando si tratta di Luisa Piccarreta. E' successo ancora una volta ieri a Roma, nella sala conferenze dell'Agostinianum, e così sarà ad aprile a Corato per il convegno che l'associazione a lei dedicata sta organizzando per il 150esimo anniversario della sua nascita.

«E' sorprendente che nel 1936 sui registri dell'anagrafe di Corato ci fosse scritto "Luisa Piccarreta (la Santa)", quasi come fosse una professione. Nella sua dimensione umana Luisa ha saputo essere fin da subito un punto di riferimento costante nella vita della sua città».

Lo ha sottolineato ieri Saverio Gaeta, vicedirettore di "Credere" e caporedattore di "Famiglia Cristiana". Noto a molti per i suoi libri oltre che per i contributi televisivi che è chiamato a dare nei più noti talk show, Gaeta ha guidato la presentazione della biografia "Il sole della mia volontà" puntando alla grande attualità del messaggio di Luisa.

In un momento storico in cui per tanti «togliersi la vita è un successo» ha aggiunto mons. Sabino Amedeo Lattanzio, la "Figlia della divina volontà" insegna la «sofferenza accolta con gioia dalle mani del Signore». Da postulatore diocesano della causa di canonizzazione e beatificazione della Piccarreta, Lattanzio ha raccolto le testimonianze di quanti l'hanno conosciuta. «L'hanno sempre descritta affabile verso quanti la avvicinavano, senza desiderio di profitto» ha ricordato ieri. La giornata di Luisa era dedicata al lavoro e alla preghiera, un altro tratto di modernità visto l'impegno nella «promozione della donna e del suo mestiere», ha precisato Lattanzio.

Ciò che rende ancora più interessante agli occhi degli studiosi moderni la figura della mistica coratina è la sua capacità di «vivere lo straordinario nell'ordinario». Un concetto che Maria Rosaria Del Genio, autrice della biografia, ha spiegato facendo ricorso alla parabola del "figliol prodigo": «come il figlio primogenito che non riconosce i vantaggi dello stare ogni giorno con il Padre, noi non ci sentiamo figli di Dio. Luisa invece fa questo salto di qualità e ci insegna a compiere lo stesso passo».

Il termine "figlio" è fondamentale per comprendere Luisa, uno stile di vita che è anche il modo di essere cristiani che Papa Francesco continua a chiedere di sperimentare. «Dobbiamo anche noi riscoprire la nostra identità di figli capaci di "obbedire al Padre" nel senso di "stare con Lui"» ha proseguito la Del Genio, una studiosa che, secondo Gaeta, non si sarebbe occupata di Luisa «senza che ne valesse davvero la pena».

L'irrigidimento notturno di Luisa «si risolve nell'obbedienza al sacerdote che la benedice al mattino» ha detto la Del Genio. «Il dono della preveggenza, le visioni sulla passione, sulla trasfigurazione, il matrimonio mistico (per citarne solo alcuni), sono i frutti di questa obbedienza e raccontano il legame forte che Dio ha scelto di vivere con noi». Sono i «fenomeni straordinari che Luisa ha vissuto ma che ha chiesto al Signore di tenere nascosti» ha precisato Lattanzio.

Un concetto rimarcato anche da Giuseppina De Simone, docente di etica generale e di filosofia della religione alla facoltà di teologia di Napoli. «L'esercizio da fare quando ci si vuole confrontare con Luisa è il non fermarsi all'aspetto sensazionale» ha consigliato la De Simone. Con il suo essere una laica che vive la sua ordinarietà, Luisa «fa risplendere la semplicità dei gesti, nella sua umiltà e nell'accettare la sofferenza.

La sua serenità derivava dall'essersi completamente fidata di Dio e la rende significativa oggi. Luisa vive la santità in quanto tale, pienezza dell'umanità che si sente figlia, abitata dall'Amore di Dio. "Il sole della mia volontà" aiuta molto bene chi, come me, non ha conosciuto Luisa prima d'ora».

Concedersi di approfondire la sua figura «ci porta ad approcciarci ad una "vita comune fuori dal comune", quella di una donna che è "dentro quella comunione" definita dagli studiosi "girotondo dei Santi"».

Pur assumendosi il rischio di sembrare irriverente, Gaeta ha concluso chiedendosi «perché Luisa è morta seduta». Molti ricorderanno le immagini del funerale nella bara costruita in modo da rendere il suo corpo visibile nella sua posizione verticale e Gaeta azzarda: «forse perché Gesù ha voluto darle direttamente la benedizione che la rendesse per sempre libera dalla sofferenza di tutta una vita».

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