Già oltre un mese fa avevamo mostrato le immagini della discarica di via vecchia Bisceglie, nei pressi di via Belloluogo, dove miasmi e rifiuti la fanno da padrone

Discarica di via vecchia Bisceglie, le Guardie per l’ambiente: «Denunciamo il pericolo da 17 anni»

Oltre un mese fa avevamo mostrato le immagini della discarica dove miasmi e rifiuti la fanno da padrone. Oggi sull'argomento tornano le Guardie per l'ambiente che ricostruiscono la storia del sito e ne sottolineano i pericoli

Cronaca
Corato venerdì 18 settembre 2015
di La Redazione
La vecchia discarica tra via vecchia Bisceglie e via Belloluogo
La vecchia discarica tra via vecchia Bisceglie e via Belloluogo © Guardie per l'ambiente

Oltre un mese fa avevamo mostrato le immagini della discarica di via vecchia Bisceglie, nei pressi di via Belloluogo, dove miasmi e rifiuti la fanno da padrone. Oggi sull'argomento tornano le Guardie per l'ambiente che ricostruiscono la storia del sito e ne sottolineano i pericoli.

«Si tratta di un’area vasta e assolutamente compromessa sotto il profilo igienico-sanitario, come abbiamo denunciato sin dal 1998, ben 17 anni fa» dicono le guardie. «Ma non è cambiato niente. Anzi, il sito si è aggravato. L’area, di proprietà di un privato, un tempo enorme cava, è stata gestita dal Comune che l’ha utilizzata per circa dieci anni (a partire dal 1982) come discarica di rifiuti solidi urbani. Ma una volta riempita fino all’orlo, il proprietario più volte ha chiesto la bonifica della zona, giungendo perfino ad avviare conteziosi giudiziari. 

Oggi è tutto come un tempo. Oltre ai miasmi vari, al di là di una esile e sgangherata recinzione a tratti mancante, si nota un rigagnolo di liquido scuro che aumenta di consistenza specie quando piove, defluendo sul manto stradale lasciando la sua traccia indelebile, a voler rimarcare la particolare composizione di quel “sugo” che Dio solo sa cosa contiene. In alcuni punti la discarica “brucia” di giorno come di notte».

«Quella discarica è un bomba ecologica pronta ad esplodere da oltre trent'anni» commenta Pasquale Laterza, presidente delle Guardie per l’Ambiente. «Fu realizzata in regime di emergenza, senza nessuna cautela per il suolo e il sottosuolo. Si immettevano a cielo aperto i rifiuti di tutti i tipi depositandoli e ricoprendoli con terra. Non esistono sentinelle d'ispezione del percolato o recupero e compensazione gas derivanti dalla "macerazione" dei rifiuti. Non esiste nessun presidio antinquinamento e il sito non è provvisto sul fondo di alcun sistema d’impermeabilizzazione. In pratica il percolato arriva in falda.

E ancora nel 2009, poiché dall’altro lato della strada che divide la discarica vi è una cava in cui giungevano carovane di militari a far brillare alcune mine recuperate dal porto di Molfetta, la nostra associazione preoccupata scriveva al Prefetto per dimostrare che proprio la brillatura delle bombe generava vibrazioni che erano in grado di accelerare la permeazione e infiltrazione del percolato e la collegata creazione di biogas. Il Prefetto ci rispose che era tutto in regola, ma il nostro modello previsionale diceva altro.

E come si dice, al peggio non c'é mai fine. Il Comune di Corato ha impegnato 300milaeuro di soldi pubblici per la caratterizzazione e per la bonifica di un'altra discarica (quella in contrada "Maccarone-Sant'Elia" attiva dal 1975 al 1982) ma, dopo la pioggia di soldi pubblici, tutto è fermo anche lì. Quella discarica invece è a ridosso della zona “167”, proprio dove sembra che da decenni la concentrazione di patologie tumorali sia particolarmente acuta.

Siamo ormai abbracciati quotidianamente da un autentico oltraggio alla natura, che va avanti da tempo senza che nessuno intervenga in una città da sempre disinteressata all’ambiente».

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